26 Mar 2015 / 10:03

Vinitaly 2015 report. Autoctoni della Valle d'Aosta

a cura di
Un altro modo per visitare il Vinitaly è quello di andare alla scoperta dei vitigni autoctoni. Noi abbiamo scelto alcune regioni per conoscere le uve più caratteristiche e meno note. Iniziamo dalla Valle d'Aosta.
Vinitaly 2015 report. Autoctoni della Valle d'Aosta
Un altro modo per visitare il Vinitaly è quello di andare alla scoperta dei vitigni autoctoni. Noi abbiamo scelto alcune regioni per conoscere le uve più caratteristiche e meno note. Iniziamo dalla Valle d'Aosta.
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L’Italia ha un’enorme ricchezza, che la distingue dagli altri paesi produttori di vino: un patrimonio ampelografico incredibilmente vasto ed eterogeneo. E il Vinitaly è una preziosa occasione per un viaggio alla ricerca di queste specificità che da nord a sud riempiono l'Italia di uve, e poi di vini, capaci di raccontare in modo univoco il territorio. Abbiamo voluto andare alla scoperta di questa Italia, svelandone i prodotti meno noti, ma non per questo meno caratteristici. Cominciamo il nostro itinerario con la Valle d’Aosta.
 

Il territorio

Dalle pendici del Monte Bianco fino al confine piemontese, le sponde più soleggiate della Dora Baltea, da sempre sono coltivate con terrazzamenti e vigne poste su terreni spesso scoscesi. È una culla di grandi vitigni autoctoni, soprattutto rossi, che ci regalano vini straordinari, ricchi d’intensi profumi, sorprendente mineralità, freschezza e sapidità.
 

Prié Blanc

Il prié blanc, vitigno dal ciclo vegetativo brevissimo, che germoglia a tarda primavera e matura precocemente, è l’unico capace di adattarsi al clima freddo del Monte Bianco. Le vigne, coltivate oltre i 1.000 metri, spesso a piede franco, producono il Blanc de Morgex et de La Salle. Ottimi gli spumanti metodo classico della Cave du Vin Blanc, nitidi, essenziali, dai profumi delicati con decise note minerali e grande freschezza. Sempre la stessa cantina propone il Blanc La Piagne, prodotto da un piccolo cru di prié blanc a coltivazione biologica (nella foto di apertura). È un vino caratterizzato da profumi di erbe alpine, sentori di pietra focaia e sostenuto da una vivace acidità agrumata. Affascinante il Vin de Glace Chaudelune: note di frutta candita e miele si mescolano in modo suadente a sentori di erbe officinali. La componente zuccherina è controbilanciata da una piacevole freschezza. Perfetto in abbinamento ai dolci, da provare con i formaggi erborinati. Interessante anche l’interpretazione del Prié Blanc della Maison Vevey Albert, un vino delicato con profumi di fiori bianchi ed erbe di montagna. Sapido, minerale e con una bella acidità finale.
 

Petite Arvine

Tra i bianchi, una nota particolare va riservata alla petite arvine. Un vitigno di antica origine Vallese ormai da molto tempo coltivato anche in Valle d’Aosta. Di colore giallo paglierino, presenta intensi e complessi aromi floreali e fruttati. È un vino elegante, fine, leggermente aromatico, con una bella verve acidità. Tutte degne di rilievo le versioni prodotte daLa Source e Grosjean, ma una menzione particolare merita la Petite Arvine di Elio Ottin.
 

Petit rouge

Il petit rouge, che è alla base del Torrette, dell’Enfer d’Arvier e dello Chambave Rouge, è un vitigno di grande pregio e personalità. Regala vini dai profumi intensi, armoniosi, minerali, con tannini che evolvono in modo vellutato. Particolarmente interessanti il Torrette Supérieur Vigne Rovettaz di Grosjean, lo Chambave Supérieur Quatre Vignobles de La Crotta di Vegneron e il Torrette Supérieur di Ottin.
 

Fumin

In passato veniva spesso utilizzato come uva da taglio, per donare colore, struttura è acidità a vini più deboli. Oggi questo interessante vitigno autoctono è vinificato in purezza ed esprime quei sentori vagamente affumicati da cui deriva il nome. È un vino importante, che richiede un lungo affinamento in legno per smorzare la spigolosità dei tannini e dell’acidità. Da ricordare L’Esprit Follet de La Crotta di Vegneron e il Fumin di Ottin.
 

Cornalin

Il cornalin è un vitigno letteralmente salvato dall’estinzione. Per la sua natura un po’ scontrosa e non facilmente addomesticabile, era stato via via abbandonato dopo il periodo della fillossera. Una lenta riscoperta ci ha restituito un vino di grande carattere e personalità. Oggi è coltivato soprattutto nei vecchi vigneti di Aymavilles. I suoi aromi prevalenti sono quelli dei piccoli frutti rossi di montagna uniti a una piacevole nota speziata, che ne completa il bouquet. L’affinamento in botte ingentilisce i tannini, contribuendo a donare eleganza ed equilibrio a un vino dal buon potenziale d’invecchiamento. Molto piacevole nel bicchiere il Cornalin Vigne Rovettaz di Grosjean.


Vien de Nus

Il vien de nus è un vitigno antichissimo, che prende il nome proprio dall’omonima località nei pressi di Aosta. La leggenda narra che già Ponzio Pilato ne apprezzasse le qualità. Se vinificato in purezza, dona un vino di un rosso granato tendente al violaceo. È intenso e fruttato, equilibrato, morbido e con una buona sapidità. Si apprezza particolarmente dopo la maturazione in legno. Interessante la versione Crème de La Crotta de Vegneron, complessa e persistente.
 

Mayoletè

Riscoperto negli ultimi decenni, il mayoletè un vitigno raro, le cui potenzialità, anche d’invecchiamento, sono ancora da esplorare. Grazie alla sua precocità, ben si adatta ai climi freddi e alla coltivazione in altitudine. Di un intenso colore rosso porpora, esprime fini ed eleganti aromi di frutti rossi. Morbido e avvolgente al palato, presenta un finale lievemente amarognolo.
 

Prëmetta

La prëmetta, conosciuto anche come prié rouge è un vitigno autoctono a bacca rosata. Produce il vino dal bellissimo color corallo, delicato ed elegante, con profumi floreali che ricordano la rosa canina. Per la sua acidità, si presta molto bene alla spumantizzazione con metodo classico.
 

Malvoise

Citiamo infine la malvoise, un particolare biotipo del Pinot Grigio, presente in Valle da secoli, soprattutto nella zona di Nus. Il vino cui dà vita è floreale e fruttato, intenso, caratterizzato da aromi di frutta matura e miele. Nella versione passito, denominata flétri evolve verso la frutta candita, con un buon equilibrio tra zuccheri e acidità. Perfetto da abbinare a tavola con i dolci regionali.

a cura di Alessio Turazza

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