2 Dic 2014 / 13:12

Viaggio tra i vitigni autoctoni: il biancolella

a cura di
Il terreno vulcanico dell'isola di Ischia e il clima caldo e ventoso, definiscono l'habitat ideale per questo vitigno a bacca bianca arrivato dalla Grecia attraverso la Corsica. È il biancolella l'autoctono di oggi.
Viaggio tra i vitigni autoctoni: il biancolella
Il terreno vulcanico dell'isola di Ischia e il clima caldo e ventoso, definiscono l'habitat ideale per questo vitigno a bacca bianca arrivato dalla Grecia attraverso la Corsica. È il biancolella l'autoctono di oggi.
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STORIA E TERRITORIO
Il Biancolella è un vitigno a bacca bianca, molto probabilmente introdotto in Campania dalla Corsica (Petite Blanche) dove le prime barbatelle sarebbero state portate dai greci provenienti dall’Eubea. È coltivata fin dall’antichità a Ischia, oltre che a Procida, Capri, Ponza, un tempo isola del Regno dei Borboni che ne impiantarono il vitigno portandolo da Ischia e in costiera Amalfitana e Sorrentina. Proprio per la sua storia e gli ottimi risultati ottenuti da secoli, è ormai considerato un vitigno autoctono tipico dell’isola d’Ischia e dei suoi terreni vulcanici.
Da un punto di vista geologico, Ischia è il prodotto di numerose eruzioni vulcaniche, che si sono succedute sul fondo del mare fin dai tempi più remoti. L’attività vulcanica più antica è stata di tipo esplosivo e ha lasciato sedimenti di ceneri e pomice a cui hanno fatto seguito colate di lava e altri eventi. Successivamente, l’esplosione più importante è stata quella di Tufo Verde, che ha dato vita al Monte Epomeo e connotato buona parte della composizione dei terreni dell’isola. L’attività vulcanica è poi continuata nel corso dei millenni, fino all’ultima eruzione del 1302. Questa natura vulcanica si rispecchia fedelmente nei vini: minerali, sapidi e fortemente legati al territorio. Il paesaggio vitato di Ischia è affascinante e meraviglioso: un insieme di piccoli appezzamenti su pendii scoscesi, remoti e isolati. Arditi terrazzamenti, strappati al cielo e al mare e inondati dal sole. Pochi filari, tra muretti a secco, coltivati su ripide pendenze di pomice bianca e tufi verdi. Intorno, il blu profondo del mare, che incornicia gli sbalzi geometrici e irregolari delle vigne. Una tavolozza di colori e profumi unica e inebriante.

CARATTERISTICHE
Il Biancolella, a volte indicato anche con i sinonimi Jancolella e Janculella, sembra offrire i risultati più interessanti in presenza di climi caldi e ventilati, e proprio quando le sue radici possono affondare in un terreno minerale di origine vulcanica. Le escursioni termiche cui sono sottoposti i vigneti, coltivati fino a 500 metri sul livello del mare, aiutano a sviluppare il corredo aromatico. Gli acini hanno colore verde paglierino e buccia sottile coperta da un’abbondante pruina. Il vino ha un colore giallo paglierino, profumo fruttato e mediterraneo, e un aroma in cui si mischiano piacevolmente note agrumate, frutta a polpa gialla, mandorla e delicate nuances speziate. Il tutto sostenuto da una buona freschezza e da una vena di sapidità minerale. Il Biancolella si abbina molto bene con la cucina di mare: ottima con primi piatti a base di pesce o vongole, è perfetta anche con frutti di mare, crostacei, alici e pesci anche di una certa importanza. Trova un interessante abbinamento territoriale con la mozzarella.

PRODUTTORI
Il Biancolella viene spesso proposto in assemblaggio con il Forastera, che dona al vino sentori più floreali e di macchia mediterranea. Può essere presente anche in altre denominazione campane, tra cui ricordiamo: Capri Doc, Penisola Sorrentina Doc, Costa D’Amalfi, Campi Flegrei Doc. Nel vino Biancolella Ischia Doc, da disciplinare, la percentuale minima prevista è dell’85%, ma molti produttori preferiscono vinificare in purezza. Tra i produttori più importanti, quasi tutti concentrati sull’isola d’Ischia: Casa d’Ambra, Cenatiempo, Antonio Mazzella, Pietratorcia, Perazzo, Tommasone. Sulla costa, non possiamo dimenticare gli splendidi vini di Marisa Cuomo e di Tenuta San Francesco.

a cura di Alessio Turazza

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