30 Mar 2015 / 12:03

Vinitaly 2015 report. 10 autoctoni della Sardegna

a cura di
Se pensiamo alla Sardegna ci vengono subito in mente vermentino e cannonau. Ma c'è molto di più. Approfittando del Vinitaly, andremo alla scoperta dei vitigni autoctoni meno conosciuti, ma molto interessanti.
Vinitaly 2015 report. 10 autoctoni della Sardegna
Se pensiamo alla Sardegna ci vengono subito in mente vermentino e cannonau. Ma c'è molto di più. Approfittando del Vinitaly, andremo alla scoperta dei vitigni autoctoni meno conosciuti, ma molto interessanti.
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La Sardegna ha conservato nel tempo una straordinaria biodiversità, fonte di una ricchezza ampelografica non ancora completamente classificata. Recentemente un’equipe archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversità dell'Università di Cagliari, ha rinvenuto nel sito archeologico di Sa Osa, vicino a Cabras, semi di vite d’epoca Nuragica, risalenti al 1.200 a.C.Il ritrovamento conferma che la coltivazione della vite è stata un fenomeno autoctono, ben prima delle colonizzazioni dei Fenici, Cartaginesi e Romani.

Carignano

Cominciamo il viaggio proprio da un antico vitigno ricco di storia: il carignano. In antichità era presente sulle coste occidentali del Mediterraneo. Oggi, oltre che in Sardegna, è coltivato nel sud della Francia, con il nome di carignan, e in Spagna, con la denominazione cariñena. È molto probabile che sia stato portato in Sardegna dai Fenici o dai Cartaginesi, che presidiavano la regione del Sulcis, oppure che sia arrivato dalla penisola iberica durante la dominazione spagnola. Certamente è coltivato da secoli nei terreni sabbiosi di Sant’Antioco, dove sono presenti antichi vigneti ad alberello, ancora a piede franco.
Allo stand della Cantina Giba assaggiamo il Carignano del Sulcis Doc 6Mura 2009. Intenso profondo, dal bouquet complesso, elegante con una delicata speziatura finale. Molto interessante ilCarignano del Sulcis Is Arenas Doc Riserva 2009 di Sardus Pater, aromi fruttati, note di mirto, gusto ampio e grande persistenza. Tra gli altri vini degustati una nota speciale per il Carignano del Sulcis Doc Riserva Rocca Rubia 2012 di Santadi e per il Carignano del Sulcis Doc Aina Riserva 2008 di Calasetta

Monica

Il monica è un altro antico vitigno, probabilmente introdotto in Sardegna durante la dominazione aragonese. Si coltiva soprattutto nel Campidano e in uvaggio con Bovale e Cannonau, contribuisce alla Doc Mandrolisai.
Ci è piaciuta in particolare il Monica di Sardegna Doc Duca di Mandas 2011 di Trexenta, profumi vinosi, fruttati e croccanti di cilegia e mora, con una nota finale speziata. Molto interessante anche il Monica di Sardegna Doc Superiore Nabui della Cantina di Mogoro.

Cagnulari

Sempre per restare tra i rossi, cerchiamo qualche interessante bottiglia di cagnulari, vitigno diffuso soprattutto nel sassarese. Le origini non sono certe, ma quasi sicuramente è arrivato in Sardegna con gli Spagnoli. Abbandonato nel coso dei secoli, in favore di vitigni meno delicati, è stato recuperato da alcuni produttori con risultati interessanti.
Vino intenso, complesso ed elegante il Cagnulari Isola dei Nuraghu IGT 2012 di Chessa, così some il Cagnulari Sas Piras Isola dei Nuraghu IGT 2012 di Binzamanna. Un vino capace di esprime anche un bel potenziale d’invecchiamento.

Bovale

Il termine bovale, in realtà, indica due diverse varietà: il bovale di Spagna e il bovale Sardo, tutti e due giunti sull’isola con la dominazione aragonese. Il bovale è coltivato soprattutto nel nuorese e sui terreni sabbiosi della zona di Terralba, forse la più vocata in assoluto.
Il Bovale Tiernu Campidano di Terralba Doc 2012della Cantina di Mogoro. Si presenta nel bicchiere con un bel rosso intenso, aromi di frutta rossa matura e note di erbe mediterrane. Un vino interessante, morbido e giustamente tannico.

Nieddera

Una vera chicca da Vinitaly è la possibilità di degustare il nieddera, un antico vitigno autoctono, coltivato in pochissime zone di Cagliari, Nuoro e Oristano. Il nome deriva dal sardo “Nieddu”, nero.
IlNieddera rosso Valle del Tirso I.G.T. 2012 di Contini, ci fa scoprire un vino intenso, persistente, elegante e leggermente speziato.Piacevoli sensazioni confermate anche dal Nieddera Valle del Tirso I.G.T. 2012della Cantina Sociale Vernaccia.

Vernaccia di Oristano

Per restare nello stesso territorio, ci concediamo una degustazione delle varie tipologie di vernaccia di Oristano, altro grande e antico vitigno autoctono. La versione più affascinante è sicuramente la Vernaccia Di Oristano Doc Antico Gregori di Contini, prodotta con il metodo solera, che non ha nulla da invidiare ai famosi vini di Jerez.

Granazza

La Cantina Sedilesu ha il merito di aver riscoperto un antico vitigno bianco autoctono della Barbagia: la granazza. I pochi filari presenti nei vecchi vigneti, in passato erano vinificati con il cannonau. Oggi se ne producono due versioni in purezza. Assaggiamo prima il Perda Pintà Barbagia IGT 2013, un bianco complesso profondo, minerale con sentori di macchia mediterranea. Il Perda Pinta sulle bucce Barbagia IGT 2013, è un bianco macerato con sentori resinosi e una leggere ruvidità tannica. Un orange wine, non facile, ma sicuramente non banale.

Nuragus

Il nuragus è uno dei vitigni autoctoni più antichi e rappresentativi della Sardegna. Molto probabilmente la sua origine è fenicia, oggi si coltiva nelle province di Oristano e soprattutto Cagliari. Fedele interpretazione il Nuragus di Cagliari DOC Ajò 2014 della Cantina di Mogoro. Di un giallo paglierino brillante, esprime delicati profumi floreali, fruttati e chiude con un finale leggermente amarognolo.

Semidano

Decisamente versatile, si presta alla spumantizzazione come alle vendemmie tardive, il semidano, vitigno fortemente territoriale, coltivato nella zona dell’alta Marmilla. Tra le varie versioni degustate, molto interessante il Semidano di Mogoro Puisteris DOC Superiore della Cantina di Mogoro. Un vino di buona struttura, con intensi profumi floreali e di erbe aromatiche. Al palato, le note fruttate sono ben bilanciate da sapidità e freschezza.

Moscato di Cagliari

Non si può chiudere la serie delle degustazioni che con il moscato di  CagliariIn Fundu 2011 di Cantina Calasetta. Dolce, aromatico, con note di frutta secca, miele e spezie.

Ricordiamo, infine, alcuni vitigni autoctoni, che ci piacerebbe trovare più presenti alla prossima edizione del Vinitaly: nasco, torbato, pascale, girò e soprattutto malvasia di Bosa. Appuntamento al 2016.

a cura di Alessio Turazza
foto: Giuseppe Sedilesu

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