27 Apr 2016 / 12:04

Vinitaly 2016. Sicilia: i vitigni autoctoni della Sicilia Occidentale, Trapani, Erice e Marsala

a cura di

Un viaggio tra gli autoctoni della Sicilia Occidentale: grillo, catarratto, zibibbo. E tutte le altre uve della zona tra Trapani, Erice e Marsala

Vinitaly 2016. Sicilia: i vitigni autoctoni della Sicilia Occidentale, Trapani, Erice e Marsala

Un viaggio tra gli autoctoni della Sicilia Occidentale: grillo, catarratto, zibibbo. E tutte le altre uve della zona tra Trapani, Erice e Marsala

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La zona occidentale della Sicilia è storicamente conosciuta soprattutto per la produzione del Marsala. Il famoso vino fortificato che alla fine del 1700 era molto apprezzato nelle principali città europee. Una storia che nasce dall’intuizione del mercante inglese John Woodhouse che, dopo aver assaggiato i vini di Marsala, comprese per primo che potevano competere sui mercati internazionali con le celebri etichette di Jerez e Porto.

 

In realtà le origini della viticoltura in quest’area della Sicilia sono molto più antiche. La zona di Mozia, Erice e Marsala fin dal lontano VIII/VII secolo a. C. è stata colonizzata dai commercianti Fenici a cui seguirono i Cartaginesi, i Greci e i Romani. Una tradizione millenaria, che ha conservato fino ai giorni nostri un ricco patrimonio di vitigni autoctoni, ancora in cerca di una piena valorizzazione.

 

Il grillo

Cominciamo il nostro viaggio in questo estremo lembo di Sicilia occidentale in compagnia di uno dei vitigni più importanti e rappresentativi del territorio: il grillo. È diffuso soprattutto nella zona di Trapani e Marsala e recenti indagini sembrano indicarne l’origine nell’incrocio tra catarratto e moscato d’Alessandria. Per la sua struttura e la predisposizione a dare vini piuttosto alcolici, in passato era utilizzato principalmente per la produzione del celebre vino Marsala, insieme a catarratto e inzolia. Oggi viene sempre più spesso vinificato in purezza e regala uno dei bianchi più ricchi, complessi e longevi dell’isola.

Molti gli assaggi interessanti, che confermano le grandi potenzialità dell’uva grillo. L’Erice Grillo Aegades '15 di Fazio Wines nasce da vigne coltivate sulle pendici del Monte Erice a oltre 350 d’altitudine e porta nel bicchiere un bouquet molto profumato di bella freschezza agrumata, con note di frutta esotica e cenni minerali.Sulla stessa linea espressiva il Sicilia Grillo Parlante '15 di Fondo Antico, dai profumi floreali fragranti, con freschi aromi fruttati, armonioso e persistente. Il Pinzeri '15 di Funaro,apre su fresche note floreali, per lasciare spazio ad aromi più maturi di frutta gialla e melone. Un vino dalla grande persistenza aromatica, ma sempre sorretto da buona acidità. Di maggior struttura e complessità il Sicilia Kheirè '15 della Tenuta Gorghi Tondi. È un vino armonioso, morbido, con un bell’equilibrio tra i profumi floreali, i sentori di erbe aromatiche e gli aromi fruttati ricchi e succosi. Sempre la Tenuta Gorghi Tondi produce un’interessante vendemmia tardiva: il Grillo d’Oro '12. Michele Sala, direttore della Tenuta, ci racconta che le particolari condizioni climatiche delle vigne di grillo, coltivate in prossimità del mare, consentono alle uve di surmaturare in pianta ed essere attaccate della botrytis cinerea. Il risultato è un interessante muffato dai profumi di zagara, frutta tropicale, con un bel finale di miele d’agrumi. Chiudiamo con un vino che ha il sapore della storia, il Grillo Mozia '15 di Tasca d’Almerita. È prodotto da un vigneto ad alberello a conduzione biologica posto sulla piccola isola di San Pantaleo a pochi chilometri dalla costa, sede del primo insediamento fenicio di Mozia. I profumi floreali di ginestra e agrumi si fondono con una bella nota iodata, il bouquet fruttato è fresco, con sentori d’anice e caratteristica sapidità.

 

Il catarratto

Altro vitigno che sta salendo alla ribalta tra i bianchi siciliani è il catarratto. Un’antichissima uva autoctona a bacca bianca della Sicilia nord-occidentale, presente sul territorio in diversi cloni. La zona più vocata è quella classica del trapanese, dove oggi si utilizza prevalentemente il catarratto lucido. Tradizionalmente impiegato insieme a grillo e inzolia per produrre il Marsala, viene vinificato in purezza da molti produttori, mettendo in luce potenzialità forse ancora non completamente valorizzate. Non è un vitigno facile e per mantenere eleganza e freschezza ha bisogno d’essere vendemmiato con grande attenzione alle curve di maturazione, per evitare vini troppo strutturati e alcolici o con una nota amara troppo incisiva.

Il Zafarà '15 di Baglio d’Oro si fa apprezzare per il bell’equilibrio tra gli aromi intensi di frutta esotica e la freschezza agrumata e sapida. Particolare il Catarratto '14 di Nino Barraco, ampio, denso d’aromi fruttati, di note iodate e speziate, con sentori minerali in bella evidenza.Più strutturato e complesso ilSicilia Isula '14 di Caruso & Minini, affinato per alcune settimane in tonneaux e poi in acciaio. Un vino che esprime un corredo aromatico ricco e ampio, con note d’agrumi, di frutta matura e miele d’acacia, ma sempre sostenuto da freschezza e sapidità. Saliamo ancora di grado per affrontare un vino di grande personalità e carattere il Pietra Sacra Bianco '12 di Fazio Wines. Lilly Fazio ci racconta che il vino è stato una vera scommessa, nata dalla volontà di recuperare un vecchio vigneto ad alberello di oltre 60 anni, situato in Val d’Erice a oltre 300 metri sul livello del mare. È un vino destinato a durare nel tempo, intenso, persistente, di grande concentrazione aromatica. Il bouquet spazia dai freschi sentori agrumati ad aromi succosi di frutta tropicale con nuances di frutta secca.

 

L'inzolia

L’inzolia o insolia è coltivata in Sicilia fin dai tempi antichi e recenti analisi genetiche hanno evidenziato alcune similitudini con il vitigno greco rhoditis. Potrebbe essere stata introdotta in Sicilia durante la colonizzazione greca, per poi diffondersi lungo le rotte commerciali sul litorale toscano, all’isola d’Elba e all’isola del Giglio, dove ancora oggi è coltivata con il nome di ansonica. Di sicuro è un vitigno che ama i climi caldi e siccitosi, vinificato in purezza ha un bouquet fine e delicato, leggermente aromatico, morbido e con acidità equilibrata.

Ne sono una tipica espressione l'Inzolia '15 Ferreri & Bianco e ilGuari '15 Baglio Oro. L’Erice Levantio '15 di Fazio Wines nasce sulle colline di Erice a circa 350 metri di altitudine ed esprime profumi intensi floreali e di frutta bianca, armoniosa persistenza aromatica, freschezza e sapidità. Piacevole anche l’interpretazione di Caruso & Minini con ilTerre di Giumara '15, che ai profumi delicati unisce un bouquet con maturi cenni tropicali, armoniosi e di buona persistenza. I'Inzolia '15 Funaro è prodotto con uve provenienti da vecchie vigne e colpisce per l’intensità degli aromi di frutta tropicale, che rendono il bouquet ricco e polposo.

 

Il grecanico

Pochi i produttori che hanno scommesso sulle qualità del grecanico in purezza, ottenendo però vini di buon livello qualitativo, che forse non hanno ancora espresso tutto il potenziale di un vitigno decisamente molto interessante. Si suppone sia stato introdotto in Sicilia durante la colonizzazione greca ed è coltivato soprattutto nel trapanese. Tuttavia, dopo la crisi della viticoltura causata dalla fillossera, è stato lentamente abbandonato o utilizzato solo in uvaggio insieme a inzolia, grillo e chardonnay.Tra i vari assaggi, ci sono piaciuti il Kiggiari '15 di Baglio Oro, vinificato dopo una criomacerazione, che ne esalta i delicati profumi floreali e fruttati, conservando la tipica freschezza agrumata e ilGrecanico '15 di Caruso & Minini, che spicca per la finezza e la freschezza dei profumi di fiori di zagara e di frutta bianca.

 

Il moscato di Alessandria o zibibbo

Proseguiamo il nostro giro di degustazioni con uno dei vitigni più affascinanti della Sicilia, il moscato d’Alessandria o zibibbo. Lo zibibbo appartiene alla vasta famiglia delle uve moscato, diffuse in numerose varietà, a bacca bianca o rossa, in molte regioni della nostra penisola. Molto probabilmente è originario dell’Egitto, ed è stato portato in Sicilia dai primi navigatori fenici, per poi diffondersi in Mediterraneo sulle rotte commerciali dell’antichità. Vinificato dopo un periodo di appassimento delle uve, è capace di donare vini dalla dolcezza suadente e dalla grande complessità e persistenza aromatica. Oggi viene coltivato soprattutto nell’isola di Pantelleria, dove ha trovato il clima caldo e secco ideale. Come avviene per un altro vitigno aromatico, la malvasia delle Lipari, anche lo zibibbo viene sempre più spesso prodotto nella versione secca, ottima per gli abbinamenti gastronomici con la cucina del territorio.

Molto piacevole e armonioso il Taif '15 di Fina, dal bouquet aromatico ampio, fresca acidità agrumata e finale persistente. Morbido e avvolgente il Rajàh '15 della Tenuta Gorghi Tondi, che fonde l’intensità aromatica con fresche note d’agrumi e sentori balsamici d’erbe officinali. Molto piacevoli per bell’equilibrio tra fragrante freschezza e delicata aromaticità il Sicilia Bello Mio '15 di Fondo Antico e Zibibbo '15 Ferreri & Bianco.

Tra le versioni passite, di grande armonia ed equilibro, anche per la bassa gradazione alcolica, la vendemmia tardivaErice Ky '11 di Fazio Wines.Profumo elegante d‘albicocca, d’agrumi canditi, mandarino con note dolci di miele d’arancio e freschezza rinfrescante. Molto fine, fresco e armonioso Zibibbo Passito '14 Funaro, con aromi di zagara, frutta candita e miele d’acacia. Una sicurezza il Passito di Pantelleria Ben Ryé '13 di Donnafugata, zibibbo di grande complessità, intensità aromatica e persistenza.

 

Il perricone o pignatello

Dedichiamo gli ultimi assaggi della giornata al perricone o pignatello. Un vitigno autoctono a bacca rossa tradizionalmente coltivato nei territori delle province di Trapani e Palermo. In passato era utilizzato soprattutto per produrre il Marsala Ruby, ma verso la metà del ‘900, con la decadenza del Marsala, il perricone è stato via via espiantato e sostituito con vitigni internazionali commercialmente più redditizi. Solo grazie alla tenacia di pochi vignerons è stato riscoperto e vinificato in purezza con eccellenti risultati, tanto da farne uno dei rossi più interessanti della Sicilia occidentale. Affinato in acciaio, ilSachia '14 di Caruso & Minini conserva tutta la tipica fragranza della frutta rossa matura, con una leggera nota speziata e di liquirizia. I tannini sono armoniosi e il sorso sempre rinfrescante. Molto piacevole il Fontana dei Grilli '14 di Funaro. Fresche note fruttate e delicata speziatura, lo rendono armonioso, di buona struttura e dai tannini morbidi. Grande tipicità territoriale nel Pignatello '13 di Nino Barraco, con un bouquet di piccoli frutti di bosco, bella trama tannica, buona freschezza e caratteristica nuance iodata, quasi salmastra.

 

a cura di Alessio Turazza 
foto Tasca d'Almerita

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