3 Apr 2015 / 10:04

Vinitaly 2015 report. Campania: il Vesuvio e il Casertano

a cura di
La Campania è una regione splendida, anche per la presenza di una grande varietà di vitigni autoctoni, unici e capaci di esprimere vini tipici di ogni terroir. Andiamo oggi a scoprire quelli dell'area del Vesuvio e del Casertano.
Vinitaly 2015 report. Campania: il Vesuvio e il Casertano
La Campania è una regione splendida, anche per la presenza di una grande varietà di vitigni autoctoni, unici e capaci di esprimere vini tipici di ogni terroir. Andiamo oggi a scoprire quelli dell'area del Vesuvio e del Casertano.
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Continuiamo il nostro viaggio nella Campania e nei suoi vitigni autoctoni. Partiamo dall'area vesuviana, una delle più interessanti e vocate per la viticoltura. I terreni di origine vulcanica, formati da sabbie nere, ceneri e lapilli e ricchi di sostanze minerali, e l’altitudine delle vigne, con la sua escursione termica, sono caratteristiche ideali per ottenere vini di qualità. Senza tener conto del benefico influsso del mare, a due passi dal vulcano.
Grazie a queste condizioni favorevoli, la coltura della vite si è diffusa fin dai tempi dei Greci. Per i Romani era così importante, che Pompei era uno dei porti più famosi per il commercio del vino in tutto il mediterraneo. La leggenda vuole che Dio, riconoscendo nel golfo di Napoli un pezzo di cielo rubato da Lucifero, pianse e le lacrime diedero vita alle vigne del Lacryma Christi.

Sorrentino Vini

Cominciamo la degustazione proprio dal Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Doc selezione Vigna Lapillo 2013 di Sorrentino. Le uve, coda di volpe 90 %, falanghina 10%, sono state selezionate tra le migliori del cru Vigna Lapillo, coltivato a piede franco su un terreno ripido di lava e lapilli, vicino alla bocca del Vesuvio. È un vino elegante, intenso e complesso. Le buone escursioni termiche donano un buon corredo di profumi, ai sentori fruttati si fondono mineralità, sapidità e buona freschezza. Dalla stessa vigna nasce il Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Doc selezione Vigna Lapillo 2012 composto da piedirosso per l’80% e aglianico per il 20%. Il piedirosso, conosciuto anche con il nome di per ‘e palummo, è un vitigno difficile da coltivare e con un’acidità naturale piuttosto spiccata. Ma grazie a un attento lavoro in vigna e cinque mesi d’affinamento in barrique, il vino risulta armonioso ed equilibrato, con tannini vellutati. Alle note fruttate, soprattutto di confettura, si sommano nuances di liquirizia e spezie. Completano il bouquet le sensazioni minerali e sapide tipiche del terroir vesuviano.
Assaggiamo anche il Natì Coda di Volpe Igt 2014. Il vitigno coda di volpe è un antico autoctono campano, già citato da Plinio il vecchio nella Naturalis Historia. Il suo nome deriva proprio dalla forma del grappolo che ricorda la coda di una volpe. Da sempre utilizzato come uva da taglio per abbassare l’acidità di fiano, greco e falanghina, da qualche decennio è vinificata in purezza, con basse rese e vendemmie anticipate per garantire la giusta freschezza. Il risultato è un vino fine, floreale, con note di albicocca e finale lievemente ammandorlato. Buono l’equilibrio, tra la tipica morbidezza del vitigno, sapidità e freschezza.

Casa Vinicola Setaro

Sempre alle pendici del vulcano nascono i vini di Casa Vinicola Setaro, situata proprio all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Anche qui dominano le sabbie laviche ricche di lapilli in cui affondano le profonde radici le vecchie vigne.
Partiamo con il vino che inaspettato: Spumante Metodo Classico Caprettone Brut, da uve caprettone in purezza. Un antico vitigno dell’area vesuviana, che in passato era stato spesso confuso con un biotipo di coda di volpe. In realtà ricerche ampelografiche e sul dna, hanno messo in luce l’assoluta diversità dei due vitigni. Il caprettone non ha un corredo aromatico molto intenso, ma ha una buona struttura ed equilibrio. Col tempo è capace di esprimere note minerali e fumé, tipiche del vesuviano. Lo spumante riposa 24 mesi sui lieviti, nel bicchiere apprezziamo un perlage fine e persistente, una buona struttura, note fruttate, mineralità e freschezza. Un metodo classico particolare, che si fa apprezzare per la sua fedeltà al terroir.
Il Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Munazei Doc 2013 è caprettone 100%. È un vino interessante, fortemente territoriale, che esprime note agrumate, di erbe aromatiche, ma soprattutto una viva mineralità, con accenni di pietra focaia.

Cantine Astroni

Alle Cantine Astroni assaggiamo il Cratere Rosso Lacryma Christi del Vesuvio Dop 2013, composto da piedirosso, aglianico e sciascinoso. Quest’ultimo è un vitigno autoctono campano, quasi sempre usato nei tagli per la poca struttura e l’alta acidità. Il vino è piuttosto complesso, le note fruttate lasciano spazio a delicati sentori speziati. Buono l’equilibrio tra la trama tannica dell’aglianico, il piedirosso e lo sciascinoso.

Cantina Olivella

Alla Cantina Olivellaassaggiamo Katà - Catalanesca Igt del Monte Somma. La catalanesca è un vitigno arrivato dalla Catalogna durante la dominazione aragonese e impiantata sui terreni sabbiosi e vulcanici alle pendici del Monte Somma, dove ancora oggi è coltivata. In purezza esprime tutte le caratteristiche tipiche varietali: le note fruttate, in particolare d’albicocca e la grande mineralità dei terreni di origine vulcanica.

Vigne Chigi

Lasciamo il Vesuvio e ci spostiamo nel casertano, altra area di antichissima tradizione e di interessanti vitigni autoctoni ricchi di storia e di potenzialità ancora da scoprire. Da Vigne Chigi, degustiamo un buon Pallagrello Bianco Igp Terre del Volturno 2014. Le vigne sono a Pontelatone, alle pendici del Monte Friento.Il pallagrello è un antico vitigno autoctono, probabilmente d’origine greca, conosciuto da sempre per la sua qualità, tanto da essere uno dei preferiti alla corte dei Borboni. Il vino esprime note di agrumi, frutta esotica, melone e una spiccata sapidità. Un vino da scoprire, molto interessante.

Vestini Campagnano

Vestini Campagnano, invece, propongono una versione del Pallagrello bianco affinato in legno per 5 mesi. Le Ortole Pallagrello Bianco Igt Terre del Volturno 2013, è un vino complesso e strutturato, con sentori di frutta esotica matura, note di vaniglia, miele e una buona acidità. Il Pallagrello Nero Igt Terre del Volturno 2012 è un vino strutturato, che si giova dell’affinamento in barrique per oltre un anno, per ammorbidire l’esuberanza dei tannini. Tra gli aromi del bouquet, la frutta lascia spazio a note terziarie speziate e tostate.

Viticoltori del Casavecchia

Un altro rosso molto interessante è il Casavecchia. La leggenda racconta che all’inizio del ‘900, vicino a Prea sia stata trovata un’antica vite di dimensioni enormi, che ha poi generato le vigne della zona. Il casavecchia dona vini di grande struttura, destinati a un lungo invecchiamento. DaiViticoltori del Casavecchia, abbiamo assaggiato Erta dei ciliegi Igt Terre del Volturno 2013. Il 30% della massa matura in tonneau per 6 mesi, il resto il acciaio. Ha un colore intenso e un aroma prorompente di ciliegia, con note di spezie e di erbe officinali. I tannini, pur ammorbiditi dal passaggio in legno, sono ancora ben presenti al palato. Il Prea Igt Terre del Volturno 2011, invece, matura in tonneau per 18 mesi e solo dopo ulteriori 6 mesi d’affinamento in bottiglia è pronto per il mercato. Vale la pena aspettare. Un vino veramente importante. Grande struttura, unita a eleganza. Un bouquet di grande complessità, in cui prevalgono aromi di spezie e sentori balsamici. Tannini vellutati, buona acidità e grande persistenza.

Cantina I Borboni

Chiudiamo il tour nel casertano con un altro vitigno autoctono di grande fascino: l’asprinio d’Aversa. L’asprinio viene ancora oggi coltivato secondo l’antico sistema etrusco della vite maritata; un’importante testimonianza della viticoltura delle origini. Le viti vengono fatte arrampicare sui pioppi, creando spettacolari vigneti verticali alti decine di metri. Il vino viene poi vinificato e affinato in antiche grotte di tufo capaci di conservare temperatura e umidità costanti durante tutto l’anno. Dalla cantina I Borboni, assaggiamo lo Spumante Extra brut Millesimato 2013, un metodo charmat, che prevede 12 mesi di autoclave e successivi 12 mesi d’affinamento in bottiglia. Uno spumante citrino dalla viva acidità con piacevoli note minerali. Il Asprinio d’Aversa Doc Vite Maritata 2014 conferma le caratteristiche tipiche del vitigno, fresco, agrumato, con finale sapido e lievemente ammandorlato. Perfetto per accompagnare la mozzarella di bufala, nel più classico abbinamento del territorio.

a cura di Alessio Turazza
foto: Sorrentino Vini



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