25 Feb 2018 / 16:02

Il ricettario delle confetture di Nostradamus. Tra cucina e alchimia nella Francia del XVI secolo

Celeberrimo e temuto profeta, in realtà intellettuale e farmacista francese vissuto nella Francia della metà del Cinquecento, Nostradamus scrisse pure un trattatello su cosmetici e marmellate. Un libro curioso che coniuga interesse scientifico, nozioni alchemica, sapienza gastronomica. Raccontando la moda del tempo e tramandando ricette facilmente replicabili. 

Il ricettario delle confetture di Nostradamus. Tra cucina e alchimia nella Francia del XVI secolo

Celeberrimo e temuto profeta, in realtà intellettuale e farmacista francese vissuto nella Francia della metà del Cinquecento, Nostradamus scrisse pure un trattatello su cosmetici e marmellate. Un libro curioso che coniuga interesse scientifico, nozioni alchemica, sapienza gastronomica. Raccontando la moda del tempo e tramandando ricette facilmente replicabili. 

Cosmetici e marmellate

Passato alla storia per le sue profezie apocalittiche – ce n'è una buona per ogni occasione! - Nostradamus era studioso e scrittore di interessi molteplici, come eclettismo intellettuale cinquecentesco comanda(va). Ma se tutti hanno avuto a che fare, almeno una volta, con le previsioni raccolte nel libro di Profezie pubblicato nel 1555, più difficile è trovare qualcuno che si sia spinto a indagare più a fondo nella vita di Michel de Notre-Dame, tra i suoi interessi e le sue passioni.

Lo spunto ce lo fornisce un articolo recentemente pubblicato da Atlas Obscura, divertente (e ben documentato) progetto editoriale che online raccoglie un campionario di luoghi e aneddoti curiosi dal mondo. Oggetto della scoperta, il Trattato su cosmetici e confetture scritto dall'intellettuale francese poco dopo aver dato alle stampe la sua pubblicazione più celebre, nel 1556 (una riedizione rispetto alla prima versione, che non faceva menzione delle confetture). Un trattatello che raccoglieva le competenze maturate sul campo da Nostradamus, e i suoi studi da farmacista ed erborista, che nel corso della sua vita lo porteranno in giro per l'Europa in qualità di guaritore dalla peste, peraltro richiestissimo. Tra le pagine, dunque, tante formule e rimedi di bellezza, ma soprattutto, ed è l'aspetto più curioso, un vero e proprio ricettario per la preparazione fai da te di marmellate e confetture, anche perché, all'epoca, lo zucchero era un ingrediente così prezioso, e raro, da essere considerato un prodotto quasi esoterico, di cui sfruttare al meglio le virtù “terapeutiche” (e la vendita di zucchero, nel Cinquecento, spesso passava per le farmacie).

 

Le proprietà dello zucchero

Nostradamus, però, lo utilizza pure per scopi molto più facilmente assimilabili all'uso che ne facciamo oggi, interessato, principalmente, a studiare il fenomeno “della conservazione delle sostanze periture attraverso lo zucchero”, quando la moda del tempo ricorreva principalmente a essiccare la frutta per farne scorta: ecco perché, tra pozioni enigmatiche che mischiano cannella e sangue di corvo  - pare sia un filtro d'amore infallibile, per chi volesse provare – salta fuori la ricetta per preparare una marmellata di ciliege a regola d'arte. Il procedimento? Non dissimile dai trucchi tramandati dalla sapienza popolare: far sobbollire lentamente sul fuoco le ciliege, fin quando non sarà facile togliere noccioli e bucce, poi aggiungere lo zucchero, e proseguire la cottura fin quando la marmellata raggiungerà la giusta densità, quella, suggerisce Nostradamus, “per cui un cucchiaio di marmellata fatta colare su un piatto non scivola via”. Ricette prelibate degne del banchetto di un re, come peraltro all'epoca era molto probabile fosse, sempre considerando il pregio degli ingredienti utilizzati, non solo lo zucchero, ma anche le spezie in arrivo da lontano, di cui abbondavano le tavole nobiliari. Tra le altre specialità della casa, anche la marmellata di mele cotogne, “di cui sarebbe un peccato eliminare la buccia, perché esalta il gusto della preparazione”, suggerisce con piglio da intenditore il nostro profeta in prestito alla cucina. A cottura ultimata, “il colore sarà di un bel rosso rubino”.

 

La confettura di scorze d'arancia

O le scorze d'arancia confettate, parenti delle nostre scorze candite, ma pure della marmellata d'arance: “Prendete delle scorze di arancia, fatele bollire in acqua chiara assieme a una bella manciata di sale. Fate bollire l’acqua finché non la vedrete diventar gialla, poi gettate l’acqua. Lavate le scorze cinque o sei volte in acqua ma senza lasciarle macerare e stando attenti a non romperle. Quando saranno ben lavate, assaggiatele per vedere se non sentono di sale. Quindi fatele bollire in acqua chiara finché uno spillo vi entrerà facilmente, toglietele dal fuoco, mettetele in acqua fredda”. Le scorze, così trattate, finivano poi nello sciroppo di zucchero fuso, portate a ebollizione e chiuse in barattolo. E ancora, nel ricettario, Nostradamus dà dimostrazione di saperci fare anche con la trasformazione delle verdure (si legga la dettagliatissima ricetta della confettura zucca, che “per la sua delicatezza si può mangiare allo scopo di mitigare l’eccesso di calore del cuore e del fegato”) e nozioni base di pasticceria, per preparazioni all'epoca molto diffuse, come il marzapane, anch'esso consigliato non solo per il gusto, ma per il suo potere medicinale.

 

Mangiare a corte nel XVI secolo

Un mix di buon senso della massaia, empirismo e alchimia per iniziati, che il profeta sperava potesse riscontrare grande successo: “Onde appagare il volere e l'affezione di molte amabili persone, puranche di sesso femminino [...] non resta che fare l'acquisto del suddetto opuscolo, il quale insegna a conservare ogni sorta di frutta”, scrive nell'introduzione al Trattato. Ma ci fornisce anche uno spaccato storico delle mode gastronomiche che rimbalzavano allora tra corti rinascimentali, con l'Italia, insieme alla Spagna, terra di preparazioni prelibate: “Se vi atterrete alle istruzioni, vedrete che per bontà e bellezza queste confetture non saranno in nulla diverse da quelle che vengono in Francia dalla Spagna o dall’Italia. Se però risparmierete sullo zucchero, la vostra confettura sarà chiamata confettura solo per il suo odore, si deve imitare chi prepara l’insalata che certo non risparmia sull’olio; allo stesso modo non bisogna risparmiare sullo zucchero”. E così, a modo suo, anche Nostradamus entra nella storia della letteratura gastronomica francese.

 

a cura di Livia Montagnoli

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