27 Feb 2015 / 10:02

Gambero Rosso mensile in anteprima & appunti di degustazione: Bolgheri Superiore, la sfida del terroir

a cura di
Parliamo di Bolgheri, terroir vocato alla viticoltura di qualità. Anche attraverso le parole di Michele Satta, produttore di Castagneto, celebre per il suo Piastraia. E in attesa di scoprire gli assaggi dell'annata 2012 dei rossi di Bolgheri – pubblicati sul numero di marzo del nostro mensile – riassaggiamo alcune etichette dell'annata precedente, il 2011, attualmente in commercio.
Gambero Rosso mensile in anteprima & appunti di degustazione: Bolgheri Superiore, la sfida del terroir
Parliamo di Bolgheri, terroir vocato alla viticoltura di qualità. Anche attraverso le parole di Michele Satta, produttore di Castagneto, celebre per il suo Piastraia. E in attesa di scoprire gli assaggi dell'annata 2012 dei rossi di Bolgheri – pubblicati sul numero di marzo del nostro mensile – riassaggiamo alcune etichette dell'annata precedente, il 2011, attualmente in commercio.
a cura di
Tutta la gallery
Chiudi gallery
IL TERRITORIO

Quella di Bolgheri è stata una scommessa – la sfida ai grandi vini internazionali, bordolesi in primis – resa possibile dal lavoro anticipatore e meraviglioso di chi già nel 1944 aveva impiantato il primo vigneto di cabernet a Castiglioncello (Livorno, Maremma), e nel 1968 aveva sfornato il primo Sassicaia, prototipo di una serie che definire spaziale è ancora dir poco. Ma fosse rimasto un acuto unico, o un gioco di pochi solisti, sarebbe stato impossibile parlare di territorio. Ora, si può. Senza paura di azzardare. E proprio il polso di un territorio, affermato e sempre più corteggiato, come dimostra la teoria di sbarchi e acquisizioni degli ultimi lustri, è quel che andiamo a sondare. Con un doppio test.


BOLGHERI SUPERIORE

Un’anteprima, resa possibile dalla disponibilità di un gruppo di produttori che ha offerto all’assaggio i “cuccioli” targati 2012, salvo minime eccezioni non ancora sul mercato. E una verifica: sull’annata 2011, ritestata a meno di un anno dai primi assaggi. Target scelto, la denominazione pilastro dell’area: i Bolgheri Superiore. Con il pepe di un debutto di rango, quello del Piastraia di Michele Satta (presente anche con il cru I Castagni), che il produttore di Castagneto ha col 2012 deciso di portare in Doc; e poi la spezia di un outsider di livello assoluto – il Paleo, unico non Doc inserito in degustazione – a far da controcanto.

Proprio Satta racconta così la parabola del suo vino bandiera: “Quando piantai la mia prima vigna, dopo 15 anni di lavoro agricolo, era il 1991. Ed era per fare Piastraia. Un Bolgheri, sì, ma il mio Bolgheri. Cabernet e Merlot secondo il dettato del momento, ma anche Sangiovese e Syrah. Perché? Il modello Bordeaux mi pareva un po’ azzardato e, sì, commercialmente strategico, ma… Il mio luogo, Bolgheri, è mediterraneo, non atlantico. Ecco perché anche Syrah e Sangiovese (uva che mi aveva dato, in vini come Pergole Torte o Case Basse, emozioni enormi). La prima etichetta è del ’94. Da allora, un lento cammino di crescita: della prima vigna fino ai 20 ettari di uve rosse di oggi; mio, come produttore; dell'azienda come gruppo di persone affiatate e capaci. E se ora propongo come Bolgheri Superiore il Piastraia è per dire che questa è l'espressione dell'appellazione secondo me "ideale", e che lo posso dire perché ora ho 20 anni di esperienza”. Una bella storia. E un bel manifesto. Per un terroircresciuto, appunto (e divenuto tale) insieme ai suoi produttori, testimoni e interpreti.

L’anteprima dell’annata 2012 dei rossi di Bolgheri la trovate sul prossimo numero di marzo del mensile Gambero Rosso. Ecco qui alcuni riassaggi di etichette dell’annata precedente, la 2011, attualmente in commercio.

 

APPUNTI DI DEGUSTAZIONE DALLA VENDEMMIA 2011


Bolgheri Sup. Guarda Boschi ’11

Aveva raccolto giudizi lusinghieri al debutto, questo 2011 prodotto dall’azienda della famiglia Billi Batistoni, fermentato in barrique aperte, poi elevato in legno piccolo per 15 mesi e quindi affinato in bottiglia, e imperniato su un uvaggio bilanciato dei due cabernet (30% ciascuno) e merlot (40%). A distanza di poco meno di un anno si conferma esemplare di grande estrazione, dai sentori evolutivi di prugna e caffè fresco, e con una complessiva ma controllata tendenza alla morbidezza. Valutazione: 88/100
Fornacelle | Castagneto Carducci LI | Località Fornacelle, 232/a | www.fornacelle.it/


Bolgheri Sup. Vignarè 2011

Il nome della famiglia proprietaria (gloriosa e dalla storia più che millenaria) è ben noto a tutti gli appassionati di vino. Qui è legato alla Tenuta Le Pavoniere, ma l’azienda storica è quella in Chianti a San Gimignano, e altre vigne, in Sicilia, fanno parte del carnet. Uvaggio classico a tre, con lieve prevalenza di merlot sui due cabernet, vinificato e maturato in piccoli legni, il Vignarè, il Superiore di casa, dona al momento sensazioni più sul filo della potenza che dell’articolazione. Il fruttato è presente e maturo, ma la tessitura tannica e le nuance di tostato, spezie scure e vaniglia sono per ora prevalenti. Valutazione: 82/100
Villa Le Pavoniere | Guicciardini Strozzi | Castagneto Carducci (LI) | www.guicciardinistrozzi.it


Bolgheri Sup. Sondraia 2011

Altra proprietà con zero bisogno di presentazioni: Marilisa Allegrini e famiglia, in società con l’importatore Usa Leo Lo Cascio, pure ben noto agli addetti. E la spinta ambiziosa innestata qui è parsa subito chiara. Sui 70 ettari totali e le varie location (Via Bolgherese, Le Sondraie, Le Grottine, Valle di Cerbaia) si lavora puntando molto in alto. E il Sondraia (figlio della vigna eponima e in parte di Via Bolgherese), 80 mila pezzi, uvaggio dominato dal cabernet sauvignon, già molto piaciuto al debutto, mescola oggi con gusto (e arguta sapienza esecutiva) frutto fresco e note incisive di macchia, e chiude con un ammiccante finale cioccolatoso. Valutazione: 91/100
Poggio al Tesoro | Bolgheri (LI) | www.poggioaltesoro.it


Bolgheri Sup. Millepassi ’11

Il dinamico Guido Folonari (sua la distribuzione Philarmonica) ha aggiunto quest’azienda, rinata nel 2001 e corredata di ristorante e amabili appartamenti (e la cui storia inizia da Olimpia Alliata, moglie di un della Gherardesca), alle location superprestige (Barolo, Montalcino) incluse nel suo portafogli di produttore. Il nome del vino deriva da ricordi d’epoca romana (il podere era traversato per mille passi dalla via Emilia): cabernet sauvignon più petit verdot e merlot, piccoli frutti maturi in evidenza, un tocco di pepe e di balsamico a tirar su una beva molto compactma in chiara evoluzione, il Millepassi ha, coerentemente, ancora tanta e bella strada davanti. Valutazione: 90/100
Donna Olimpia 1898 | Castagneto Carducci (LI) | www.donnaolimpia1898.it

 

Bolgheri Sup. Alfeo ’11

Vino, olio denocciolato, pesche, grappa, e un bell’agriturismo. L’azienda dei Rutili, famiglia marchigiana da più generazioni innestata in zona (il bisnonno dei proprietari era amico caro di Carducci) conta su 9 ettari di vigna condotti in proprio (il titolare è agronomo, il figlio enologo e agronomo) e l’appeal aggiuntivo dell’opzione bio. L’Alfeo, per metà merlot, 40% cabernet sauvignon e 10% franc, fermenta in cemento (20 giorni di processo) per poi passare in botti di rovere da 15 hl dove resta per un anno. Consistente, ben speziato, ha, coerentemente, grana e tessitura meno compatte, e dalla tattilità più tramata, di altri “confratelli”. Il frutto è freso e vivo. I tannini vivi, ma non scabri. Un bel vino. Valutazione: 89/100
Ceralti | Castagneto Carducci (LI) | www.ceralti.com


Bolgheri Sup. ’11

Ulivi e vigne (46 ettari in tutto, 7 circa vitati) e coloniche riattate a fine Ottocento (tanto per cambiare) da un della Gherardesca. È il composé che le donne dell’etichetta (cinque, con capofila Maria Fittipaldi Menarini) conducono, con svolta nel 2004, anno di seri interventi in vigna. Cabernet sauvignon, franc, merlot, petit verdot, sangiovese, malbec le uve. Con le prime tre al 30% ciascuna (e il petit verdot al 10%) nel “taglio” del Superiore. Fermentato con lieviti autoctoni in inox ed elevato in barrique, ha olfatto morbido, con evidenze di marasca, cannella e prugna matura. Coerente il palato, ma venato da note di china e chiuso da un finale caldo e rassicurante. Valutazione: 84/100
Donne Fittipaldi | Castagneto Carducci (LI) | www.donnefittipaldi.com


a cura di Antonio Paolini

Trovate tutto il servizio sul numero di Marzo 2015 del Gambero Rosso. Per non perderlo e abbonarti clicca qui
Precedente
Successivo

Partecipa alla discussione

Copyright 2015
Gambero Rosso Spa
P.Iva06051141007, Italy
All Rights Reserved

EN edition