13 Apr 2016 / 16:04

Focus Vinitaly. Cronache da Verona. I nuovi scenari per il vino sui mercati eurasiatici

Di mercati eurasiatici si è parlato nel terzo giorno di Vinitaly nell’incontro “Codice unico del vino nei mercati eurasiatici”, organizzato da Business Strategies in collaborazione con Veronafiere. 

Focus Vinitaly. Cronache da Verona. I nuovi scenari per il vino sui mercati eurasiatici

Di mercati eurasiatici si è parlato nel terzo giorno di Vinitaly nell’incontro “Codice unico del vino nei mercati eurasiatici”, organizzato da Business Strategies in collaborazione con Veronafiere. 

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È sempre più importante fare l’analisi dei mercati come quello dell’Eurasia” ha detto il vice ministro delle Politiche Agricole, Andrea Olivero perché serve a favorire nell’export produttori e buyer. Ma per essere primi al mondo non solo in quantità, ma anche in valore aggiunto, sarà ancora più importante lavorare sulle aggregazioni, trovare i modi per comunicare la specificità italiana e sburocratizzare i processi”.

 

Il codice unico

Ed è proprio la sburocratizzazione il primo scenario che potrebbe aprirsi per il vino italiano in Eurasia (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) una volta che il suddetto codice entrerà in vigore. Per sgomberare il campo da equivoci, la comunità eurasiatica esiste dal 2014 sul modello di quella europea, sebbene sia molto meno conosciuta rispetto a quest’ultima. Si tratta di una unione originariamente solo doganale che, a mano a mano, ha finito per assumere un ruolo maggiormente economico. Il passo successivo è il suddetto codice unico che, se entrasse in funzione, porterebbe ad una sola norma di riferimento per il vino, unificando, aggiornando e razionalizzando leggi diverse per diversi Paesi. Ciò significa che le imprese avrebbero anche la possibilità di accedere ad un mercato più vasto dell’attuale, attraverso una procedura unica e semplificata. .

 

Le possibili conseguenze del codice unico

Il primo effetto sarebbe, quindi, l’apertura di nuove porte di accesso all’Eurasia alternativi a Mosca e San Pietroburgo. Ma non sono da sottovalutare neppure la riduzione dei tempi di sdoganamento e la riduzione dei costi di allestimento del prodotto, che non richiederebbe adeguamento per i differenti mercati. Si pensi, ad esempio che al momento, oltre alle differenze di accise, in alcuni Paesi membri della Uee sono vigenti misure protettive e differenziate del mercato interno: nella Federazione Russa è necessario versare una cauzione per l’importazione di alcol, mentre in Bielorussia bisogna ricorrere a importatori speciali senza i quali è impossibile fare arrivare alcolici nel Paese. Va da sé che, una volta arrivati all’unificazione, il sistema di distribuzione dovrebbe essere ristrutturato, e in particolare i piccoli operatori dovrebbero allearsi per rispondere alle richieste di un mercato allargato. Tuttavia, anche in un contesto più vasto, gli effetti sulla qualità non ne risentirebbero, anzi il codice unico prevede anche l’istituzione di un registro informatico unificato che consente la tracciabilità del prodotto. Ma è ancora prematuro parlare di tempi di approvazione nel nuovo regolamento: un anno, sei mesi? Non resta che aspettare e farsi trovare pronti.

 

La situazione dei mercati eurasiatici

Ma intanto diamo un’occhiata ai mercati in questione. Tra quelli che meritano particolare attenzione c’è sicuramente il Kazakistan che nel 2015, annus horribilisdel vino in Eurasia, ha fatto registrare un +34% in controtendenza rispetto alle perdite registrate in Russia dove, come sappiamo, purtroppo le esportazioni non stanno andando troppo bene. “L’export di vino italiano nella Federazione Russa” ha spiegato Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies“sta scontando un’impasse dovuta al contesto economico e geo-politico internazionale, che si è concretizzata in una perdita in valore del 30,6% tra il 2013 e il 2015. Tuttavia non possiamo sottovalutare la crescita complessiva delle vendite di vino italiano in Russia, che negli ultimi 10 anni – secondo le elaborazioni del nostro Osservatorio Paesi terzi - sono aumentate del 523,2%: il maggior tasso di incremento registrato nei Paesi emergenti. Solo nel 2015, un anno sicuramente critico, abbiamo venduto vino per un valore complessivo di oltre 181 milioni di euro. È importante insistere e continuare a presidiare questo mercato strategico, seguendo con attenzione anche le opportunità e le sfide poste dall’evoluzione dell’Unione Economica Eurasiatica”.

Fa ben sperare, in tal senso, il Forum di giugno di San Pietroburgo con l’Italia Paese ospite. E proprio in vista di questo appuntamento i ministri dell’Agricoltura di Italia e Russia, Maurizio Martina e Alexander Tkachyov, stanno discutendo una bozza di collaborazione tra i settori agricoli e vitivinicoli che verrà presentata nel corso del Forum. Segnali di imminente riappacificazione?

 

a cura di Loredana Sottile

 

 

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