30 Gen 2016 / 17:01

Versi di vini. Antica Roma: Gaio Valerio Catullo

Continua la nostra rubrica sulla poesie dedicate al vino. Stavolta è il momento del poeta dei versi levigati, delle liriche appassionate e del tormentato amore per Lesbia. Ma non manca, nei Carmina, di dedicare alcuni versi al vino.

Versi di vini. Antica Roma: Gaio Valerio Catullo

Continua la nostra rubrica sulla poesie dedicate al vino. Stavolta è il momento del poeta dei versi levigati, delle liriche appassionate e del tormentato amore per Lesbia. Ma non manca, nei Carmina, di dedicare alcuni versi al vino.

a cura di

Catullo

Catullo (84 – 54 a.c.) è uno dei massimi poeti latini e pur essendo nato a Verona e morto a Sirmione, visse molto a Roma, frequentandone l’ambiente letterario. Fu trascinato per diversi anni nelle spire di Lesbia con una forte passione tra momenti di quiete (pochi) e di ostilità (molti). La sua attività poetica è sfociata nei Carmina, raccolta di 116 liriche ricche di uno stile raffinato e temperato da espressioni della lingua parlata. Svariati i temi che vanno dall’amore all’amicizia, dalla natura alla sua Sirmione, dalla disperazione alla gelosia.

 

Ragazzo, se versi un vino vecchio.

Ragazzo se versi un vino vecchio,

riempine i calici del più amaro,

come vuole Postumia, la nostra regina

ubriaca più di un acino ubriaco.

E l’acqua se ne vada dove le pare

a rovinare il vino, lontano,

fra gli astemi: questo è vino puro.

Ieri Licinio, per passare il tempo

ci siamo divertiti a improvvisare

sui miei quaderni in delizioso accordo.

Scrivendo versi, abbiamo perso l’anima…

a misurarci su questo o quel metro,

uno dopo l’altro, nell’allegria del vino.

E me ne sono andato di là incantato,

Licinio, dalla grazia del tuo spirito,

così turbato da scordarmi di cenare,

da non riuscire nemmeno a chiudere occhio:

vinto dall’emozione mi sono rivoltato

dentro il letto smaniando che facesse giorno

per poterti parlare, per stare con te.

Ma ora che morto di stanchezza, il mio corpo

senza più forze sul letto ha trovato pace,

ho scritto per te, amico mio, questi versi

perché tu potessi capire la mia pena.

Non essere sprezzante, non respingere

di grazia, occhi miei, le mie preghiere:

provocheresti il castigo di Nemesi.

È una Dea terribile, non offenderla.(apportatrice di mali nel mondo )

 

Ancora alcuni versi sempre presi dai Carmina :

Versami vino (da poesie XXVIII)

 

Versami vino via via più puro

ragazzo del Falerno…

e voi sparite

dove volete, lontano da qui

pesti del vino, acque. Tra gli astemi

esiliatevi…

 

Porta con te (da Poesie XIII)

Porta con te oltre al favore divino

Fabulo mio, la più scelta cucina

e un fiore di ragazza e vini e sali

e una gioia di vivere sfrenata.

Se vorrai fare in casa mia

una cena incantevole

 

Ovviamente quando scrisse queste liriche, la storia tempestosa con Lesbia era già finita!

 

a cura di Giuseppe Brandone

 

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