20 Lug 2016 / 17:07

I modelli di viticoltura: la pergola a bocca di lupo di Carema

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A Carema le montagne scoscese hanno imposto un'imponente opera di architettura botanica per permettere alle viti di prosperare. Così nascono le pergole a bocca di lupo che tracciano labirinti irregolari sul profilo roccioso.

I modelli di viticoltura: la pergola a bocca di lupo di Carema

A Carema le montagne scoscese hanno imposto un'imponente opera di architettura botanica per permettere alle viti di prosperare. Così nascono le pergole a bocca di lupo che tracciano labirinti irregolari sul profilo roccioso.

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Il territorio

In alcuni territori la coltivazione della vite assume forme così caratteristiche da connotare il paesaggio in modo indelebile ed eterno. Tra questi particolari luoghi, possiamo sicuramente annoverare Carema e i suoi monumentali vigneti. Carema si trova in una terra di confine, oggi tra la Valle d’Aosta e l’Alto Piemonte, in passato limesdella Gallia e del regno di Borgogna. In questa zona, la tradizione vitivinicola ha origini millenarie e i vini di Carema erano apprezzati alle corti di Papi, principi e sovrani, fin dal lontano 1500. Una lunga storia, che ha contribuito a creare uno scenario paesaggistico di una bellezza e fascino incomparabili e un vino di qualità assoluta.

Per salire verso Carema, bisogna percorrere il maestoso anfiteatro morenico d’Ivrea. Un’area d’antica origine glaciale, creata dal lento trasporto di sedimenti rocciosi per opera del grande ghiacciaio della Dora Baltea. Un’enorme lingua ghiacciata, che occupava l’attuale bacino della Valle d’Aosta, scendendo verso la Pianura Padana. Un territorio d’origine morenica, che si stringe e si fa via via più angusto, mentre si sale verso lo stretto imbocco tra le montagne. A Carema, la vite è coltivata sulle ripide pendici rocciose del monte Maletto, a un’altitudine compresa tra i 350 e i 700 metri sul livello del mare. I vigneti seguono lo sviluppo della conca naturale della sinistra orografica della Dora Baltea, che scorre a fondo valle. Grazie a questa particolare posizione, possono godere del buon irraggiamento solare diurno, che mitiga il clima piuttosto freddo e battuto dai venti del nord. Un ambiente difficile per un vitigno esigente come il nebbiolo, che solo per opera dell’ingegno umano, ha trovato un habitat per esprimersi esaltando le sue caratteristiche di finezza ed eleganza.

 

I vigneti di Carema

Se si alza lo sguardo verso la montagna, non si crede ai propri occhi. Ci si trova di fronte a vigne che sono una splendida opera d’architettura e ingegneria. La parete è segnata da massicci gradoni scavati nella roccia viva e delimitati da muretti a secco. Dai muri di contenimento, salgono colonne troncoconiche (pilùn) realizzate in pietra e calce, distanziate circa 3 metri l’una dall’altra. I pilùn sorreggono un pergolato (topia), costituito da un reticolato di travi di castagno, che offre un naturale sostegno ai tralci della vite. I suoli dei terrazzamenti sono composti da terra d’origine morenica proveniente dal fondo valle e lo scorrimento delle acque piovane è regolato da una serie di condotte scavate nella roccia. Le terrazze sono collegate tra loro da un vero e proprio labirinto asimmetrico, apparentemente disordinato, di scale e sentieri, che seguono l’andamento della montagna.

La prima sensazione è di trovarsi al cospetto di un maestoso tempio dedicato al culto della dea vite. Un monumentale sito architettonico, che disegna geometrie ardite sulla roccia. Muri a secco, colonne, scale in pietra si alternano in un armonioso ordine compositivo, dando vita a un paesaggio unico e affascinante. Camminare tra le vigne di Carema è un’esperienza emozionante, ci si addentra in un luogo quasi fatato, in cui la natura e lavoro dell’uomo hanno trovato un perfetto equilibrio, frutto di una secolare convivenza. Questo ingegnoso apparato architettonico permette di coltivare la vite in condizioni quasi estreme.

 

L'impatto delle vigne sulle temperature, le viti e il territorio

Le vigne vivono in perfetta simbiosi con la montagna, sfruttando al meglio tutte le risorse di questo difficile territorio. I maestosipilùn in pietra, infatti, non hanno solo la funzione di sorreggere il pergolato, ma anche di accumulare il calore dell’insolazione diurna per restituirlo poi durante la notte. In questo modo addolciscono gli sbalzi termici e favoriscono una costante e lenta maturazione delle uve. Questa forma d’allevamento, chiamata in loco “pergola a bocca di lupo”, consente di sfruttare al massimo il calore del sole, che di giorno scalda la conca di Carema. Le pergole, addossate alla parete della montagna, proteggono le uve dai venti freddi che scendono dal nord dalla valle e i sostegni di castagno offrono un perfetto riparo ai grappoli, preservandoli dalle intemperie. Le topie sono completamente coperte dalle viti che, con la loro vegetazione, formano un tetto verde sopra i piloni di pietra. Natura e architettura si completano e compenetrano in perfetta armonia.

Le vigne hanno piante vecchissime, dai tronchi enormi, nodosi e contorti, vere sculture lignee. In una forma dall’allevamento di questo tipo, non può esistere la logica del reimpianto, ma solo la sostituzione puntuale delle fallanze con nuove piante. Tutto procede nel segno della continuità e della tradizione, secolare e immutabile, che mantiene le vigne nella loro struttura originaria. In un vigneto con queste caratteristiche, la vendemmia non può che essere manuale e solo piccoli mezzi riescono a inerpicarsi sui sentieri per portare le uve in cantina. Una forma di coltivazione faticosa, “eroica”, in cui il lavoro dell’uomo è legato indissolubilmente alla vigna, dalla sua progettazione e costruzione, alla costante opera di manutenzione, fino alla gestione del ciclo annuale delle piante, che con il suo eterno ripetersi, sembra racchiude l’essenza di questo incantato microcosmo.

 

Il nebbiolo di Carema

Quando nel 1967 è stata istituita la Doc Carema, gli ettari complessivi erano circa 35, ma oggi ne rimangono solo una ventina. Il vigneto di Carema è coltivato quasi esclusivamente con uva nebbiolo. Il nobile vitigno delle Langhe, in questa zona si esprime con un profilo particolare, con profumi più sottili, corpo meno potente, grande finezza e viva acidità. Ha un colore rosso rubino con riflessi granati. Al naso prevalgono gli aromi floreali ed eterei di rosa e violetta, che si aprono poi a delicate note di piccoli frutti rossi e morbidi sentori speziati. Il sorso è dinamico, nervoso, con trama tannica ben integrata, piacevole freschezza e bella mineralità.

 

I produttori

Tra le aziende del territorio, ricordiamo la Cantina Produttori di Nebbiolo di Carema. Tra le sue etichette di maggior prestigio: il Carema Classico Doc, invecchiato 2 anni, di cui di almeno 12 mesi in botti grandi di rovere; il Carema Riserva Doc, invecchiato 3 anni, di cui di almeno 12 mesi in botti grandi di rovere. Ferrando Vini, che produce il Carema Doc Etichetta Bianca, con affinamento di trentasei mesi, di cui trenta in botti di rovere e il Carema Doc Etichetta Nera invecchiato 3 anni, di cui 2 in barrique. A tavola, gli abbinamenti classici sono con secondi piatti di carni rosse o con selvaggina, in particolare con arrosto alle noci o alle castagne, cervo alla valdostana, stufato di manzo.

 

Cantina Produttori di Nebbiolo di Carema | Carema (TO) | via Nazionale, 32 | tel. 0125 811160 | www.caremadoc.it

Ferrando | Ivrea (TO) |via Torino, 599/a | tel.  0125 633550 | www.ferrandovini.it

 

a cura di Alessio Turazza

 

Per leggere I modelli di viticoltura: la bellussera e vigneti storici nella terra del Piave clicca qui

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