21 Apr 2016 / 17:04

Vinitaly 2016. Sicilia, i vitigni autoctoni delle isole Eolie e Messina

a cura di

Un arcipelago vulcanico e i suoi vini. Malvasia delle Lipari, corinto nero, nocera. Sono gli autoctoni che tra le isole e la terraferma caratterizzano questa parte di Italia.

Vinitaly 2016. Sicilia, i vitigni autoctoni delle isole Eolie e Messina

Un arcipelago vulcanico e i suoi vini. Malvasia delle Lipari, corinto nero, nocera. Sono gli autoctoni che tra le isole e la terraferma caratterizzano questa parte di Italia.

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L'ambiente e la viticoltura

L’arcipelago vulcanico delle isole Eolie, oltre ad avere bellezze naturali e paesaggistiche dal fascino unico, può vantare antiche tradizioni nel campo della viticoltura. Le isole erano già conosciute ai primi navigatori fenici e ai colonizzatori greci e numerosi ritrovamenti archeologici di anfore vinarie testimoniano come il vino facesse parte fin dall’antichità della cultura del luogo.

Si tratta di un arcipelago composto da sette isole, con la presenza di alcuni vulcani ancora attivi; i suoli sono piuttosto recenti e di matrice lavica, composti da sabbie, ceneri, pomice, tufi, tutti molto ricchi di minerali. Il clima mediterraneo, molto ventoso, è mitigato dall’influsso del mare e le viti sono coltivate generalmente ad alberello. La superficie totale vitata è di circa 160 ettari, concentrata soprattutto nelle isole di Salina e Lipari. I vitigni autoctoni dell’arcipelago sono la malvasia delle Lipari e il corinto nero a cui si aggiungono il nerello mascalese, il nero d’avola, la nocera, l’inzolia e il catarratto. Altrettanto interessante è la tradizione vitivinicola del messinese, che divide con le Eolie la stessa antica storia. Messina è stata fondata dai Greci nel VIII secolo a.C. e i vini della zona dello stretto erano già molto famosi e apprezzati in epoca romana. Qui si coltivano soprattutto vitigni a bacca rossa: l’autoctono locale nocera, insieme a nerello mascalese, nerello cappuccio, nero d’Avola e gaglioppo.

 

La malvasia delle Lipari

Cominciamo il nostro viaggio tra gli stand della Regione Sicilia alla ricerca dei produttori di malvasia delle Lipari. Il vitigno simbolo delle Eolie appartiene alla numerosa famiglia delle malvasie presenti in varie regioni italiane ed europee. Pare che l’uva sia originaria dell’isola di Creta, mentre il nome deriva da una località della costa del Pelopponneso: Monenvasia, l’antico porto da cui i vini ellenici partivano per percorrere le rotte del Mediterraneo. La malvasia è arrivata alle Eolie ai tempi della prima colonizzazione greca. Ha trovato sulle piccole isole vulcaniche dell’arcipelago le condizioni ideali per esprimere le sue suadenti qualità aromatiche, esaltate dalla produzione di vini passiti. Dopo la raccolta, i grappoli sono posti sui graticci e fatti appassire al sole. Dalle uve naturalmente disidratate, si ottiene un nettare armonioso, con aromi soavi, sensuali e complessi. Il disciplinare della denominazione d’origine controllata prevede l’utilizzo massimo di 95% di malvasia, con un saldo di corinto nero, un antico vitigno a bacca rossa autoctono del territorio. La richiesta del mercato sta progressivamente spostando la produzione della malvasia delle Lipari dalla tradizionale versione passita a quella secca, che ben si sposa con la cucina di mare isolana.

Fin dall’800 la famiglia Fenech coltiva uva e produce vini sull’isola vulcanica di Salina. Dal 1996 Francesco Fenech ha cominciato a imbottigliare i suoi vini, capaci di regalare profonde emozioni. È sempre un piacere incontrarlo e costatare la passione che continua a mettere nel suo lavoro, portando avanti una viticoltura artigianale ed eroica. La sua malvasia secca Maddalena 2015 è profumata, delicatamente aromatica, con bouquet di grande freschezza e fragranza. Mentre la Malvasia delle Lipari 2013, esprime suadenti aromi d’albicocca, frutta candita e frutta secca, ben sostenuti da una piacevole freschezza.

Sempre a Salina, Nino Caravaglio coltiva 20 ettari e oltre di vigneti destinati alla Malvasia Passita ma dal 2010 produce anche diverse versioni di Malvasia secca. Il Salina Bianco 2015, finemente aromatico, fresco e mediterraneo e l'Infatata 2015, prodotto con le sole uve del vigneto Tricoli, che vengono fatte macerare sulle bucce per alcuni giorni, in modo da donare al vino un’insolita complessità e profondità aromatica. Ottima la sua Malvasia delle Lipari 2014, un vino della memoria, con i suoi aromi soavi d’agrumi canditi, frutta secca e note mielate.

Al padiglione Vivit, incontriamo Paola Lantieri, che sull’isola di Vulcano, in località Punta dell’Ufala, una zona da sempre vocata per la viticoltura, dal 2003 ha deciso di reimpiantare malvasia delle Lipari e corinto nero, su suoli poveri di sabbia vulcanica. Il Salina Malvasia Bianco Secco 2015 esprime un seducente bouquet di fiori bianchi e frutta, con vivace freschezza e una bella nota iodata e marina. La Malvasia delle Lipari 2011 rappresenta al meglio la tradizione di questo vino armonioso, soave, equilibrato, intensamente aromatico e profondamente mediterraneo. Paola Lantieri ci conferma la crescente richiesta di Malvasia secca; considerando le poche bottiglie prodotte, spesso vinifica ad anni alterni la malvasia passita o quella secca, in modo da andare incontro alle richieste del mercato.

Chiudiamo gli assaggi dedicati alla malvasia con il Secca del Capo 2014 delle Cantine Colosi. Una malvasia secca vinificata in assenza d’ossigeno dopo una breve criomacerazione, che esalta i tratti più vulcanici e iodati del terroir dell’isola di Salina, unendo alla delicata aromaticità del vitigno, incisivi sentori minerali.

 

Il corinto nero

Il corinto nero è un antichissimo vitigno di origine greca, proveniente dalle terre dell’omonima città e introdotto in Sicilia durante il periodo della colonizzazione ellenica. È un vitigno dalle basse rese, grappoli spargoli con acini dalla buccia spessa e quasi completamente senza vinaccioli. Le ricerche sul suo DNA hanno messo in luce una parentela con il sangiovese, di cui sarebbe un antico clone mutato poi in forma apirene.

È coltivato nelle Eolie per produrre la Malvasia delle Lipari Doc, ma alcuni produttori lo vinificano secco in purezza, ottenendo vini interessanti. Il Nero du Monti 2013 di Nino Caravaglio nasce da viti centenarie prefillossera, coltivate nel vecchio cratere di Fossa del Monte, su suoli di sabbia e cenere. È un vino dal gusto pieno, leggermente speziato con tannini morbidi, armonioso ed equilibrato. Sull’isola di Lipari, la Tenuta Castellaro produce il Nero Ossidiana 2012, corinto nero con un saldo di nero d’Avola. Un rosso dal bouquet fruttato, con lievi note speziate, sentori salmastri e ricordi di macchia mediterranea.

 

Il nocera

Torniamo idealmente sulla terraferma alla ricerca dei vini realizzati con uva nocera in purezza. Si tratta di un vitigno diffuso soprattutto in provincia di Messina e nella vicina Calabria, che presenta alcune affinità con i nerello mascalese e cappuccio. È un’uva molto antica, presente nel territorio dall’epoca della colonizzazione greca, forse alla base del famoso vino “Mamertinum”, particolarmente apprezzato dagli antichi romani. Nel corso dei secoli è stato utilizzato per produrre robusti vini da taglio e poi progressivamente abbandonato in favore del nerello mascalese o di altri vitigni internazionali. Oggi sopravvive in poche vigne nella zona di Milazzo, soprattutto per la produzione dei vini delle denominazioni Faro e Mamertino. Tuttavia, alcuni piccoli produttori lo vinificano in purezza ottenendo vini di buona struttura e acidità importante. Il Sicilia Nocera 2013 della Cantina Vasari è un rosso elegante, con bouquet fine, intenso, con aromi di piccoli frutti di bosco, note speziate e grande freschezza. Il Sicilia Nocera Arte 2013 di Mimmo Paone è un vino armonioso, con aromi speziati e fruttati, tannini morbidi e vivace acidità. Un vitigno molto interessante, che forse non ha ancora espresso il suo pieno potenziale, soprattutto in virtù della sua naturale predisposizione all’invecchiamento.

 

a cura di Alessio Turazza

 

 

 

 

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