30 Lug 2016 / 17:07

Versi di vini. Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio, il Vate come venne chiamato, riportò la poesia ai temi dell’antichità classica greca e romana, quando vino e amore erano in stretta simbiosi.

Versi di vini. Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio, il Vate come venne chiamato, riportò la poesia ai temi dell’antichità classica greca e romana, quando vino e amore erano in stretta simbiosi.

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Un temperamento sanguigno, una personalità forte e volitiva, con la passione per le grandi imprese e l'epica dei gesti e dei pensieri. Gabriele D'Annunzio (1863 – 1938), il Vate, fu il cantore più ardito e vibrante degli anni a cavallo tra '800 e '900. Una vita dispendiosa, trasgressiva, sempre sotto i riflettori, per le sue imprese artistiche come per quelle militari e per la burrascosa vita sentimentale, con personaggi noti dell'epoca. E le liriche che celebravano l'Italia umbertina. Non mancavano, però, poesie dedicate al connubio tra vino e amore.

 

Fior de la bocca

 

Con il fior de la bocca umida a bere

ella attinge il cristallo. Io lentamente

le verso a stille il vin dolce e ardente

entro quel rosso fiore de’l piacere

e chinato su lei, muto coppiere

guardo le forme difettosamente :

la sua testa d’Emète adolescente

e la sagliente spira de ‘l bicchiere.

Or, poi che le pupille a l’amorosa

concordia da le due forme stupende

io solo, io solo, io solo ho dilettate,

godo infranger la coppa preziosa;

e improvviso un desio vano mi prende

d’infranger le membra bene amate.”

D’impianto ancora più classicheggiante è

 

Il dono di Dioniso

 

E il grappolo più grande

colsi avidamente,

che pesava d’ambrosia

come la mammella

ineffabile d’una dea

data all’adolescente

per gioire e morir quivi.

Gli acini eran vivi

d’inesausto calore

alle mie dita di gelo.

Sentii ne’ precordi l’odore

del pampino lacerato

come d’un velo

arcano che si fendesse.

O Vita, quel parvemi il primo

e l’ultimo tuo dono,

e che i miei giovini denti

mai polpa d’opimo

frutto avesser mosso

né mai bevuto agreste

sorso le mie labbra sanguigne.

L’odore di tutte le vigne

sentii ne’precordi capaci

e di tutti i mosti il sapore,

ebbi le vendemmie spumanti

di tutti gli autunni feraci

nel cuore e le feste e i canti

l’urto dei piè danzanti il suono

dei flauti frigi e Lesbo

rossa di faci pel natale

del vino e l’onda corale

e il passo del lidio coturno.

O Vita, quando la mia bocca

Vergine di baci

Diedi al tuo grappolo notturno.

 

a cura di Giuseppe Brandone

 

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