30 Set 2016 / 16:09

Appunti di degustazione alla scoperta dei vini del Vallese

a cura di

Un territorio fitto di piccolissime parcelle di vigneti eroici, che sfruttano le caratteristiche geografiche, l'incredibile clima della valle e la varietà dei suoli per dare vita a un tesoro vitivinicolo che vale la pena conoscere.

Appunti di degustazione alla scoperta dei vini del Vallese

Un territorio fitto di piccolissime parcelle di vigneti eroici, che sfruttano le caratteristiche geografiche, l'incredibile clima della valle e la varietà dei suoli per dare vita a un tesoro vitivinicolo che vale la pena conoscere.

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Quando si parla di Canton Vallese, si pensa subito a località sciistiche di fama internazionale come Zermatt, Crans Montana, Saas-Fee, Verbier, giusto per citare alcune tra le più rinomate. In realtà il Vallese è stato fin dall’antichità un territorio molto vocato per la coltivazione della vite. Le più antiche testimonianze risalgono addirittura al periodo precedente alla colonizzazione Romana. Una tradizione che si è tramandata nel corso dei secoli fino ai giorni nostri.

Un mosaico di vigne

Oggi il Vallese è la più importante regione vinicola della Svizzera, con una superficie vitata di 5.000 ettari, che produce oltre un terzo del vino della Confederazione. Si tratta di un territorio composto da 80.000 piccole parcelle, che appartengono a 22.000 diversi proprietari. Questa incredibile frammentazione delle terre si deve alle norme sul diritto ereditario. La legge, infatti, obbligava a dividere le proprietà terriere in parti uguali tra tutti i figli e così, nel giro di alcune generazioni, ogni famiglia della Valle si è trovata ad avere una piccola vigna. La viticoltura era quasi sempre una seconda attività che serviva per produrre il vino destinato al consumo personale o per vendere le uve e arrotondare lo stipendio. È un fenomeno molto interessante da un punto di vista sociale, che ha generato una capillare diffusione delle competenze nel campo della viticoltura in tutti gli abitanti del Cantone. Attualmente, sul territorio del Vallese sono presenti oltre circa 400 vignerons-encaveurs, che lavorano ancora in modo artigianale tenute dell’estensione di pochi ettari. Il vino viene quasi tutto consumato all’interno dei confini svizzeri e le esportazioni rappresentano meno dell’1% del totale.

 

Vallese

 

Varietà del suolo e inaspettate caratteristiche climatiche

Il Canton Vallese si trova nella parte sud occidentale della Svizzera ed è attraversato dal corso del fiume Rodano, che scorre dalla sua sorgente fino al lago di Ginevra nella profonda valle d’antica origine glaciale, è inoltre una delle poche valli alpine con orientamento est-ovest, una caratteristica fondamentale per lo sviluppo della viticoltura.

Nonostante la latitudine e l’appartenenza all’area alpina, il Vallese può godere di un clima molto particolare. A inverni freddi, seguono primavere ed estati calde, secche e ventilate, decisamente mediterranee, con piogge molto rare e livelli di umidità bassissimi. Le alte montagne proteggono la valle dalle correnti d’aria fredda che scendono da nord, e le notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte garantiscono una lenta e perfetta maturazione delle uve, con profili aromatici molti intensi.

La natura dei suoli è piuttosto varia. Il substrato è composto fondamentalmente da rocce di tipo granitico, ma non mancano zone con suoli d’origine calcareo-argillosa, terreni morenici, ricchi di sedimenti depositati dalla millenaria azione dell’antico ghiacciaio della valle del Rodano o terreni d’origine alluvionale. In generale si tratta di suoli poco profondi, pietrosi, con la roccia madre spesso affiorante. Ciò che sembra ancora mancare è un’approfondita cultura della zonazione, per coltivare ogni vitigno sul terreno più adatto. L’estrema parcellizzazione e personalizzazione della viticoltura, per ora hanno privilegiato la presenza di quasi tutte le varietà in ogni zona della valle, senza un criterio di scelta preciso. Un terroir con caratteristiche così particolari, non poteva che premiare la coltivazione dei vitigni autoctoni, che da secoli si sono adattati a condizioni pedoclimatiche e sistemi di allevamento così estremi.

Una storia di viticoltura eroica

I vigneti sono coltivati quasi esclusivamente sulla riva destra del Rodano, con esposizione rivolta a sud. Si tratta di una viticoltura di montagna, con vigne situate a un’altitudine media compresa tra i 500 e i 900 metri sul livello del mare. Tuttavia non mancano anche parcelle situate ad altitudini più elevate, come i vigneti di Visperterminen, tra i più alti d’Europa, che s’inerpicano fino a 1150 metri.

La vite è coltivata su terrazze, realizzate con muri di contenimento in pietra, alti fino a 15-20 metri. I vigneti terrazzati sono molto impegnativi e faticosi da lavorare e tutte le opere di manutenzione e gestione, comprese le vendemmie, sono fatte a mano. È una coltivazione eroica, molto dispendiosa in termini di ore di lavoro, caratterizzata da rese naturalmente molto basse e da uve di alta qualità.

Proprio per tutelare l’elevato livello dei vini del Vallese, nel 1990 è stata introdotta la classificazione Aoc (Appellation d‘Origine Controllé) regionale. Il periodo di vendemmia, pur differente secondo le varietà, di solito comincia a fine settembre per proseguire nel mese di ottobre e anche oltre, in caso di vendemmie tardive.

Una molteplicità di vitigni e un caos di nomi

Il Vallese è una regione ricca di vitigni autoctoni o di particolari biotipi di vitigni alloctoni, presenti da secoli nel territorio. La cosa che stupisce e crea anche confusione, è che quasi tutte le uve coltivale in Vallese hanno nomi diversi rispetto ai vitigni originari. Una scelta bizzarra, fino a oggi sostenibile perché il 99% del vino Vallese resta entro i confini nazionali, ma che potrebbe creare molta confusione nel momento in cui i vini venissero esportati sui mercati esteri. Il johannisberg è il sylvaner, il païen o heïda è un biotipo locale del savagnin blanc, il fendant corrisponde a un biotipo di chasselas, la malvoisie è il pinot gris, l’ermitage è la marsanne, l’humagne rouge è il cornalin della Valle d’Aosta, il cornalin è in realtà un antico vitigno del Vallese che si chiama rouge du pays. Per fortuna, ci sono anche vitigni autoctoni dal nome univoco: la petite arvine, l’humagne blanc, l’amigne, il gamaret, un icrocio tra gamay e reichensteiner. Sono inoltre presenti alcune rare e antiche varietà, che avrebbero rischiato l’estinzione, se pochi tenaci e appassionati vigneron non avessero continuato a coltivarle e vinificarle in purezza:gwäss blanc, rèze, himbertscha, plantscher, lafnetscha, eyholzer roter. Tra i vitigni internazionali, è del tutto naturale la presenza della syrah, considerando che ci troviamo nella Valle del Rodano, del pinot noir e del gamay, provenienti dalla Borgogna e dal Bojeaulais, particolarmente adatti al clima del Vallese.

Chanton

Le degustazioni

Per avere un panorama più completo possibile della produzione del Vallese, abbiamo visitato Cantine di dimensioni molto diverse tra di loro e situate in varie zone della Valle. Considerando il gran numero di vitigni coltivati, è stato necessario fare delle scelte, privilegiando i biotipi alloctoni più tipici e tradizionali, le uve autoctone e le internazionali che offrono in Vallese i risultati più interessanti.

Un discorso a parte merita la Dôle, lo storico assemblaggio vallese di pinot noir (85%) e gamay, che ha purtroppo vissuto un lungo periodo di decadenza, diventando un vino piuttosto dozzinale. Solo negli ultimi anni, alcuni vigneron stanno faticosamente cercando di invertire la rotta, riportando la Dôle al livello qualitativo che merita. Tuttavia, il fatto che pochissimi produttori abbiano offerto questo vino in degustazione, significa che il percorso di recupero dell’antico assemblaggio è ancora lungo.

Fendant

Il fendant è un particolare biotipo di chasselas presente da secoli in Vallese. Il nome svizzero deriva dalle piccole fenditure che si creano sulla buccia degli acini maturi. Dà origine a un vino dal bouquet floreale e fruttato, sostenuto da una buona freschezza, perfetto come aperitivo o da abbinare alla raclette. Tra gli assaggi che ci sono piaciuti di più ricordiamo il Fendant Moette Valais AOC 2015 di Simon Maye et Fils, ilFendant Président Troillet Valais AOC 2014 di Marie-Thérèse Chappaz, il Fendant Brûlefer Valais AOC 2015 di Bonvin, lo Chasselas Molignon Valais AOC 2015 di Adrian Mathier e lo Chasselas Vielles Vignes Valais AOC 2015 di Valentina Andrei.

Païenoheïda

Il païen o heïda nell’Alto Vallese, è un biotipo del savagnin blanc o traminer, un vitigno coltivato soprattutto nella regione dello Jura. Il suo territorio d’elezione è la zona di Visperterminen, dove viene coltivato ad altitudini che superano i 1000 metri. Il vino esprime interessanti aromi agrumati, accompagnati da note di frutta tropicale. Ha una buona struttura, con vivace acidità e bella persistenza aromatica. Molti gli assaggi interessanti: il Païen Valais AOC 2015 di Valentina Andrei, l’Heïda Visperterminen Valais AOC 2015 di St Jodern Kellerei, l’Heïda Valais AOC 2015 di Simon Maye et Fils, l’Heïda Prestige Valais AOC 2015 della Cave Renaissance, l’’Heïda Maître de Chais Réserve Spéciale Valais AOC 2014 di Provins e l’Heïda La Leyraz Valais AOC 2015 del Domaines Rouvinez.

Amigne

L’amigne è un vitigno autoctono del Vallese, che all’inizio del XX secolo sopravviveva solo in qualche piccola parcella nella zona di Vétroz, l’area in cui ancora oggi si esprime con esiti più interessanti. Il vino ha un seducente bouquet con note agrumate, in particolare di mandarino e scorza d’arancia, che lo rendono molto piacevole, fresco e fragrante. Ci sono piaciute in particolare l’Amigne de Vétroz Grand Cru BIO 2014 di Jean-René Germanier,l’Amigne de Vétroz Les Pyramides Valais AOC 2015 di Adrian Mathier e Amigne de Vétroz Grain Noble Mitis 2013 di Jean-René Germanier.

Humagne blanche

L’humagne blanche è uno dei vitigni autoctoni più interessanti, capace di regalare vini raffinati ed eleganti. Molto coltivato nei secoli passati, ha rischiato di sparire all’inizio del XX secolo, quando gli sono state preferite uve più facili da coltivare e commercialmente più redditizie. Oggi molti vigneron lo stanno recuperando, consapevoli del suo grande potenziale. Il vino che ne deriva esprime aromi di delicata finezza, con note di fiori bianchi ed erbe di montagna. Il sorso è piacevolmente fresco, sottile e persistente. La sua buona propensione all’invecchiamento può regalare affascinanti evoluzioni aromatiche. Tra gli assaggi, ci hanno particolarmente colpito l’Humagne Blanche Valais AOC 2015 del Domaine des Muses, l’Humagne Blanche Privilege Valais AOC 2015 della Cave Renaissance, l’Humagne Blanche Fully Raffort Valais AOC 2015 del Domaine La Rodeline, l’Humagne Blanche Réserve Castel d’Uvrier Valais AOC 2015 della Cave La Romaine e l’Humagne Blanche Valais AOC 2014 di Chanton Kellerei.

Petite arvine

La petite arvine è sicuramente l’uva autoctona a bacca bianca più conosciuta del Vallese. È un vitigno molto esigente, ha una maturazione tardiva e predilige esposizioni ben soleggiate, non troppo secche e al riparo dai venti. Il vino affascina per la sua intensa aromaticità, con fragranti profumi floreali, aromi freschi d’agrumi, pompelmo e belle note tropicali. Il sorso è scattante, con dinamica verve acida e piacevole finale sapido. Si presta anche a interessanti versioni da vendemmia tardiva. Molti gli assaggi interessanti: laPetite Arvine Valais AOC 2015 del Domaine des Muses, la Petite Arvine Castel d’Uvrier Valais AOC 2015 della Cave La Romaine, la Petite Arvine Combe de Noutse Valais AOC 2015 di Valentina Andrei, Petite Arvine La Murgère Valais AOC 2014 del Domaine La Rodeline, Petite Arvine Fully Les Seilles Valais AOC 2014 del Domaines Rouvinez.

Ermitage

L’ermitage, altro non è che la marsanne, introdotta nel Vallese dalla Valle del Rodano francese nel corso del XIX secolo. Grazie alle belle esposizione soleggiate e al clima mite, dona vini caratterizzati dal bouquet ampio e armonioso, aromaticamente ricco, con note di frutta matura, pesca e nuances tropicali, che con l’invecchiamento tendono a virare verso morbide note di miele d’agrumi e d’acacia. Il vitigno è molto adatto anche alla produzione di vendemmie tardive e vini passiti di grande fascino. Tra le versioni più interessanti segnaliamo l’Ermitage Valais AOC 2014 di Marie-Thérèse Chappaz, l’Ermitage Valais AOC Nadia Mathier 2015 di Adrian Mathier, la Marsanne Valais AOC 2014 del Domaine La Rodeline,la Marsanne Valais AOC 2014 della Cave La Romaine e l’Ermitage Prafalcon2001 del Domaines Rouvinez.

Cornalin

Il vino Cornalin è prodotto con l’antico vitigno autoctono del Vallese rouge du pays. Solo alcuni produttori più fedeli alla storia del territorio come Maurice Zufferey e Valentina Andrei, hanno ricominciato a utilizzare in etichetta la dicitura “Rouge du Pays”, decisamente più corretta da un punto di vista ampelografico. È una varietà difficile da coltivare e dalla produzione incostante. È un rosso di buona struttura, dal carattere un po’ rustico, con aromi di ciliegia, frutta rossa e sentori speziati. Si esprime con maggior finezza dopo qualche anno d’affinamento. Nel corso delle degustazioni abbiamo trovato particolarmente interessanti il Cornalin Valais AOC 2015 di Simon Maye et Fils, il Cornalin Les Pyramides Valais AOC 2014 di Adrian Mathier, il Cornalin Coteaux de Sierre Valais AOC 2014 della Cave La Romaine e il Cornalin Fully La Chaille Valais AOC 2014 del Domaine La Rodeline.

Humagne Rouge

Il vino Humagne Rouge è prodotto con il vitigno d’origine valdostana cornalin, arrivato nei secoli scorsi in Vallese attraverso i passi alpini. È un rosso di carattere e personalità, con profumo di violetta, aromi di sottobosco, piccoli frutti a bacca scura, buon equilibrio e armonia tra note fruttate, tannini e freschezza. Ci sono particolarmente piaciuti l’Humagne Rouge Valais AOC 2015 di Simon Maye et Fils,l’Humagne Rouge Valais AOC 2015 del Domaine des Muses, l’Humagne Rouge Valais AOC 2015 della Cave La Romaine,l’Humagne Rouge En Praz Valais AOC 2015 del Domaine La Rodelinee l’Humagne Rouge Valais AOC 2014 di Chanton Kellerei.

Syrah

Il famoso vitigno, che nelle celebri Appellation francesi della Côte Rôtie e Hermitage regala rossi di grande prestigio, si è acclimatato molto bene anche nella parte più alta della Valle del Rodano. Gli assaggi hanno confermato il buon livello dei vini Syrah prodotti in Vallese, che nelle migliori espressioni non hanno nulla da invidiare a importanti etichette francesi. Ci sono piaciuti in particolare la Syrah Cayas Valais AOC 2013 di Jean-René Germanier, la Syrah Vieilles Vignes AOC 2014 del Domaine La Rodeline e la Syrah Valais AOC 2012 della Caves des Rois.

Pinot noir

Altro vitigno internazionale che ben si è adattato alle zone più fresche e meno soleggiate del Vallese è il pinot noir, che viene coltivato soprattutto sui suoli caratterizzati da abbondante presenza di calcare. Il vino esprime spesso una sfumatura fumé tipica del terroir, molto particolare. Ci sono piaciuti il Pinot NoirVielles Vignes Valais AOC 2014 di Simon Maye et Fils, il Grain Pinot Noir Chamoson 2014 di Marie-Thérèse Chappaz, ilPinot Noir Ambassadeur Des Domaines Diego Mathier di Adrian Mathier, il Pinot Noir Mario Chanton Valais AOC 2009 di Chanton Kellerei e ilPinot Noir Valais AOC Sang Bleu 2014 della Caves des Rois.

I grandi vini del Vallese

Tra le etichette degustate, alcune si sono rivelate molto interessanti, delle vere eccellenze del territorio. Tra i bianchi ci sono piaciuti per personalità e carattere, laResi Valais AOC 2014 e la Lafnetscha Valais AOC 2014 di Chanton Kellerei, l’Heïda Valais AOC Veritas 2013 di St Jodern Kellerei, prodotta con vecchie viti a piede franco,lo Tsampéhro Blanc Valais AOC 2011 di Clos Tsampéhro, un interessante assemblaggio di rèze e savagnin blanc, la Petite Arvine Valais AOC 2015 di Simon Maye et Fils, la Duende Valais AOC 2014 di Maurice Zufferey, un blend di heida, rèze e petit arvine, il Coeur de Domaine Blanc Valais AOC 2013 del Domaines Rouvinez, assemblaggio di petite arvine, savagnin blanc e marsanne.

Tra i rossi segnaliamo il Cornalin Champmarais Valais AOC 2014 di Jean-René Germanier, il Cornalin Valais AOC 2015 del Domaine des Muses, laSyrah Vieilles Vignes Chamoson Valais AOC 2014 di Simon Maye et Fils, la Syrah Réserve Valais AOC 2012 del Domaine des Muses, la Cuvée 1858 Rouge Valais AOC 2014 di Bonvin, blend di cornalin e syraheTout ce qui flotte dans l’air et qui s’y reflète Valais AOC 2013 di Maurice Zufferey, un assemblaggio di cornalin e humagne rouge ispirato a un verso di Rilke.Infine una menzione speciale per tre grandi vini di Marie-Thérèse Chappaz: Grain Noble Petite Arvine Valais AOC 2014Grain Noble Marsanne Blanche Valais AOC2013 e Grain par Grain Marsanne Blanche Valais AOC2014 un piccolo “Château d'Yquem” del Vallese.

 

a cura di Alessio Turazza

 
 
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