18 Mag 2016 / 15:05

Albarossa. Tutta la storia di un rosso del Piemonte

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Per dare vita a un nuovo vino ci vogliono le uve adatte, i produttori disposti a lavorarle e studiarne i metodi di vinificazione più adatti. E dei ristoratori pronti a promuoverli nei loro locali. Una sinergia di cui il Piemonte ha dato prova con l'Albarossa.

Albarossa. Tutta la storia di un rosso del Piemonte

Per dare vita a un nuovo vino ci vogliono le uve adatte, i produttori disposti a lavorarle e studiarne i metodi di vinificazione più adatti. E dei ristoratori pronti a promuoverli nei loro locali. Una sinergia di cui il Piemonte ha dato prova con l'Albarossa.

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Albarossa, un altro rosso targato Piemonte

Il nome ha una sua forza evocativa, anche se ai più può forse ricordare il film di John Milius e il suo recente remake. Ma Albarossa è un bell’appellativo anche per un vino e come si è arrivati al battesimo lo racconta proprio chi quel nome se lo è inventato: “stavamo lavorando da anni alla sperimentazione, valutando le caratteristiche varietali e di produttività e era arrivato il momento di battezzare il vino e il compito venne affidato a me, che ero considerato ricco di fantasia” ricorda Roberto Paglietta, professore a riposo della Facoltà di Agraria a Torino. E si scopre così che Albarossa è un omaggio alla città di Alba, dove Paglietta racconta di aver trascorso una decina fra migliori anni della sua vita.

 

Il vitigno

In realtà il vitigno ha una storia ben più lunga perché venne creato nel 1938 dal prof. Giovanni Dalmasso, uno dei padri nobili dell’ampelografia italiana, da un incrocio fra chatus (nebbiolo di Dronero) e barbera. Venne ristudiato solo negli anni ’70-’80 e infine proposto una quindicina di anni fa dalla Regione Piemonte ad alcune aziende storiche del panorama vitivinicolo piemontese, con l’obiettivo di creare interesse attorno a un vino che unisce trasversalmente tutte le aree tradizionalmente vocate alla viticoltura, Langhe, Monferrato e Roero. Le potenzialità sono state evidenti sin da quando sono stati mossi i primi passi nella produzione di questo vino, ma le uve, dagli acini piccoli e i vinaccioli piuttosto sviluppati, hanno richiesto particolare cura per mettere a punto pressatura, fermentazione e affinamento più adeguati. Nel 2010 è arrivata anche la Doc e oggi cinque produttori hanno deciso di creare l’Albarossa Club per far conoscere meglio questo nuovo rosso piemontese.

 

Il club e i produttori coinvolti

Stefano Chiarlo, enologo nell’azienda di famiglia, è uno dei produttori che ha creduto fin dall’inizio nel progetto Albarossa: “la cosa più entusiasmante è che sia un autoctono e questo rientra pienamente nella nostra filosofia aziendale. È diverso dagli altri grandi rossi piemontesi e poi, come direbbero gli americani, it’s a good story to tell”. Non c’è solo una storia da raccontare ma anche buona qualità nel bicchiere e proprio gli Stati Uniti e il Canada sono i mercati dove l’Albarossa ha già trovato un’accoglienza favorevole. “Un vino con un’anima molto rossa, che ha straordinarie possibilità di invecchiamento, ma per avere visibilità bisogna arrivare a produrre almeno 1 milione di bottiglie” aggiunge Stefano Chiarlo. Che non nasconde le iniziali difficoltà, nei primi anni di sperimentazione, nel “domare” prima la pianta in vigna o poi il vino in cantina. Ora dai 4 scenografici ettari ad anfiteatro di Montaldo Scarampi si ricavano 15 mila bottiglie ed è un vino elegante che esprime al meglio la territorialità.

La produzione complessiva di Albarossa si attesta sulle 170 mila bottiglie e ognuna delle cinque aziende coinvolte nel progetto in questi anni ha fatto le sue sperimentazioni in vigna e in cantina. “La prima vendemmia è stata quella del 2006 poi il vigneto si è ingrandito” spiega Alberto Lazzarino, direttore delle Cantine Banfi di Strevi. “È sicuramente un vino dalle grandi potenzialità, destinato a una rapida crescita ma se dovessi sintetizzare direi che è un rosso che non stanca, si è portati a berne subito un secondo bicchiere.”

Proprio l’equilibrio fra l’eleganza del nebbiolo e la freschezza e bevibilità del barbera è quanto cercava Dalmasso in questo vitigno. Il vino si presenta nel bicchiere con un caratteristico rosso rubino, al naso e in bocca con sensazioni fruttate e una particolare speziatura. “I vigneti di Albarossa devono essere ben esposti, perché la maturazione è abbastanza tardiva” precisa Italo Stupino, patron di Castello di Neive, storica azienda piemontese che ha sviluppato un duraturo rapporto con l’Università di Torino da cui è nata l’avventura dell’Albarossa.

Insomma, bisogna crederci come ha fatto Patrizia Marenco dell’omonima cantina di Strevi: “ho convinto la mia famiglia a piantare questo vitigno una decina di anni fa ed è stata una scelta non scontata in un territorio dove vini dolci e bollicine danno ottimi riscontri economici”.

Da Giulio Bava la conferma che la cantina di Cocconato vede nell’Albarossa un interessante vino da invecchiamento e l’annata 2011 è già una bella conferma.

Con la limitata produzione attuale, la fortuna dell’Albarossa si gioca soprattutto nel suo territorio di origine. Per questo motivo la promozione avverrà in collaborazione di un gruppo di giovani ristoratori piemontesi di Asti, Alba, Acqui Terme, Nizza Monferrato, Casale Monferrato e altre località in occasione di serate a tema. Ma quelli dell’Albarossa Club tengono a sottolineare che il club è aperto a nuovi protagonisti.

 

Le bottiglie consigliate

Castello di Neive. Albarossa Piemonte doc 2013

Banfi. Albarossa Piemonte doc 2013

Marenco. Albarossa Piemonte doc 2013

Michele Chiarlo. Albarossa Piemonte doc 2012

Bava. Albarossa Piemonte doc 2011

 

I ristoranti dove trovare l’Albarossa

Ristorante Piazza Crova 3, via Crova 3, Vaglio Serra (At)

Il Moncalvo, piazza Duomo 6, Acqui Terme (Al)

Vigin Mudest, via Vernazza 11, Alba (Cn)

Ristorante Belbo da Bardon, via Valle Asinari 25, San Marzano Oliveto (At)

Il Cavallo Scosso, via Al Duca 23D, Asti

Nuovo Parisio, piazza Verdi 3, Acqui Terme (Al)

Quartino Divino, via Roma 23, Ovada (Al)

I Caffi, via Scatilazzi 15, Acqui Terme (Al)

Locanda San Martino, via Roma 26, Pasturana (Al)

Cicinbarlichin, via Goffredo Mameli 34, Casale Monferrato (Al)

Angolo del Beato, vicolo Cavalleri 2, Asti

Locanda del Bosco Grande, via Boscogrande 47, Montegrosso d’Asti (At)

Trattoria Vascello d’Oro, via San Giuseppe 9, Carrù (Cn)

Alla Corte degli Alfieri, via Alfieri 4, Magliano Alfieri (Cn)

Osteria Terzo tempo, piazza Garibaldi 53, Nizza Monferrato (At)

 

a cura di Dario Bragaglia

 

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