6 Ott 2015 / 11:10

Giuseppe Martelli lascia Assoenologi: “E adesso largo ai giovani”

Dopo l'annuncio dell'addio all'associazione che ha guidato per 38 anni, il direttore di Assoenologi a tutto tondo sull'Italia del vino: dalla vendemmia al caso Sauvignon. Con l'analisi export del primo semestre 2015: “Finalmente si cresce in valore”

Giuseppe Martelli lascia Assoenologi: “E adesso largo ai giovani”

Dopo l'annuncio dell'addio all'associazione che ha guidato per 38 anni, il direttore di Assoenologi a tutto tondo sull'Italia del vino: dalla vendemmia al caso Sauvignon. Con l'analisi export del primo semestre 2015: “Finalmente si cresce in valore”

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Dice di aver già dato tutto ciò che poteva alla categoria che rappresenta e per questo può andar via senza rimpianti ma, da quanto emerge dalla lunga intervista che ci ha rilasciato, di opinioni e saggi consigli da dare ne avrebbe ancora molti. Da quasi 40 anni, quando si parla di enologi ed enotecnici l'associazione mentale è immediata: Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi è sempre stato un punto fermo nella “geopolitica italiana del vino”. In questa intervista esclusiva, all'indomani dell'annuncio del suo addio all'associazione, ci racconta cosa significa essere enologo e come questa figura sia cambiata negli anni. Ma soprattutto guarda al futuro: dalla previsioni per la vendemmia in corso alle prossime sfide sui mercati. Intanto partiamo dal suo di futuro.

 

Cos'è Assoenologi

L'Associazione Enologi Enotecnici Italiani è stata fondata nel 1891 ad Asti da Arturo Marescalchi. Oggi raggruppa e rappresenta quasi 4.000 tecnici attivi su tutto il territorio nazionale. La sede centrale è a Milano, ma ci sono 17 sedi periferiche in tutto lo Stivale. Obiettivo primario è la tutela degli iscritti sotto il profilo sindacale, etico, giuridico ed economico, oltre che rappresentare la categoria a tutti i livelli. L'Associazione ha rappresentanti ufficiali al Comitato di esperti dell'Unione Europea, al Comitato nazionale vini e al Tavolo di filiera vitivinicola del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, all'Union Internationale des Oenologues e all'Organisation internationale de la vigne et du vin. Il presidente in carica per il triennio 2013/2015 è l'enologo Riccardo Cotarella. Direttore generale dal 1978 e fino a marzo 2016 è Giuseppe Martelli.

 

In molti se lo sono chiesti: perché ha lasciato? Un Giuseppe Martelli in pensione non riusciamo proprio ad immaginarcelo: di cosa si occuperà a partire da marzo?

Perché la carta d'identità non mente. Il prossimo marzo, quando il mio mandato terminerà, saranno 38 dei miei 66 anni. Penso di aver dato tutto quello che potevo e dovevo all'Assoenologi. Quello di direttore generale di un'organizzazione di categoria come questa è un lavoro bellissimo, ma anche assai gravoso. E quindi largo ai giovani. Intanto per qualche mese mi riposerò, visto che sono almeno vent'anni che non faccio delle vere ferie.

 

Ha in mente un “erede” spirituale per la direzione di Assoenologi?

Sinceramente no. Ho un Consiglio Nazionale formato da 28 qualificati colleghi che, sono certo, sapranno scegliere la persona più adatta per il futuro di Assoenologi. Sarà sicuramente una persona preparata e appassionata al tipo di lavoro che l'attende.

 

L'addio all'Associazione arriva proprio in corso di vendemmia. Che annata sarà per il vino italiano?

Credo ottimo. Come mi auguro venga giudicato - se non tutto, almeno in buona parte - il lavoro che ho fatto. Battute a parte, tutto fa ipotizzare una produzione italiana ai massimi livelli. I dati elaborati da Assoenologi danno una produzione compresa tra i 46 ed i 47 milioni di ettolitri, ossia nella media pluriennale e, come dicevo prima, di qualità ottima con diverse punte di eccellente. Sarà uno dei migliori millesimi degli ultimi dieci anni. Ma quello che conta non è tanto produrre quanto vendere.

 

Appunto, vendere e vendere bene. Lo stiamo facendo?

Direi di sì. Il vino italiano piace e rimane il più venduto in diversi importanti mercati. I dati del primo semestre 2015, che ho recentemente elaborato, dicono che rispetto allo stesso periodo del 2014, abbiamo incrementato il valore del 6,5%, sia pure con un leggero calo dei volumi -1,6%. Il che vuol dire che mandiamo all'estero meno prodotto, ma di più alta qualità e di maggior valore aggiunto.

 

Testo Unico. Assoenologi è tra i firmatari della proposta: a che punto siamo? Cosa chiede la categoria degli enologi?

La nostra categoria chiede che l'articolato sburocratizzi veramente il settore vitivinicolo italiano e quindi non si limiti all'attualizzazione delle norme. La filiera vitivinicola, ossia le categorie del settore, stanno lavorando a pieno ritmo sui testi del relatore Massimo Fiorio ma, visti gli impegni parlamentari di questi ultimi mesi dell'anno, non credo che entro il 2015 il provvedimento possa essere approvato. Il problema sta poi nei decreti applicativi, che sono oltre 30, alcuni dei quali piuttosto ostici.

 

Rimaniamo sull'attualità: caso Sauvignon. In queste settimane in cui la categoria degli enologi (con i dovuti distinguo, ovviamente) è nell'occhio del ciclone per questa vicenda, lei che idea si è fatto?

La posizione di Assoenologi è quella di sempre. Lo spartiacque tra quello che si può e non si può fare è la legge. Chi volutamente non vuole rispettare le regole, sia esso produttore, enologo, imbottigliatore, va perseguito, in modo che gli onesti non paghino più per i disonesti.

 

Expo, è già iniziato il conto alla rovescia per la chiusura del 31 ottobre. A suo avviso come se l'è cavata il vino italiano?

Molto bene. Il palazzo del vino, in base ai dati in mio possesso, ha funzionato bene e i riscontri sono più che positivi. Mi auguro che l'effetto Expo contribuisca ad una sempre maggiore affermazione delle nostre bottiglie sui mercati internazionali.

 

Molto spesso, quando si parla di mercati internazionali, si far riferimento all'elevato numero delle denominazioni italiane: dal suo punto di vista, rappresenta una ricchezza per il nostro Paese o un limite?

Una ricchezza da una parte, un limite dall'altra. Sono stato sempre dell'idea che le 'denominazioni di carta' vengano tolte. Oggi la legge 61/2010 all'articolo 9 lo permette. Sto redigendo uno schema che metta in luce le Doc e le Igt non rivendicate. Mi auguro che il Ministero lo approvi.

 

Entriamo nello specifico della categoria che rappresenta. Nei suoi 40 anni di carriera, com'è cambiata la figura dell'enologo e come si evolverà ancora?

È cambiata moltissimo. Non è facile condensare in poche parole la storia di un'evoluzione che è poi quella del settore vitivinicolo italiano. Oggi anche i più scettici si sono convinti che la tradizione da sola non risolve i problemi e che il vino, come qualsiasi altro prodotto biologico alimentare, senza tecnologia, solo casualmente può essere di qualità.

 

E nel tempo si è evoluto anche il gusto del consumatore. Come sta cambiando? E quali sono le differenze tra l'Italia e gli altri Paesi di destinazione?

Il discorso è piuttosto complesso. In sintesi ritengo che certi profumi, molti sapori, insomma sensazioni ed emozioni, che oggi apprezziamo nell'uva e nel vino, sono sempre esistiti. Solo che una inadeguata tecnologia non permetteva di metterli in evidenza per cui, anche il consumatore acculturato, si era fatto una concezione di alcuni vini che oggi ha abbandonato. Diverso il discorso per i consumatori dei cosiddetti Paesi emergenti dove spesso il vino viene inteso in modo assai diverso da come lo intendiamo noi. Qui il lavoro è più arduo e più lungo, ma sono certo che i nostri lungimiranti imprenditori raggiungeranno lo scopo.

 

A proposito di evoluzione: la categoria di enologi ed enotecnici ha sempre avuto delle “quote celesti” predominanti. Ci sono segnali di cambiamento?

Molti ruoli sono e credo rimarranno maschili. Nonostante ciò alcuni si stanno evolvendo al femminile in particolar modo per ciò che riguarda i controlli analitici e la commercializzazione. Sta di fatto che i dati in mio possesso dicono che solo il 6% degli enologi è "rosa" e di questa percentuale il 43% è inserita come tecnico, il 16% svolge l'attività di libero professionista, il 12% è proprietario di azienda, mentre solo il 7% è direttore di cantina.

 

Domanda scontata che suona un po' come “viene prima l'uovo o la gallina”: il vino si fa in vigna o in cantina?

Ogni vino nasce in vigneto e quindi la sua qualità è lì impostata. Se puoi vuole chiedermi dove il prodotto deve avere maggiori attenzioni, le rispondo che sicuramente il vino bianco, avendo tra le sue caratteristiche principali l'ampiezza dei profumi, il mantenimento degli aromi, la freschezza e la delicatezza nei sapori, richiede maggiori attenzioni dalla vinificazione all'imbottigliamento.

 

a cura di Loredana Sottile

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri dell'1 ottobre

http://www.gamberorosso.it/settimanale/1022941-1-ottobre-2015

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