5 Ott 2015 / 14:10

Montalcino: il futuro è bio. Parola di Francesco Marone Cinzano, patron di Col d’Orcia

È stato presidente del Consorzio del Brunello e ha le idee chiare su quale dovrebbe essere il futuro di Montalcino. Abbiamo incontrato Francesco Marone Cinzano di Col d’Orcia che ci ha fatto qualche anticipazione. Per esempio su un nuovo Brunello che presenterà a gennaio 2016.

Montalcino: il futuro è bio. Parola di Francesco Marone Cinzano, patron di Col d’Orcia

È stato presidente del Consorzio del Brunello e ha le idee chiare su quale dovrebbe essere il futuro di Montalcino. Abbiamo incontrato Francesco Marone Cinzano di Col d’Orcia che ci ha fatto qualche anticipazione. Per esempio su un nuovo Brunello che presenterà a gennaio 2016.

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C’è una luce nuova a Montalcino e non è solo quella delle settimane della vendemmia, quando i colori e i profumi dalle vigne e dalle cantine sono persistenti, avvolgono e promettono. “Prima ancora dei suoi vini è il paesaggio che fa di Montalcino quella realtà unica quale è”. Lo sostiene il Conte Francesco Marone Cinzano, patron di Col d’Orcia; e non è l’unico a pensarla così.

Pensare plurale e biologico; queste le sue parole-chiave per il futuro. Considerare il territorio in tutta la sua ricchezza e diversità, con un approccio consapevole del grande potenziale ancora inespresso e che va liberato puntando sulle persone. Marone Cinzano ci svela la sua idea su come rinnovare le anteprime puntando sul Rosso di Montalcino e annuncia l’arrivo di un nuovo Brunello. Guida la più grande azienda biologica della Toscana ed è convinto che si debba puntare sul biologico in tutte le sue declinazioni, coinvolgendo tutto il tessuto socio-culturale. E su questo ha un progetto.

 

Non di solo Brunello. Lei sostiene che a Montalcino si debba allargare la visione iniziando col valorizzare il paesaggio. Un approccio antico, per certi versi, e al contempo moderno, colto. Tutto inizia dalla scelta biologica; perché non è prerogativa dei piccoli il biologico e il biodinamico.

Esattamente: è più frequente incontrare piccole aziende bio. Ma Col d'Orcia è ben più grande di una realtà a conduzione familiare. La scelta bio non riguarda solo i vigneti ma tutta la tenuta. È così che iniziò questo percorso: dalla riscoperta del rapporto con il paesaggio. E poi c'è un altro fattore: la ricerca, continua; lei pensi a tutto il lavoro di studio fatto sugli inerbimenti negli anni '90 e che con le mutate condizioni climatiche oggi è da rifare. Adesso stiamo seminando festuca, favino, avena, veccia e il trifoglio alessandrino, che nei due anni che sta nel vigneto fa un tappeto piuttosto spesso apportando materia organica e molto azoto. Anche le erbe spontanee sono una soluzione di inerbimento; la concimazione avviene con il compostaggio di materia organica della stessa fattoria e poi usiamo la risulta organica della cucina, che è un magnifico starter. Non usiamo il 501 semplicemente perché non è necessario; curo molto la presenza di animali e la biodiversità.

 

Perché ritiene che il vero potenziale di Montalcino sia nel biologico?

Perché Montalcino comprende 24.000 ettari di territorio, è probabilmente il comune più famoso d'Italia per il vino, eppure la terra vitata è solo il 15%; qui non è come in certe zone francesi dove si arriva all'80%. Questo è un dato che deve far riflettere. Montalcino ha una biodiversità unica che ne fa un luogo ideale per un approccio bio. Quest'anno abbiamo messo anche le arnie per le api e abbiamo fatto il primo campo di tabacco biologico. Tra un paio d'anni presenteremo un sigaro toscano, targato Montalcino, con tabacco biologico. Le dico di più: i cereali. Il grano duro per la pasta, qui è d'eccellenza. Ecco vede, è questa visione, questa interpretazione del territorio a tutto tondo che mi portò alla conversione biologica, oggi anche con pratiche biodinamiche.

 

Possiamo confermare l’arrivo di un nuovo Brunello a Montalcino?

Sì, adesso sì: con l'annata 2011 che presenteremo a gennaio 2016 Col d'Orcia introdurrà una nuova etichetta di Brunello, una vigna. Vigna Nastagiosarà il Brunello di un poggio particolare proprio per il suo suolo. È il terreno con maggiore quantità di calcare attivo di tutta Col d'Orcia, uno scheletro unico con una bella presenza di ciotoloni, di pietre. È una terrazza alluvionale della conca dell'Orcia, il terreno con il ph più alto di tutta la fattoria. Nastagio è sempre stata vitata; nella nostra rotazione abbiamo cominciato a ripiantarla nel 2004. Sono vigneti abbastanza nuovi ma che godono di tutti i capitoli di ricerca che abbiamo condotto con l'Università di Firenze: la selezione clonale, i portainnesti, la densità dell'impianto, la conduzione del vigneto, gli inerbimenti, i sovesci... I risultati si vedono; la qualità dell'uva che stiamo raccogliendo da quei vigneti e che teniamo separata ormai dal 2011 per il Brunello Vigna è visibile, tangibile. Il Brunello Vigna Nastagio valorizzerà la diversità e io credo fermamente che sia proprio la diversità la chiave del destino comune per Montalcino. Sono convinto che le diversità ci uniscano.

 

Come la pensa riguardo l’identità del Rosso?

Il Rosso di Montalcino è un prodotto fondamentale, è il portabandiera di questi luoghi, della loro unicità. Se avessi la bacchetta magica valuterei ciascuna annata all'uscita del Rosso di Montalcino e farei proprio del Rosso il testimonial della qualità dell'annata; trasformerei le anteprime in presentazioni del Rosso di Montalcino dove si può creare l'aspettativa del Brunello che verrà, e che in ogni caso si esalterà e si svelerà completamente con l'invecchiamento.

 

Rifarebbe il presidente del Consorzio?

Mai dire mai: se ci fosse un progetto ambizioso da realizzare e la necessaria condivisione e motivazione almeno di un gruppo significativo e rappresentativo

 

Su cosa si deve concentrare Montalcino nei prossimi anni?

La nostra missione è l'offerta turistica: un potenziale straordinario ancora da valorizzare. Lei pensi che Montalcino è tra i Comuni meno visitati anche della Val d'Orcia. In ogni caso questo non è un luogo da panino: va ricercato un turismo di qualità, consapevole di questo valore.

 

Quale Montalcino vede per i suoi figli?

Montalcino bio. Lei conosce i produttori bio del Brunello: ecco, è lì che io vedo la forza vitale, l'iniziativa, la capacità di innovazione e la sensibilità per costruire un futuro per i miei figli. Le confido che immagino e auspico l'unione non solo dei viticoltori ma di tutti i produttori biologici di Montalcino, di ogni segmento. Sarebbe un passo simbolico, importante, la costituzione di un Comitato promotore.

 

Parole appassionate che sanno di promessa. Oggi cosa la emoziona?

Molti visitatori mi chiedono se ci si abitua a tutto questo che vede intorno…

 

E…

E no! Fortunatamente non ci si abitua.

 

Col d'Orcia | Montalcino (SI) | Via Giuncheti| tel. Telefono: +39 0577 80891 | http://www.coldorcia.it/

 

a cura di Dario Pettinelli

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