2 Set 2018 / 10:09

Il forno comune di Tussillo torna a funzionare. A più di nove anni dal sisma dell'Aquila

Nei piccoli borghi italiani, i forni collettivi hanno rappresentato per tempo un punto di ritrovo fondamentale per le comunità. Quest'estate, quelli della provincia abruzzese si sono riaccesi per ridare speranza alle località colpite dal sisma. L'esempio del pane di Tussillo. 

Il forno comune di Tussillo torna a funzionare. A più di nove anni dal sisma dell'Aquila

Nei piccoli borghi italiani, i forni collettivi hanno rappresentato per tempo un punto di ritrovo fondamentale per le comunità. Quest'estate, quelli della provincia abruzzese si sono riaccesi per ridare speranza alle località colpite dal sisma. L'esempio del pane di Tussillo. 

 

Il paese

Incastonata fra i maggiori monti abruzzesi, la Valle dell'Aterno, in provincia dell'Aquila, custodisce un antico borgo di poco più di 400 anime: Villa Sant'Angelo. Un paesino di epoca medioevale dalla storia antica, che nel tempo, insieme alla frazione di Tussillo, ha saputo conservare le tradizioni del passato. Il 2009, però, l'anno del terribile terremoto dell'Aquila che nella notte del 6 aprile distrusse la vita di centinaia di persone, abbattendo abitazioni ed edifici storici, ha profondamente trasformato la geografia del comune. Il paese, infatti, è stato uno dei centri maggiormente colpiti dal sisma, con 17 vittime e circa il 90% delle strutture crollate.

Il forno

Come abbiamo avuto modo di constatare più volte, però, è proprio a seguito di tragedie simili che le popolazioni dell'Italia Centrale hanno dimostrato non solo di saper reagire, ma di costruirsi una nuova vita, ripartendo da zero, senza perdere la speranza e l'attaccamento alla propria terra. Per farlo, si ricorre alle abitudini di sempre, quei rituali di vita collettiva che scandiscono il tempo, che pulsano di nuova energia. Quelli della tavola, per esempio. A Tussillo, a quasi 9 anni e mezzo da quel 6 aprile 2009, ora si riparte dall'arte della panificazione, con un forno speciale. Utilizzato fin dall'inizio del Novecento, il forno collettivo di palazzo Marcotullio, l'edificio seicentesco ristrutturato da un paio di mesi, torna a funzionare, portando una nuova luce in tutto il paese.

Il ruolo dei forni collettivi

Si è riaccesa lo scorso venerdì 24 agosto la fiamma del forno, insieme alla speranza della gente del luogo, che si è riunita nella piazzetta del palazzo aspettando la prima infornata. Un rituale antico che affonda le proprie radici nei primi anni del Novecento, quando il panificio del paese rappresentava un luogo di ritrovo per tutti gli abitanti, e la cottura di pane e dolci era un momento di condivisione che coinvolgeva adulti e bambini, e profumava le strade dell'aroma inconfondibile del pane fresco, che preannunciava un momento di festa. Non è la prima volta, infatti, che gli abruzzesi scelgono di riproporre questo rito per ritrovare il senso della convivialità: proprio quest'estate, la manifestazione “Il Forno racconta. Per le strade del pane, il sentiero che unisce” ha raccolto l'entusiasmo del pubblico da Pescomaggiore a Petogna, passando per Picenze, con attività e laboratori a tema a corredare il momento dell'accensione degli antichi forni della provincia dell'Aquila.

La nuova vita del forno

Ma torniamo a Tussillo, a quel piccolo forno benedetto da monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico emerito, restaurato nel 1980, anno in cui venne completamente rifatto con i mattoni, e che oggi vive una nuova, terza vita. A inaugurarlo, il pizzaiolo di San Demetrio ne' Vestini Vittorio Liberatore, che si è destreggiato tra pani e focacce di farine integrali locali, dando il via alla riaccensione del forno, che d'ora in poi sarà gestito dalle massaie del paese, le nonne custodi delle ricette più antiche, che porteranno in paese i profumi di una volta. A dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, l'incredibile risolutezza delle genti abruzzesi, persone dal carattere forte e gentile, proprio come la loro terra, a tratti aspra ma anche tanto generosa. Che torna a splendere, sempre di più, a cominciare dai piccoli gesti di ogni giorno, dalle abitudini di una comunità, da un'infornata che rinfranca gli animi. Una tradizione che – ci auguriamo – perdurerà nel tempo, per dare conforto e stimolo a chi, quella terra fertile e ferita, ha scelto di non abbandonarla.

a cura di Michela Becchi

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