19 Dic 2015 / 12:12

Versi di vini. Vino e poesia, i poeti greci e il symposion

Poesia e vino atto secondo: viaggio nei versi al sapor di vino della Grecia antica, quella dei simposi, consessi raffinati e coltissimi, dove non mancava mai il vino, fonte di ispirazione e tema per tanti versi.

Versi di vini. Vino e poesia, i poeti greci e il symposion

Poesia e vino atto secondo: viaggio nei versi al sapor di vino della Grecia antica, quella dei simposi, consessi raffinati e coltissimi, dove non mancava mai il vino, fonte di ispirazione e tema per tanti versi.

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Con i lirici del VII e VI secolo a.C. il vino, con esso l’amore, diventa protagonista delle opere poetiche. È l’epoca del symposion. Termine che in greco significa “stare insieme”, riunirsi per il piacere di parlare di filosofia, politica, arte e scienza. E non mancavano occasioni di svago, con intermezzi di musiche, danze e canti e rime, in un contesto raffinatissimo. Qui le liriche a tema abbondano, noi abbiamo scelto queste: due di Alceo e due di Anacreonte.

 

Alceo

Nato a Mitilene, nell’isola di Lesbo, da nobile famiglia, Alceo (630-560 a. C. ) è uno dei più noti poeti di questo periodo, prese parte alle lotte politiche della sua città . Scrisse canti conviviali e canti rivoluzionari che lo costrinsero all’esilio.

 

Frammento

Beviamo. Perché aspettare le lucerne?Breve il tempo.

O amato fanciullo, prendi le grandi tazze variopinte

Perché il figlio di Zeus e di Sèmele

Diede agli uomini il vino

Per dimenticare i dolori.

Versa due parti di acqua e una di vino

E colma le tazze fino all’orlo:

E l’una segua subito l’altra.

 

Il dolce vino

Mesci dentro la tazza, o Melanippo, il vino:

mesci e beviamo: pensi, dopo il guado nerigno

del vorticoso Stige e della fonda gora,

pensi raggiante lume di rivedere ancora?

Sisifo che lo scettro aveva e molte molte

esperienze, credeva di sfuggire alla morte

non lo salvò l’astuzia e il destino lo torse:

lo Stige vorticoso egli solcò due volte.

Una tremenda pena lo affatica e lo muove,

sotto la negra terra: la condanna di Giove.

Beviamo il dolce vino, Melanippo, e l’oblio.

 

Anacreonte

Di Anacreonte (570-485 a.C.) ci restano circa centosessanta frammenti. Lo sfondo della sua poesia è costituito dal symposion che, alla corte dei tiranni greci dove visse per diversi anni, doveva avere caratteri di particolare raffinatezza, dei quali Anacreonte si servì per i suoi versi di genere amoroso se non addirittura erotico.

 

Con il bere annullo tutti i miei guai;

che importa se sono povero?

Quando bevo sono ricco come il ricco Creso.

Mi viene una gran voglia di cantare

mentre me ne sto sdraiato, coronato d’edera.

Ecco: sono padrone del mondo

e se tu vuoi, o soldato,

va pure alla guerra.

Quando sarai caduto, trafitto,

io sarò ubriaco, sì, ma ben più vivo di te.

 

Chiudiamo con un frammento che ben inquadra il suo “quieto vivere”:

 

Cenai con un piccolo pezzo di focaccia.

Ma bevvi avidamente un’anfora di vino;

ora l’amata cetra tocco con dolcezza

e canto amore alla mia tenera fanciulla.

 

a cura di Giuseppe Brandone

 

Per leggere Versi di vini. Vino e poesia, dalla Cina alla Persia clicca qui

 

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