1 Apr 2016 / 13:04

Appunti di degustazione. 10 annate di Aglianico del Vulture: Paternoster tra sontuosità e potenza

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Dieci annate di Aglianico del Vulture tra base, Don Anselmo e Rotondo: vini sontuosi e potenti che trovano nel Vulture il loro territorio elettivo

Appunti di degustazione. 10 annate di Aglianico del Vulture: Paternoster tra sontuosità e potenza

Dieci annate di Aglianico del Vulture tra base, Don Anselmo e Rotondo: vini sontuosi e potenti che trovano nel Vulture il loro territorio elettivo

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Dagli spumanti esportati nel mondo alla creazione di un rosso importante, potente e concentrato, elegante, espressione del Sud. Sempre Aglianico, sempre Paternoster, famiglia di imprenditori che racconta una tipica storia italiana. E che ha fatto la storia dei vini del Vulture.

 

La storia dell'azienda

Nel 1925 non era una scelta ovvia decidere di imbottigliare il proprio vino e venderlo etichettato. Soprattutto se non eri un’azienda veneta o piemontese, ma ti trovavi nel profondo sud dell’Italia. Ma nonno Anselmo – classe 1896 – era un uomo di carattere, che sapeva leggere i tempi, e guardare avanti”». A raccontarci la storia dell’azienda è Vito Paternoster, al timone oggi della cantina di famiglia. “Non era uno scenario facile, il nonno era tornato da poco dalla Grande Guerra. L’Italia viveva un momento difficile, ma lui seppe intravvedere delle possibilità... E così si spostò a vivere in paese e costruì la nostra cantina storica. Ma soprattutto ebbe l’intuizione di vendere il vino con il suo nome. Aveva creato il brand”. Anselmo inizia così a selezionare uve dalle vigne migliori del comprensorio del monte Vulture, il massiccio vulcanico che dà il nome al territorio.

 

Gli spumanti rossi

Nella sua cantina di Barile si vinifica l’aglianico, ma soprattutto si producono, con quest’uva, spumanti di grande successo, nella versione asciutta e amabile. “È singolare per noi oggi pensare che il vino più apprezzato di questo territorio possa essere uno spumante rosso”continua Vito “ma a quell’epoca era proprio così... E per il nonno iniziano anni di impegno e di soddisfazioni, e si aprono mercati ben oltre quello locale, dove fino a poco tempo prima vendeva il vino della sue vigne”.

Quello tra le due guerre è un periodo importante per la Paternoster. Mentre il figlio di Anselmo, Giuseppe (ma per tutti è sempre stato Pino) classe 1919, studia enologia a Conegliano, l’azienda cresce e prospera, e i vini e gli spumanti Paternoster si vendono con grande successo nelle regioni del nord Italia e si esportano in Nord e Sud America (“Espumante do Vulture” recitava una pubblicità venezuelana dell’epoca...), favoriti dalla massiccia emigrazione italiana nei due continenti. Nemmeno la seconda Guerra Mondiale riesce a frenare i Paternoster... Il paese è diviso, Pino è militare al Nord, Anselmo – da sempre socialista e antifascista – partigiano al Sud.

 

L'Aglianico del Vulture

A guerra finita la famiglia si riunisce e Pino, ormai terminati gli studi, porta la sua esperienza tecnica a Barile. Negli anni di Conegliano intuisce che la strada maestra per l’Aglianico del Vulture è quella del grande rosso da invecchiamento, e grazie alle botti in legno di rovere costruite per lui dal compagno di studi Giobatta Garbellotto, l’Aglianico del Vulture, abbandonate le tradizionali botti di castagno, entra in una fase nuova. È un rosso imponente, tannico e di struttura, ma anche di finezza, e comunque di grande longevità. L’Aglianico diventa il vino principale dell’azienda, nelle due versioni annata e Riserva. E così arrivano i premi e i riconoscimenti, il mercato cresce. L’azienda acquista altre vigne, fino ad arrivare ai 20 ettari di oggi, che comunque coprono solo una parte del fabbisogno.

I Paternoster sono sempre stati selezionatori, e conoscono vigna per vigna il territorio, e hanno legami consolidati dal tempo con i viticoltori. Le uve vengono in gran parte da due aree di Barile, dalla Valle del Titolo e da Macarico, ma anche da altri cru di pregio come Gelosia, Pian di Carro, Maschito. Nel 1971, su impulso di Pino Paternoster e di un gruppo di produttori, arriva finalmente da Doc Aglianico del Vulture.

 

Il Don Anselmo

Nel 1985, in pieno “rinascimento” del vino italiano” continua Vito “quando già io e i miei fratelli avevamo iniziato a contribuire a vario titolo all’azienda, nasce il Don Anselmo, la risposta lucana ai supertuscans. Oggi l’etichetta ha trent’anni, ma è sempre un aglianico al 100%, maturato in botti grandi e barrique, per oltre 20 mesi. Le uve sono il frutto di una selezione di una dozzina di vecchie e vecchissime vigne, che varia negli anni. E se la vendemmia non è all’altezza, preferiamo non realizzarlo, come è successo per cinque volte nella sua storia”.

 

Il cru Rotondo, il base Synthesi e la nuova cantina

Nel 1997 c’è il restyling delle etichette, e l’Aglianico del Vulture alla base della produzione diventa il Synthesi. E nasce il progetto più ambizioso dell’azienda, un Aglianico da un singolo cru: il Rotondo. Il vigneto è quello omonimo, ai piedi di Barile, nella Valle del Titolo. Solo legni piccoli, almeno per un terzo nuovi, per almeno un anno e mezzo sulle fecce fini. I risultati, come fu per il Don Anselmo, sono eccellenti. È un vino di grande concentrazione, di straordinario carattere. Anche questo è un vino che piace alla critica e al mercato.

 

Il nuovo secolo e la quarta generazione

Con il nuovo secolo dopo sei anni di lavori nel 2006 viene inaugurata la nuova modernissima cantina, nel podere di Villa Rotondo, circondata dalle vigne, mentre quella storica in paese rimane come magazzino e cantina d’invecchiamento.

In azienda fa il suo ingresso la nuova generazione, la quarta della famiglia. Si tratta di Fabio Mecca, enologo. Anche lui, come il nonno Pino, ha studiato alla Scuola Enologica di Conegliano Veneto, e con lui si è formato. Il debutto delle nuove etichette Docg è imminente, sarà con l’ottima annata 2012 che uscirà nel corso dell’anno. “Abbiamo lavorato anni per la Docg, siamo sicuri che segnerà una fase nuova per la Paternoster e per tutto il territorio”. Progetti? “Cresceremo a mano a mano che crescerà il mercato. Siamo strutturati per farlo. E abbiamo iniziato i preparativi per festeggiare il 100 anni di vita... Intanto, dedichiamo questo traguardo a chi ci ha preceduto. Ma continuiamo a lavorare per il futuro”.

 

Paternoster | c.da Valle del Titolo | Barile [PZ] | tel. 0972 770 224 | www.paternostervini.it| produzione annua: 150.000 bottiglie | ettari vitati: 20 | viticoltura: biologico certificato

 

 

La Verticale

 

Dieci annate di Aglianico del Vulture tra la linea base, il Don Anselmo e il Rotondo: calici che esprimono la sontuosità e la potenza di un vino che trova nel Vulture il suo territorio elettivo. Nei millesimi più vecchi l'Aglianico si esprime con grande carattere e complessità, e mette in mostra la sua naturale eleganza.

 

 

Aglianico del Vulture

 

1990

Un vino che sorprende per complessità e per i sentori vivi di frutti rossi maturi. Il suo corredo olfattivo è complesso ed elegante: ciliegia scura, prugna appassita, poi delicate nuance vegetali che si impongono nel bicchiere. La dolcezza fruttata è ben bilanciata dalla spalla acida e rende questo rosso ancora scattante e fresco, energico e indelebile al palato. La struttura è caratterizzata da austerità e morbidezza: ne esce una pienezza di gusto con tannini levigati e un calore che avvolge e invoglia alla beva. Ed è solo il vino più semplice...

Valutazione: 93

 

1985

Rosso granato e naso frenato un po' dalla riduzione, il 1985 è un vino che potremmo ritenere, a primo impatto, compiuto, ma pian piano si apre su sensazioni più articolate. I profumi si fanno intensi e i sentori di frutta rossa, come la ciliegia, si alternano con equilibrio alle note di pepe e caffè. Grande portamento gustativo e una tensione acida che ancora stupisce sebbene l'età. Quest’annata è stata particolarmente favorevole per l'Aglianico del Vulture. Non è un caso che sia anche quella d’esordio per il Don Anselmo.

Valutazione: 88

 

 

Aglianico del Vulture Rotondo

 

2011

Il nome del vino deriva dalle vigne in Contrada Rotondo, nel comune di Barile. Rosso rubino intenso e impenetrabile il 2011. Al naso rivela sentori di mora e gelso nero, accompagnati da aromi di erbe aromatiche e speziatura da pepe nero. Le note scure del sottobosco lasciano percepire un carattere fruttato anche al palato, dove l'eleganza si traduce in una lunga scia sapida e un tannino vibrante, di grande finezza. Ancora indietro nello sviluppo, ma di notevole tipicità.

Valutazione: 89

 

2000

Ha un colore rosso rubino ancora fitto nella trama e ricordi di amarena, erbe officinali e note di carruba. Col tempo vira alle tostature del legno: caffè, cannella, liquirizia e tabacco si pongono poi in primo piano. Sorso opulento e caldo e un frutto maturo che ne caratterizza la beva. È in una fase matura ma può ancora evolvere. Finale sapido di lunga persistenza.

Valutazione: 90

 

1998

Annata memorabile per l'azienda Paternoster che nel 2002 ottiene il Tre Bicchieri con l'Aglianico Rotondo. Compendio di aromi mediterranei e sentori di confettura di prugna e ciliegia, preserva il suo colore rubino cupo e vivace. Il tempo non ha scalfito la sua vitalità ma anzi gli ha concesso finezza e armonia e una trama tannica fitta e setosa. Un'annata favorevole che ha reso la freschezza del vino ancora attiva e quasi irruenta. Grande portamento gustativo e un fascino che invoglia alla beva.

Valutazione: 94

 

 

Aglianico del Vulture Don Anselmo

 

2010

Le uve selezionate per il Don Anselmo, dedicato alla memoria del fondatore, provengono da piccole vigne storiche di circa mezzo secolo collocate nel comune di Barile. Il 2010 è un rosso rubino abbastanza intenso incorniciato da un piacevole fruttato di visciola e mirtillo, seguito da sfumature floreali, aromi speziati di vaniglia e una nota eterea condita da una tostatura di caffè e cioccolato. In bocca un’acidità viva fa da filo conduttore agli aromi fruttati e balsamici, lasciando poi spazio a tannini avvolgenti e setosi e a un finale di grande freschezza. Una tensione che lo rende piuttosto giovane.

Valutazione: 92

 

2009

Rubino scuro, quasi cupo, regala un profumo intenso di mora e marasca matura per poi virare verso aromi di spezie, sentori balsamici e toni di caffè che appaiono nel finale. Bocca morbida, dotata di giusta freschezza e di un'importante vena sapida. Tannini ben integrati e un uso del legno di grande maestria. Assaggio deciso e ritmato.

Valutazione: 91

 

1997

Grande annata per l'Aglianico che in questa versione stupisce per l'integrità del frutto e l'armonia della beva. La maturità non l'ha scalfito, anzi veemenza e profondità sono alla base di questo rosso che si concede anche qualche divagazione floreale, seguita da sfumature di frutti rossi, carruba e note di pepe nero. Succoso, chiude fresco e lungo con tannini levigati che rendono il vino di estrema eleganza.

Valutazione: 95

 

1990

La tensione acida è il comune denominatore delle diverse annate di Aglianico della Paternoster. Tutte si distinguono per freschezza e carattere minerale, per l'energia “vulcanica” e per la concentrazione tipica dei vini di questa terra. Leggermente velato, di un rosso rubino cupo, il 1990 fa parte delle prime bottiglie di numerate prodotte dall'azienda. Si presenta nitido e con un frutto maturo, evidenziando una perfetta evoluzione. Palato succoso, sapido, di grande equilibrio e freschezza. Chiude su note boisé e balsamiche.

Valutazione: 92

 

1988

Il rosso rubino che caratterizza le annate più giovani in questa versione vira verso il rubino granata, con riflessi aranciati a causa del tempo trascorso. Anche il naso lascia percepire l'età del vino: le note ossidative colte a primo impatto virano verso sensazioni di frutta secca, sentori tostati, tabacco e cioccolato. Il tannino vivace qui perde un po' di tono, mentre la buona acidità lo sostiene nella beva.

Valutazione: 86

 

a cura di Marco Sabellico
ha collaborato Stefania Annese

 

 

Articolo uscito sul numero di Marzo 2016 del Gambero Rosso. Per abbonarti clicca qui

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