22 Mag 2015 / 16:05

Vino in Villa 2015. Il punto sul Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene 2014

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Quattro giorni di arte, musica, letteratura e filosofia, ma soprattutto bollicine. A Vino in Villa in assaggio il Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene 2014. Annata difficilissima per il vino. Ma non per tutti.
Vino in Villa 2015. Il punto sul Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene 2014
Quattro giorni di arte, musica, letteratura e filosofia, ma soprattutto bollicine. A Vino in Villa in assaggio il Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene 2014. Annata difficilissima per il vino. Ma non per tutti.
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Vino in Villa, l'iniziativa organizzata dal Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg si è conclusa il 17 maggio tracciando il punto sull'annata 2014. Un'annata difficile, segnata da un clima ostile che ha messo in difficoltà molti produttori di vino. Ma come è andata a Conegliano col suo prodotto più famoso? Se ne è tracciato il profilo durante i quattro giorni di bollicine, arte, musica, letteratura e filosofia, che hanno intrecciato gli itinerari del vino con la cultura e le bellezze del territorio. Hanno partecipato agli incontri alcuni importanti protagonisti della scena artistica, dal musicista Enrico Rava allo scrittore Tiziano Scarpa, dal filosofo della scienza Giulio Giorello al critico d’arte Vittorio Sgarbi.
Un’occasione importante per fare anche il punto sul Prosecco Superiore e il suo successo in Italia e nel mondo. Un successo che nasce dalla fragranza, dall’immediatezza, dalla gradevole semplicità di un vino che seduce un pubblico sempre più vasto. La sua storia inizia sulle incantevoli colline di Conegliano Valdobbiadene. La produzione del vino in questo territorio risale a tempi remoti e nei secoli il lavoro dell’uomo ha ridisegnato il paesaggio, creando uno scenario unico. Filari e vigne ricamano i versanti delle colline con scenografiche geometrie, che impreziosiscono una natura rigogliosa e incontaminata.

Dal 1876 a oggi

La storia del Prosecco inizia nel 1876, anno di fondazione a Conegliano della Prima Scuola Enologica Italiana, seguita nel 1923 dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura. Negli anni, in cantina si è poi perfezionata la spumantizzazione, con metodo Charmat, che prevede la rifermentazione in autoclave, per esaltare gli aromi del glera, vitigno semi-aromatico. Nel 1969 il Prosecco prodotto a Conegliano Valdobbiadene riceve la Denominazione di Origine Controllata e nel 2010 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, massimo riconoscimento qualitativo per i vini italiani.

I numeri del Prosecco Superiore

Stiamo parlando di una denominazione che nel 2014 ha prodotto oltre 79 milioni di bottiglie, con un valore complessivo al consumo di 515 milioni di euro. Il mercato italiano assorbe circa il 57% del prodotto, mentre la quota del mercato estero ha raggiunto il 43%. Il 70% delle esportazioni è destinato ai mercati dei Paesi europei, soprattutto Germania, Svizzera, Inghilterra, Belgio e Austria. In costante crescita anche le esportazioni verso i Paesi extraeuropei con Usa, Canada, Australia e Nuova Zelanda a farla da padroni. Uno scenario molto positivo e con ulteriori margini di crescita, visto il gradimento che continua a incontrare il Prosecco Superiore.

Brut, Extra dry o Dry?

Oggi sul mercato sono presenti tre diverse tipologie di Prosecco Superiore. La tradizione dice Extra Dry. È la versione con un residuo zuccherino piuttosto alto (da 12 a 17 gr/l), che ha reso famoso il Prosecco. Profumi di pera e mela, lievi note agrumate e floreali, al palato risulta morbido, ma sostenuto da una vivace acidità. È sempre stato considerato un ottimo aperitivo e a tavola ideale accompagnamento di minestre, pasta con verdure e sughi delicati o formaggi freschi. Il Prosecco Superiore Brut attualmente rappresenta il 30% della produzione. Una percentuale triplicata negli ultimi 15 anni, a conferma del progressivo successo di questa tipologia.
Oggi il gusto del pubblico, soprattutto giovane, sta cambiando. La versione più moderna, al passo con i tempi e le tendenze del mercato è quella Brut (residuo zuccherino da 0 a 12 gr/l). Profumi d’agrumi, gusto meno fruttato, più fresco e sapido. Il Prosecco Brut è sicuramente più adatto come aperitivo e trova una vasta gamma di abbinamenti a tavola: con antipasti, frutti di mare e piatti di pesce, tanto da diventare un perfetto spumante a tutto pasto.
La versione Dry è da sempre la meno diffusa. Privilegia le note fruttate e il gusto suadente (residuo zuccherino da 17 a 32 gr/l.). Il suo abbinamento tradizionale è con i dolci secchi, ma si sposa bene anche con i piatti piccanti e speziati delle cucine orientali. È la versione resa famosa dal Cartizze, il cru più prestigioso della denominazione. Una collina di 107 ettari nel comune di Valdobbiadene, che per composizione dei terreni, esposizioni e particolare microclima, da sempre produce i vini migliori del territorio. Oggi anche Cartizze si sta adeguando alle nuove richieste di mercato e quasi tutte le aziende producono anche la versione Brut.

Il 2014, un’annata difficile ma ricca di sorprese

La vendemmia 2014 è stata una delle più problematiche degli ultimi anni. Le basi spumante sono tra i vini che hanno risentito meno delle pessime condizioni climatiche dell’annata. Inoltre la creazione di una cuvée permette comunque di riequilibrare, in sede d’assemblage, i vari vini base in modo da ottenere un risultato generalmente all’altezza delle aspettative. In linea di massima il Prosecco Superiore del 2014 si rivelerà solo un po’ meno fruttato e pieno del solito, ma spesso più elegante e sottile. Nelle migliori espressioni, queste caratteristiche del millesimo potrebbero anche rivelarsi una cifra espressiva interessante e una piacevole sorpresa per chi ama vini più esili e nervosi.
Sicuramente è stato più complesso produrre la versione Rive. Ovvero, gli spumanti realizzati esclusivamente con le uve provenienti da un solo comune o addirittura da un unico vigneto. Nel bene e nel male, le versioni Rive sono le espressioni più tipiche e caratteristiche del territorio, sono quelle che risentono maggiormente di condizioni climatiche particolari, anche perché sempre millesimate. Anche in questo caso ritroviamo la tendenza già evidenziata, ma spesso più accentuata, a seconda dell’esposizione e del microclima di ogni singolo terroir.

a cura di Alessio Turazza

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