21 Giu 2016 / 12:06

Montalcino, il neopresidente Cencioni: “Adesso spingere anche sul Rosso”

Dal ricordo dell'annus horribilis per il Brunello al boom dei prezzi dell'annata 2010, il neoeletto traccia lo stato di salute del Consorzio e le condizioni della prossima vendemmia. E parla anche delle possibili future cessioni aziendali sul territorio.

Montalcino, il neopresidente Cencioni: “Adesso spingere anche sul Rosso”

Dal ricordo dell'annus horribilis per il Brunello al boom dei prezzi dell'annata 2010, il neoeletto traccia lo stato di salute del Consorzio e le condizioni della prossima vendemmia. E parla anche delle possibili future cessioni aziendali sul territorio.

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Poche chiacchiere e tanto lavoro. In vigna, così come all'interno del Consorzio. È questo Patrizio Cencioni, 60 anni, proprietario della storica azienda Capanna, appena eletto alla presidenza del Consorzio fino al 2019. Una realtà, quella del Consorzio, che conosce bene: è all'interno del cda fin dal 1983, è già stato vicepresidente del mandato Bindocci, ma soprattutto otto anni fa ha ricoperto il ruolo di presidente per un semestre. Una sorta di traghettatore nel momento più duro per la denominazione: era il 2008, all'indomani dello scoppio di Brunellopoli e delle dimissioni di Francesco Marone Cinzano. Ben altri tempi.

Insieme a Patrizio Cencioni, il consiglio di amministrazione ha eletto anche i tre vicepresidenti del Consorzio per il prossimo triennio: Tommaso Cortonesi (31 anni alla guida della tenuta La Mannella), Andrea Machetti (50 anni amministratore delegato di Mastrojanni, Gruppo Illy), Riccardo Talenti (37 anni, proprietario dell’azienda Telenti).

Nel 2015 sono state messe sul mercato 9,8 milioni di bottiglie di Brunello (+11% rispetto al 2014) e 4.500.000 (+ 17%) di Rosso di Montalcino, 20.000 bottiglie di Moscadello e 300.000 bottiglie di Sant’Antimo, per un giro di affari di 187 milioni di euro e una quota export del 70%.

 

Presidente, per fortuna oggi tutto quello che è successo sembra solo un ricordo lontano. Qual è il Consorzio che le viene “consegnato” oggi?

Molto diverso. Un Consorzio che ha saputo guardare oltre e che sta vivendo un momento particolarmente favorevole. Per questo motivo, come prima cosa, subito dopo l'elezione, ho voluto rinnovare i miei complimenti all'ex presidente Bindocci. In quanto a me, sono contento di questa nuova nomina... diciamo che hanno voluto ritirarmi dentro (sorridere; ndr). Ed eccomi qua.

 

E insieme sono stati tirati dentro anche due vicepresidenti molto giovani, appena trentenni. Una scelta ben precisa quella di puntare sulle nuove generazioni?

Uno dei due trentenni c'era già, Tommaso Cortonesi, 31 anni alla guida della tenuta La Mannella. L'altro, Riccardo Talenti, 37 anni, proprietario dell’omonima azienda, era stato nel mio cda ai tempi dello scandalo del Brunello e aveva lavorato molto bene, quindi mi è toccato riportarmelo dietro. Battute a parte, guardiamo al futuro e ai giovani del territorio con grande fiducia. Abbiamo bisogno di gente propositiva e disponibile.

 

Se otto anni fa, tra le priorità del suo breve mandato, aveva individuato il mantenimento dell'unità dei produttori per sostenere e ribadire la notorietà e la reputazione del Brunello, oggi, in tutt'altra situazione, quali sono le sue priorità?

La prima parte del mio mandato sarà sicuramente sotto il segno della continuità, anche perché c'è da lavorare su diversi progetti in divenire, quali i festeggiamenti per i 50 anni dalla denominazione, il trasferimento nella nuova sede dell'ex convento di Sant'Agostino, dove prevediamo di spostarci intorno all'inizio del prossimo anno. E poi la neonata Fondazione Territoriale che si occuperà di sostenere finanziariamente diversi progetti, tra cui anche la mappatura del territorio, attraverso un contributo volontario dei produttori che dovrebbe ammontare a uno, due centesimi a bottiglia.

 

Interverranno anche i privati?

Non è escluso. Con il sistema di autotassazione prevediamo di raccogliere intorno ai 150, 200 mila euro. Ma anche i privati sono i benvenuti.

 

Parliamo di prezzi. L'annata 2010 (messa in commercio nel 2015) ha battuto ogni record: lo sfuso ha toccato 1,4 mila euro ad ettolitrio. Il 2011 è trattato a mille euro. Non si teme la fuga dei prezzi?

È vero, lo sfuso in pochi anni ha raddoppiato le sue quotazioni, ma credo che la situazione prezzi sia fisiologica, e già rispetto allo scorso anno si vedrà che l'andamento è più stazionario. L'annata 2010, quella d'oro per il Brunello, è ormai alle spalle e, nonostante siamo davanti ad una buona annata (la 2011, quella attualmente in commercio; ndr), credo che bisognerà spingere molto di più il Rosso di Montalcino, qualitativamente in splendida forma.

 

Qual è la situazione sui mercati esteri?

Ovviamente il Brunello ha un suo prestigio inconfutabile ed è la denominazione che fa da apripista, ma il Rosso si è guadagnato i suoi spazi. In generale, continueremo a puntare sul nostro mercato principale, ovvero gli Stati Uniti, dove esportiamo oltre il 30%. Eravamo al 25% fino a tre anni fa. Non mancheremo, poi, di presidiare i mercati europei tradizionali e quelli asiatici, dove i margini di crescita sono ancora alti, soprattutto in Giappone. Più difficile la Cina dove le denominazioni italiane stentano a decollare. Decisamente complicata, invece, la situazione in Brasile che è praticamente un Paese a rischio recessione. Personalmente ho già cambiato più di un importatore, ma rimane un mercato che non dà certezze e dove, al momento, non vale la pena rischiare troppo.

 

Torniamo a Montalcino che, da qualche tempo, sembra essere in grande spolvero sul fronte compravendite con quote fondiare che vanno da 400 a 500 mila euro per ettaro L'ultimo passaggio di mano, in ordine di tempo, è quello dell'azienda agricola La Velona, acquistata dal Gruppo Colle Massari. Tutto in vendita, quindi, a patto di accordarsi sul prezzo?

Fino a pochi anni fa il mercato fondiario dalle nostre parti era quasi immobile, poi le cose sono cambiate ed è vero che ultimamente si sono succedute diverse compravendite, ma per lo più si tratta di passaggi di mano dovuti alla mancanza di successione.

 

Intanto, però, si parla anche di nomi importanti, come Biondi Santi prossimo alla vendita: solo rumors?

Pare sia così. Non siamo informati sui dettagli, ma sembra che le voci siano confermate. Chiaramente ci dispiace molto di perdere un marchio storico come questo, ma ci auguriamo che i nuovi arrivati continuino a preservare la qualità e il legame con il territorio, così come è stato fino ad ora.

 

Autorizzazioni, un tema di rilevanza nazionale che in questi giorni sta facendo discutere parecchio, con una migrazione degli impianti verso Nord-Est. Qual è la situazione a Montalcino?

Qui da noi siamo fermi, in quanto nel 2006 abbiamo bloccato l'ampliamento, seguendo una politica di autolimitazione. Per cui ogni anno in primavera comunichiamo già alla Regione quanto rivendicheremo in termini di produzione: di solito non più di 65 quintali per il Brunello e di 80 quintali per il Rosso di Montalcino. Poi non so se aziende private abbiano trattative in corso.

 

Cosa può dirci invece del bio-distretto che si è da qualche mese costituito sul vostro territorio e che annovera anche diverse aziende vitivinicole?

In realtà è un'iniziativa di altri, tant'è che lo stesso Bindocci si era molto rammaricato per non essere stato coinvolto. In ogni caso è chiaro che l'attenzione ambientale ci interessa molto come consorzio e quindi siamo pronti al dialogo.

 

Fusione dei Comuni. Se ne parla da tempo per quelli sotto i 5 mila abitanti. Montalcino si salverebbe per il rotto della cuffia, visto che siete poco sopra la soglia - 5.139 - ma pare che dovrebbe presto avvenire la fusione con San Giovanni d'Asso, destinato a diventare frazione di Montalcino. Cosa cambierà per la denominazione?

Per la denominazione nulla. Il nostro disciplinare prevedere delle zone ben delimitate per la produzione vitivinicole e a San Giovanni d'Asso non si produce e non si produrrà Brunello. Piuttosto, è conosciuto come patria del tartufo bianco, quindi non potrà che esserci un gemellaggio enogastronomico con il nostro vino.

 

Guardiamo avanti, alla vendemmia 2016: quali le previsioni di inizio estate?

È ancora presto per fare previsioni, ma fin qui non ci sono stati fenomeni eccezionali tali da condizionare l'annata negativamente, a parte le abbandonanti piogge primaverili. Non ci aspettiamo un'estate facile, ma fino a ora la vigna sembra in ottime condizioni. Probabilmente, visti i tempi della fioritura, si potrà pensare ad un anticipo di vendemmia, ma non prima della seconda metà di settembre. Intanto, oggi, primo giorno della mia presidenza, qui a Montalcino c'è un tempo splendido. Mi auguro sia un segno positivo per quel che sarà.

 

 

a cura di Loredana Sottile

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 16 giugno

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