2 Gen 2015 / 15:01

Viaggio tra i vitigni autoctoni: il nerello mascalese

a cura di
Rosso rubino scarico tendente al granato. Acidità, tannini eleganti e una mineralità che sorregge un corredo aromatico fine. Sono l'eredità di un territorio unico, quello delle pendici dell'Etna, culla di questo vitigno autoctono che sta vivendo un momento di riscoperta e valorizzazione. È il nerello mascalese.
Viaggio tra i vitigni autoctoni: il nerello mascalese
Rosso rubino scarico tendente al granato. Acidità, tannini eleganti e una mineralità che sorregge un corredo aromatico fine. Sono l'eredità di un territorio unico, quello delle pendici dell'Etna, culla di questo vitigno autoctono che sta vivendo un momento di riscoperta e valorizzazione. È il nerello mascalese.
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Etna: sciare nere di rocce e sabbie basaltiche, antichi terrazzamenti tra il cratere del vulcano e il mare. In questo paesaggio bellissimo e unico al mondo, tra ginestre e lava, troviamo un antico vitigno rosso autoctono, che solo di recente è stato valorizzato come merita: il Nerello Mascalese. Coltivato alle falde dell’Etna da tempi immemorabili, è originario della piana di Mascali, da cui deriva il suo nome. Le pendici nord orientali del vulcano godono di un clima unico rispetto al resto della Sicilia. I vigneti sono coltivati tra i 400 e i 1.000 metri sul livello del mare, alcuni ancora a piede franco. Le escursioni termiche tra il giorno e la notte, possono raggiungere in estate anche i 30°, favorendo lo sviluppo del profilo aromatico dell’uva. La brezza del mare lambisce il vulcano e ne mitiga le temperature. I terreni, frutto del susseguirsi millenario di eruzioni, presentano una forte componente minerale, che differisce da un luogo all’altro per la composizione chimica dei basalti. La zona dell’Etna ha avuto il suo massimo sviluppo durante il periodo della fillossera, quando ci si accorse che il terreno sabbioso e lavico non consentiva la sopravvivenza dell’insetto che stava distruggendo la vite europea. Le pendici del vulcano si trasformarono in poco tempo in uno dei più grandi vigneti d’Europa. Sconfitta la fillossera l’Etna è tornata nell’anonimato e solo negli ultimi decenni, grazie ad alcuni produttori lungimiranti, i vini del vulcano e in particolare le uve autoctone come il Nerello Mascalese, sono stati riscoperti. È iniziato così un processo di recupero delle storiche vigne ad alberello, un sistema di coltivazione utilizzato dagli antichi Greci, che consente alle viti di crescere riparate dal vento e di conservare l’umidità alla base della pianta. I sesti d’impianto molto densi e le rese bassissime contribuiscono a generare vini di grande eleganza e classe.

CARATTERISTICHE
Il Nerello Mascalese è un vitigno a maturazione tardiva, la vendemmia avviene, infatti, a metà ottobre. Per ottenere vini di qualità è necessario un accurato lavoro di selezione in vigna, in modo da lasciare pochi grappoli per pianta. Il vino si presenta di un rosso rubino, con tendenza al granato, abbastanza trasparente, per la presenza di una quantità modesta di polifenoli. Gli aromi sono fini, prevalgono i sentori di frutta a bacca rossa con un’interessante nota speziata; il tutto sorretto da una vivace acidità, tannini eleganti e una spiccata mineralità, figlia del terroir vulcanico. Per queste sue caratteristiche è spesso avvicinato ai Pinot Noir della Borgogna. Un accostamento azzardato ma certamente prestigioso, dovuto proprio al fatto che i due vini, pur diversi tra di loro, eccellono per finezza, eleganza e non, come molti altri vini rossi, per struttura e potenza.

PRODUTTORI
In passato, il Nerello Mascalese veniva spesso tagliato con altre uve locali. Ora molti vigneron preferiscono vinificare in purezza il vitigno, proprio per esaltarne le sue indiscusse qualità. Il Nerello Mascalese è presente in diverse Doc siciliane: Faro, contea di Sclafani, Alcamo, Riesi, Marsala, Sicilia. Ma è il terroir unico del vulcano a firmare le sue versioni più prestigiose, sotto la denominazione Etna Doc. Tra i principali produttori ricordiamo Benanti, Cottanera, Graci, Passopisciaro, Pietradolce, Girolamo Russo, Tenuta Terre Nere.

a cura di Alessio Turazza
Foto: azienda Pietradolce

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