7 Nov 2018 / 09:11

Michelin New York 2019. Niente sorprese, l’Atelier di Joel Robuchon verso la vetta

Dopo la scomparsa del maestro della cucina francese, la Rossa premia con doppiamente le sue insegne in città, con due stelle per l’Atelier, una per Le Grille. Tiene alta la bandiera della cucina francese anche Le Coucou, grande atteso della vigilia. Tanto Giappone e un noodle bar tra i premiati. Perde la stella April Bloomfield all’Ace Hotel. 

Michelin New York 2019. Niente sorprese, l’Atelier di Joel Robuchon verso la vetta

Dopo la scomparsa del maestro della cucina francese, la Rossa premia con doppiamente le sue insegne in città, con due stelle per l’Atelier, una per Le Grille. Tiene alta la bandiera della cucina francese anche Le Coucou, grande atteso della vigilia. Tanto Giappone e un noodle bar tra i premiati. Perde la stella April Bloomfield all’Ace Hotel. 

 

Oltre gli scandali. Batali c’è, Bloomfield non più

Mentre l’America attende i risultati delle elezioni midterm, a New York è la guida Michelin a prendersi la scena, nell’anno in cui tanti auspicavano che i nodi del #MeToo venissero al pettine, e invece il neodirettore della Rossa Gwendal Poullennec ribadisce senza timore che il giudizio premia le cucine e non gli chef, concentrandosi unicamente sulle esperienze degli ispettori. Ecco perché, pur registrando il dissenso della stampa locale, le insegne collegate a Mario Batali (comunque costretto da tempo a fare un passo indietro per gli scandali che l’hanno travolto) sono ancora tutte schierate: Babbo, Del Posto e Casa Mono mantengono la stella. Mentre non va così bene ad April Bloomfield: The Breslin all’Ace Hotel non fa più parte della compagine stellata, ma solo per demeriti della cucina, che ora manca “di consistenza e qualità”. Nel giro di pochi anni, dunque, la chef inglese, trascinata nei processi dell’ex socio Ken Friedman, perde ogni riconoscimento: nel 2016 era stata la volta del gastropub Spotted Pig, declassato a Bib Gourmand (oggi, dopo l’addio di Bloomfield, non è più nemmeno su quella lista), ora il passo falso del Breslin segna la fine di un’era iniziata nel 2005, con la prima conquista di una stella che la Michelin ha continuato a confermare un anno dopo l’altro. Ma al di là dei risultati – l’edizione 2019 della Rossa restituisce una fotografia sempre più stellata della ristorazione newyorkese, con 76 insegne che meritano uno o più macaron (erano 72 nel 2018, pesano nel computo finale anche diverse uscite) – sono diversi i motivi per polemizzare sulle scelte della guida a seguito degli avvenimenti dell’ultimo anno. Tra le “mancanze” più contestate, l’incapacità di premiare più insegne guidate da cuoche (due in tutto Emma Bengtsson per Aquavit, Melissa Rodriguez per Del Posto), una su tutte Daniela Soto-Innes per Cosme, l’apprezzatissimo ristorante messicano che fa capo ad Enrique Olvera, ancora a secco di stelle.

 

Le nuove stelle. Le Coucou e i noodle di Jeju

Chi invece si affaccia per la prima volta nell’Olimpo stellato è Le Coucou di Daniel Rose, moderna interpretazione di un bistrot francese, tra i favoriti dei pronostici già un anno fa. Con lui conquistano la prima stella altre 12 insegne, compreso il noodle bar coreano Jeju; e poi 5 nuove tavole giapponesi - NakazawaKosakaNodaOkuda, and Sushi Noz – la cucinapiù informale dell’asiatico Tuome, il progetto ambizioso di David Bouley al Flatiron District – Bouley at home - inaugurato dalla vecchia gloria della ristorazione newyorkese un anno fa. Ancora Atomix, Claro e Oxomoco, e Le Grille di Joel Robuchon.

 

Il trionfo postumo di Robuchon

Il maestro della cucina francese, recentemente scomparso, ottiene bottino pieno: al macaron conquistato per la brasserie, aggiunge le due stelle assegnate pronti e via all’Atelier recentemente riaperto in città, che pure la primavera scorsa aveva raccolto le perplessità del super critico del New York Times Pete Wells. Tra le new entry nel gruppo dei bistellati anche Ichimura at Uchu, Gabriel Kreuther e Tetsu Basement, chiuso definitivamente quando la guida era già in stampa. Nessuna novità tra i tristellati, che continuano a spartirsi un trono per 5: Chef’s Table at Brooklyn Fare, Eleven Madison Park, Le Bernardin, Masa e Per Se. Ne deriva un quadro generale piuttosto conservativo, con la cucina giapponese di alta fascia ampiamente premiata – 6 delle 17 new entry servono sushi – la ristorazione francese ugualmente riconosciuta e due belle sorprese per la cucina messicana in città, entrambe a Brooklyn. 27, invece, sono gli ingressi nella squadra delle tavole Bib Gourmand, ora a quota 129; tra loro Una Pizza Napoletana di Anthony Mangieri, che si aggiunge ad altre storiche pizzerie in lista, come Don Antonio by Starita, San Matteo e Ribalta.

 

Tre stelle

Chef’s Table at Brooklyn Fare

Eleven Madison Park

Le Bernardin

Masa

Per Se

 

Due stelle

Aquavit

Aska

Atera

Blanca

Daniel

Gabriel Kreuther (new)

Ichimura at Uchu (new)

Jean-Georges

Jungsik

Ko

L’Atelier de Joel Robuchon (new)

Marea

The Modern

Sushi Ginza Onodera

Tetsu Basement (new, chiuso definitivamente)

 

Una stella

Agern

Ai Fiori

Aldea

Atomix (new)

Babbo

Bar Uchu

Batard

Blue Hill

Bouley at Home (new)

Cafe Boulud

Cafe China

Carbone

Casa Enrique

Casa Mono

Caviar Russe

Claro (new)

The Clocktower

Contra

Cote

Del Posto

Faro

The Finch

Gotham Bar and Grill

Gramercy Tavern

Gunter Seeger NY

Hirohisa

Jeju Noodle Bar (new)

Jewel Bako

Junoon

Kajitsu

Kanoyama

Kosaka (new)

Kyo Ya

L’Appart

Le Coucou (new)

Le Grill de Joel Robuchon (new)

Meadowsweet

The Musket Room

Nix

Noda (new)

NoMad

Okuda (new)

Oxomoco (new)

Peter Luger

The River Cafe

Satsuki

Sushi Amane

Sushi Inoue

Sushi Nakazawa (new)

Sushi Noz (new)

Sushi Yasuda

Tempura Matsui

Tuome (new)

Uncle Boons

Wallse

ZZ’s Clam Bar

 

a cura di Livia Montagnoli

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