13 Feb 2016 / 17:02

Versi di vini. Virgilio: quando il vino è amicizia

Continuiamo il nostro girovagare tra le pagine de poeti antichi per scoprire come cantavano il vino. Arriviamo oggi all'altissimo poeta: Virgilio. Che vede nella condivisione del vino la celebrazione dell'amicizia.

Versi di vini. Virgilio: quando il vino è amicizia

Continuiamo il nostro girovagare tra le pagine de poeti antichi per scoprire come cantavano il vino. Arriviamo oggi all'altissimo poeta: Virgilio. Che vede nella condivisione del vino la celebrazione dell'amicizia.

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Publio Virgilio Marone (70 a.C – 19 a.C.) nato nei pressi di Mantova (Andes) è stato uno tra i maggiori poeti dell’antichità classica, autore, come tutti sanno, di opere come l’Eneide, le Georgiche e le Bucoliche.

Dell’Eneide riportiamo parte del canto primo in cui il vino è presente in un momento religioso e culturale: qui il nettare è l’artefice di una particolare atmosfera. Lo sfondo è un’ampia sala luccicante d’oro e di luci, nella quale, insieme ai Troiani guidati da Enea, sono accorsi anche i cittadini che, invitati dalla regina Didone, si trovano ora felicemente uniti e con il vino rinsaldano la loro amicizia.

 

Appena finito il banchetto, i valletti levarono

i cibi dalle mense e vi posero grandi

vasi colmi di vino sino all’orlo. Il palazzo

rimbomba di gioioso strepito e i convitati

fan risuonare le voci per le stanze spaziose;

lampade accese pendono dai soffitti dorati,

le fiamme delle torce vincono la notte.

Allora la regina chiede la coppa d’oro

e di gemme in cui Belo ed i suoi discendenti

hanno sempre bevuto e la riempie di vino;

si fa dunque silenzio: “Giove – dice Didone –

tu che proteggi gli ospiti, consenti che questo giorno

sia lieto per i Tiri e per gli esuli troiani,

che i nostri discendenti ne serbino memoria.

Ci assistano Bacco creatore di gioia

e la buona Giunone. E voi Cartaginesi

con animo lieto celebrate il convito!”

Così dicendo versa qualche goccia di vino

in onore di Giove sulla mensa, poi sfiora

il vino con le labbra e porge la coppa

a Bizia, incoraggiandolo a bere; Bizia vuota

a gran sorsi la tazza spumante, che poi passa

di mano in mano a tutti. Jopa, dai lunghi capelli,

allievo del grande Atlante, suona la cetra dorata.

Canta la luna errante e le fatiche del sole,

l’origine delle bestie e del genere umano,

l’origine dei fulmini e della pioggia.

I Tiri applaudono, seguiti dai Troiani.

 

traduzione di Cesare Vivaldi

 

 

a cura di Giuseppe Brandone

 

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