20 Set 2016 / 15:09

30 anni di Gambero. Intervista al presidente Paolo Cuccia

Immancabile in questa sezione speciale l’intervista al Presidente Paolo Cuccia. Che racconta i suoi inizi al Gambero Rosso e le prospettive future.

30 anni di Gambero. Intervista al presidente Paolo Cuccia

Immancabile in questa sezione speciale l’intervista al Presidente Paolo Cuccia. Che racconta i suoi inizi al Gambero Rosso e le prospettive future.

 

Cosa l'ha motivata a diventare nel 2008 presidente di Gambero Rosso SpA?

Sicuramente ho fatto una valutazione oggettiva: per me il settore agroalimentare era ed è rimasto un settore strategico, uno degli assi portanti del nostro Paese le cui potenzialità, per una serie di motivi, non erano ancora state comprese appieno; pochi si erano focalizzati sulle esigenze degli operatori e sulle enormi opportunità da cogliere.

 

L'ha motivata solo una valutazione strategica?

Non solo, sul piano personale venivo da una serie di esperienze lavorative, di natura diversa, che mi hanno portato ad occuparmi di questo settore, penso per esempio a quando ho contribuito, negli anni in cui lavoravo alla Banca di Roma, al rilancio della Banca Nazionale dell'Agricoltura (oggi scomparsa) o all’inizio della mia carriera in Citibank quando ho avuto la responsabilità del settore dell'agribusiness a livello internazionale. Ero poi convinto che la sfida “Gambero Rosso”, con la forza del suo marchio e l'unicità della sua offerta multimediale e multicanale, fosse una sfida assolutamente da affrontare.

 

Come sono stati gli inizi al Gambero?

Ovviamente c'è stata una fase iniziale di apprendistato, dove ho approfondito la natura di questo settore e le dinamiche nelle quali il Gambero poteva dare un contributo strategico.

 

Le maggiori difficoltà?

Probabilmente il periodo storico: sono stati anni difficili per l'intera economia internazionale, dove il comparto dell'editoria, che allora era l’àmbito principale di attività, ha sofferto enormemente.

 

Per affrontare questa situazione, ha dovuto fare delle scelte precise?

La scelta più importante è stata quella di preservare le radici forti del Gambero Rosso legato all'eccellenza, virando la strategia e l'offerta verso il campo dei servizi a valore aggiunto quali la formazione, la promozione e i new media.

 

C'è un ambito (web, cartaceo, tv, eventi...) che la appassiona di più?

Più che un settore, c'è un angolo molto specifico: è quello dell'education, inteso come educare/formare all’eccellenza e al gusto gli imprenditori e i consumatori. L'obiettivo è far capire agli imprenditori che c'è un'esigenza costante di miglioramento qualitativo e ai consumatori che c'è l'opportunità di pretendere prodotti di qualità e competitivi. Questa “education” è presente in tutti i settori del Gambero Rosso, dalle guide, che selezionano, individuando un ranking e comunicandolo ai consumatori, all'Academy e ai Master che fanno vera e propria formazione, ai nostri contenuti editoriali e televisivi che non sono mai banali e scontati. L'eccellenza nell’education da noi è offerta attraverso la formazione professionale e manageriale, ma anche tramite gli eventi nazionali e internazionali, le guide e i media.

 

Come vede il settore enogastronomico in Italia oggi?

È il risultato di una storia millenaria di un Paese che ha sempre avuto un legame forte con le tradizioni ma al tempo stesso una propulsione verso la contemporaneità. Questo aspetto, che vede coesistere sotto lo stesso tetto tradizione e contemporaneità, rappresenta la forza dell'Italia. Da sempre aperta a ingredienti nuovi senza però rinnegare i propri.

 

All'estero come è percepito?

Molto bene. E il merito è tutto degli italiani, un popolo di viaggiatori ed emigranti, attaccati e appassionati al proprio Paese e ai nostri prodotti autoctoni. Sono loro i maggiori ambasciatori culturali ed economici.

 

Come vede il settore enogastronomico tra 30 anni?

La linea è ormai tracciata, il Paese ha finalmente imboccato la strada che va verso la qualità. Strada che è maggiormente tutelata anche grazie all'attenzione della legislazione, che preserva sia il territorio che la salute dei consumatori.

 

Come tutelare maggiormente il made in Italy?

Nel contesto delle norme europee il made in Italy è abbastanza tutelato. Certo, è inutile negare l'esistenza del fenomeno dell'italian sounding, fenomeno che colpisce anche gli altri settori del lusso, ma questo può essere letto in positivo anche come una indicazione della volontà dei consumatori mondiali di acquistare i prodotti italiani anche quando non sono ancora disponibili o dove la promozione non è ancora stata in grado di rappresentare la vera maggiore qualità del Made in Italy. Un azzardo: se ribaltassimo il punto di vista, parafrasando il detto economico “il cibo buono scaccia quello cattivo”? Forse l'italian sounding inizieremmo a vederlo come un'opportunità.

 

Un ricordo indimenticabile legato al Gambero

Quando ho partecipato alle prime presentazioni delle nostre guide e ho visto negli occhi dei premiati, aziende importanti e prestigiose , che  al momento del ritiro del diploma, mostravano vera felicità. Era la conferma dell'importanza che il Gambero Rosso ha in questo settore e del contributo che le nostre guide e i nostri punteggi danno alla affermazione delle aziende meritevoli.

 

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