14 Mar 2016 / 14:03

Sorgentedelvino LIVE 2016. Note a margine

Vien da chiedere oggi, cosa dovrebbe essere una fiera del vino. Buon tema, rispondiamo noi, da poco reduci da Sorgentedelvino LIVE 2016, tenutasi a fine febbraio a Piacenza.

Sorgentedelvino LIVE 2016. Note a margine

Vien da chiedere oggi, cosa dovrebbe essere una fiera del vino. Buon tema, rispondiamo noi, da poco reduci da Sorgentedelvino LIVE 2016, tenutasi a fine febbraio a Piacenza.

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Il vino e le sue manifestazioni

Le manifestazioni legate al vino si sono moltiplicate a dismisura in questi anni, auspicando di trasformare la marginalità di molti territori in valore, distinzione, verità locale, tutti fattori che oggi portano le periferie al centro dell'attenzione. Alcune assise simili vengono organizzate da associazioni di viticultori, costituendo un momento privilegiato per i propri associati.

A Piacenza, invece, Sorgentedelvinoè nata dall'entusiasmo dell'associazione Echofficine, la quale da otto anni porta avanti una filosofia che poggia le proprie radici all'interno del grande (e sempre in crescita) mondo del vino naturale, cosi come dell'agricoltura sostenibile.

 

Vino naturale, vino di tradizione, vino di territorio. E fiere di piccolo taglio

Ma che cos'è il vino naturale? Non sarà quest'articolo – di sicuro – a spiegarlo, tanto meno a contornarne una definizione, ma sempre più si fa strada l'idea che non può esistere vino naturale senza una precedente operazione di radicamento nella propria storia e nella propria terra. Ritroviamo le medesime inclinazioni in quelle che gli stessi organizzatori definiscono come temi fondanti del loro agire: vino naturale, vino di tradizione, vino di territorio.

Non ci sono “stand” in questo tipo d'assise, ma tavoli molto prossimi l'uno all'altro in cui confrontarsi direttamente con gli oltre 150 produttori, molto accurati nel consacrare il proprio tempo in una degustazione che spazia in quasi tutti i vini prodotti dalle singole aziende.

Se per caso qualcuno ha vissuto “solo” l'esperienza di Vinitaly, non esitiamo a collocare questa manifestazione quasi all'opposto di quella veronese: innanzi tutto perché quella scaligera è una grande fiera internazionale che sempre più si rivolge a professionisti e buyers, nella quale l'invito è strumento tassativo per accedere; diversamente il biglietto d'accesso ha una cifra tutt'altro che simbolica, atta prevalentemente a selezionare visitatori attinenti la finalità della manifestazione.

 

Il pubblico delle fiere

A Sorgentedelvino, al contrario, specie nel giorno meno popolare di lunedì, si nota un pubblico eno-entusiasta, eterogeneo, affatto disinteressato che colmava del tutto quel rapporto diretto, uno ad uno, che la disposizione di semplici e schietti tavoli di degustazione, senza fronzoli coreografici, ben rappresentano: un produttore da un lato, un amante del vino dall'altro.

I maligni potrebbero pensare che tale atteggiamento apra le porte anche a un pubblico non proprio raffinato, magari contento solo di poter bere: nulla di più distante da Sorgentedelvino, dove i produttori provenivano da tutte le regioni dello stivale (mancava solo il Molise) e con qualche significativa presenza estera. Molta l'attenzione sui territori meno in luce della Penisola, possiamo dire che le Doc più prestigiose erano minoranza ed anzi, spesso, a favore di luoghi di nuovo interesse come la Valle Camonica, oppure di antico pregio oggi tutto da riscoprire, come Botticino. Ma non mancano realtà in crescita come i Lambruschi della collina reggiana, oppure aziende dell'Alto Adige focalizzate sulla promozione di nuovi vitigni che non necessitano trattamenti.

Davvero particolare la “fauna” delle persone che si recano a Piacenza, e se non è raro imbattersi in alcuni ristoratori che approfittano di questo crocevia naturale tra alcuni assi autostradali per rifornirsi (i prodotti sono tutti direttamente acquistabili in fiera) presso le proprie aziende preferite, abbiamo incrociato, con non poco compiacimento, gruppi di studenti di scuole agrarie (quanto avremmo bisogno di enologi ben preparati e sensibili al vino naturale!). Incuriositi, abbiamo scambiato con loro qualche parola, prossimi allo stesso tavolo di degustazione, per capirne di più: molti di essi erano studenti di enologia o, must del momento, di corsi di laurea in scienze alimentari o discipline alberghiere. Potrebbe essere un dettaglio non significativo in quest'epoca dai facili entusiasmi, specie per ciò che si presenta come organico, ma visitando a posteriori il sito della fiera, notiamo una sezione dedicata a “Cerco-offro passaggio in macchina” per raggiungere la manifestazione: una specie di BlaBlaCar del vino.

Conversando con Barbara Pulliero dell'associazione Echofficine, scopriamo che la loro attività è rivolta a promuovere in generale un'agricoltura sostenibile e che il loro gruppo di lavoro proviene da Ziano Piacentino nella Valtidone, il comune più vitato d'Italia. Non meraviglia che proprio in un luogo di grande frammentazione della proprietà agraria, riunita poi sotto strutture cooperative tra le maggiori del nostro paese, un gruppo di persone si sia messo in discussione per dare vita a una manifestazione che mettesse la coltivazione della vite al centro.  

 

Gli assaggi

Passeggiando nel padiglione unico della fiera abbiamo testato molte buone realtà fra cui quella di Antonio Ligabue viticoltore a Capo di Ponte, cuore della Val Camonica. La sua azienda poggia su declivi, un tempo piccole gole di sfogo per ruscelli primaverili: un terroir che il viticoltore interpreta con propensione alla prolungata maturazione delle uve da cui nascono, inediti per la montagna lombarda, petit arvine, fumin e ciliegiolo. Abbiamo apprezzato in particolare il Merlot Badalisc, che coniuga note di rusticità mai eccessive con la tipicità del frutto.

Da una montagna all'altra, andiamo in una delle più vecchie DOC d'Italia, sempre in provincia di Brescia, da uve barbera e sangiovese ed in minor quantità marzemino e schiava nasce il Pià della Tesa dell'azienda Noventa, della quale sottolineiamo un'attenzione per il Cru e la conseguente valorizzazione delle differenze nel terroir. Sotto uno strato fertile di poco spessore inizia il marmo, le argille in cui affondano le radici le piante hanno origine diversa e la trasmissione nel bicchiere è alquanto percepibile, prodotti assai netti giocati sulla finezza del tannino, mitigati da note di pepe bianco e spezie, ricordi di liquirizia dolce.

Nella frazione Bricco del comune di Neive troviamo uno dei produttori più particolari ed eclettici della manifestazione, “sperimentatore tradizionale”, è con quest'ossimoro che vogliamo definire il lavoro in vigna di Fabio Gea, il quale vinifica il nebbioloin molte declinazioni diverse, tutte grandi espressioni delle colline neivesi, tra le quali ricordiamo un minerale vino rosato e la grande espressione del Langhe Nebbiolo Nòtu.

Ci spostiamo verso est ed incontriamo Azienda Giovanni Menti, condotta dal figlio Stefano, inutile raccontare ancora della proverbiale attenzione per la garganega (senza dimenticare la durella), che qui troviamo interpretata anche con fini macerazioni sulle bucce (Monte del Cuca), abbiamo avuto occasione di assaggiare il Vin de Granaro, da garganega passita, legata, appendendola al tradizionale picaio vicentino, la riduzione porta ad una resa non superiore al 20% del peso originario del frutto, dopo fermentazioni discontinue operate da lieviti indigeni, affina per anni in caratelli non tostati. Ne risulta un prodotto dalle spiccate note balsamiche, in cui l'acidità volatile è raffinata alleata dei suoi anni, per un vino dalla memoria orientale di grandi agrumi calabro-ellenici canditi (bergamotto, chinotto e cedro), nota d'incenso.

Siamo in Emilia e come non toglierci il cappello e, alla francese, dire “chapeau” ai gagliardi produttori di vini frizzanti che salutiamo con piacere grazie alle antiche fermentazioni in bottiglia? In tal senso il piacentino Gaetano Solenghi propone un Gutturnio Frizzante, fermentato sui propri lieviti,di cui apprezziamo il corretto rapporto di permanenza in macerazione, il quale, per una buona bollicina, non dovrebbe mai eccedere. Ne risulta un vino rubino intenso, viola: proprio come i suoi sentori di mammola e prugnole selvatiche. Stesso discorso per l'azienda Ferretti di Campegine (RE), la quale nella prima collina dell'appennino reggiano (macro esposizione a Nord) produce essenzialmente due varianti (chiaro e scuro) di un uvaggio di più lambruschi, la cui buona parte sono da vitigni autoctoni di quelle alture, come il malbo gentile.

Il vino naturale è oggi ad una tappa fondamentale del proprio percorso, quella di abbracciare un pubblico sempre più vasto, il quale non può più essere attratto solo dalla garanzia della salubrità del contenuto, ma pretende giustamente qualità nel bicchiere. Sorgentedelvino si colloca dunque come manifestazione cruciale per selezionare nuovi produttori, culla di un'imprenditoria verde consapevole che la partita si vince valorizzando la diversità ampelografica.

 

a cura di Luca Francesconi

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