28 Mag 2016 / 16:05

Versi di vini. I poeti minori del 1600. Volume 3

Nel '600 come oggi il vino accompagnava amori e feste, scaldava nei giorni più freddi. Lo dicono i poeti nei loro versi. Siamo nel '600, ma i temi sono quelli dei giorni nostri.

Versi di vini. I poeti minori del 1600. Volume 3

Nel '600 come oggi il vino accompagnava amori e feste, scaldava nei giorni più freddi. Lo dicono i poeti nei loro versi. Siamo nel '600, ma i temi sono quelli dei giorni nostri.

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Il vino accompagnava ieri come oggi la vita delle persone. Celebrava i momenti di festa e scaldava le giornate più fredde, accompagnava gli amori tessendo reazioni, mettendo in luce il suo potere seduttivo. Così ce lo raccontano i versi dei poeti del '600. Vi presentiamo tre liriche che raccontano la società dell'epoca.

 

 

Pietro Michiele

Non esistono dati sicuri sulla sua nascita e la sua morte, si sa solo che visse nel XVII secolo Gentiluomo veneziano e poeta marinista, pubblicò tre raccolte: La benda di Cupido, Rimee Licida.

 

Nella prima poesia che vi presentiamo si canta il legame tra amore e vino: Dubbi tra bella bocca e buon vino

 

Quinci Bacco, Amarilli e quindi Amore

mi fan con dolci vezzi invito a’ baci;

l’un ne le belle tue labbra vivaci,

l’altro in bicchier di porporino umore.

D’egual bellezza son, d’egual valore,

e son ambo del par dolci e mordaci;

onde ancora non so qual prima io baci;

chè tra doppio diletto è dubbio il core.

Se la tua bocca a la mia bocca unita

forma di baci un mormorio concorde,

mi mordi e baci in una cara e gradita.

E s’accosto talor le labbra ingorde

ai labri del bicchier ch’a ber m’invita,

in un punto anco ‘l vin mi bacia e morde.

 

Tratti invece dalla lirica L’Inverno, alcuni versi vinosi

 

A novi scherzi il verno (inverno)

Chiama l’anime amanti,

e chi non sa gioir non merita vita.

Di vivace Falerno

colme tazze spumanti

Bacco in tal tempo a rivoltar c’invita;

alma del cor gradita,

de’ freddi giorni a rinovar l’onore

venga dolce liquore;

e poscia uniti in non usati modi

de l’algente stagion cantiam le lodi.

 

Bartolomeo Corsini

Pisano, Bartolomeo Corsini (1606 – 1673), dopo aver studiato medicina e filosofia, si ritirò a Barberino del Mugello dedicandosi lungamente al poema giocoso Il Torracchione desolato, di cui, dalla parte prima, scegliamo alcuni versi da Festa campestre:

 

In altre parti poi vedeansi uniti

in bei giri e beoni a far buon fianco

con cibi delicati e saporiti,

e con pregiato vino e rosso e bianco.

……………………………………………………..

Di tai delizie ognun di lor tenendo

Ingombrate le mani e le mascelle

e vino a iosa ad or ad or bevendo,

empivasi le pancie a crepapelle;

vi fu chi a segno omai star non potendo

dette nelle pazzie , nelle girelle;

e vi fu chi col fare a ruffa raffa,

spezzò fiasco, boccal, bicchier, caraffa.

Brindis’amico mio”; “Bon pro compagno”,

s’udiva risuonar di qua, di là:

oggi tempo non è da far sparagno”;( risparmio )

allegri o galantuom”; “ tò qui”; “da qua”:

 

 

 


a cura di Giuseppe Brandone

 

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