19 Ott 2015 / 14:10

Viaggio tra i vitigni autoctoni: il grechetto di Todi

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Ne parlava già Plinio il Vecchio. E ora ne parliamo anche noi: ecco il grechetto di Todi, scoprite le sue caratteristiche e le differenze rispetto a tutte le altre uve greche presenti in Italia.

Viaggio tra i vitigni autoctoni: il grechetto di Todi

Ne parlava già Plinio il Vecchio. E ora ne parliamo anche noi: ecco il grechetto di Todi, scoprite le sue caratteristiche e le differenze rispetto a tutte le altre uve greche presenti in Italia.

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Storia e territorio

L’Umbria è una regione conosciuta soprattutto per un grande vino rosso, il Sagrantino di Montefalco. In realtà ha anche un’anima bianchista di grande tradizione. Il grechetto di Todi è un antico vitigno autoctono del territorio, già menzionato da Plinio il Vecchio nelle pagine della Historia Naturalis. L’autore, descrivendo un particolare tipo di vite, dal caratteristico retrogusto amarognolo scriveva: “Peculiaris est tudernis” ovvero: è tipico di Todi.

Le origini del grechetto di Todi non sono certe, come spesso accade, ma pare sia stato introdotto nelle regioni del sud Italia dai Greci, per poi trovare il suo habitat ideale soprattutto in Umbria e Lazio. Il nome lo avvicina alla grande famiglia delle “uve greche”, anche se le recenti indagini sul patrimonio genetico hanno riscontrato molte somiglianze con il pignoletto e la ribolla riminese, mettendo in luce significative differenze con il grechetto di Orvieto, con il greco di tufo e il grecanico. In passato si usava il generico termine grechetto per riferirsi soprattutto al cultivar più diffuso nel territorio di Orvieto. Grazie alle analisi condotte sul Dna dei vitigni, oggi sappiamo che il grechetto di Todi è una varietà diversa rispetto alle altre tipologie coltivate nel centro Italia: al grechetto di Todi è associato il clone g5, molto diverso dal clone g109 della varietà comune più diffusa.

Dall’annata 2010, il grechetto di Todi viene prodotto sotto la denominazione Todi Doc, che comprende i comuni di Collazzone, Massa Martana, Monte Castello di Vibio e Todi;
 mentre in precedenza veniva commercializzato come sottozona di Colli Martani Doc. Sostanzialmente non cambia il disciplinare, che prevede la percentuale minima dell’85% di grechetto di Todi, eventualmente integrata con un 15% di altri vitigni a bacca bianca del territorio. Una pratica spesso usata per aggiungere nella cuvée un vitigno ricco di acidità, punto debole del grechetto di Todi.

 

Caratteristiche

Il grechetto di Todi ha un grappolo di dimensioni medie, piuttosto compatto e con una buccia sottile e ha una maturazione più precoce del grechetto comune. Si adatta bene ai climi temperati, con inverni piuttosto freddi, delle zone interne e collinari centro Italia e ha una buona resistenza alle malattie. Il vino ha un colore giallo paglierino. In genere il quadro olfattivo si presenta con leggere note floreali, aromi di mela, pera, pesca, di agrumi e a volte di frutta esotica. Al palato è morbido, di buon corpo, con un’acidità moderata, una buona sapidità e un finale lievemente ammandorlato. Può essere vinificato sia in acciaio, che in legno, nel secondo caso risulta più morbido e complesso, con sentori leggermente vanigliati e boisé.

 

Produttori

Diverse le cantine che producono versioni interessanti di grechetto di Todi: Umbria Grechetto Igt Colle Ozio di Leonardo Bussoletti, Colli Martani Grechetto Doc della Cantina F.lli Pardi, Grek di Palazzone, Alissa della cantina Terra De La Custodia, Grechetto Superiore Doc Fiorfiore della cantina Roccafiore, Grechetto di Todi Superiore Doc Bianco del Cavaliere di Todini e il Grechetto di Todi Superiore Doc Collenobile della cantina Tudernum.

 

a cura di Alessio Turazza
foto: Tipicamente

 

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