23 Nov 2016 / 18:11

Come cambia il mercato del vino italiano in Cina e in Corea? Note dal World Tour del Gambero Rosso

a cura di

Partenza dall'Asia per Roadshow che porta le nostre eccellenze vitivinicole nel mondo. Prime tappe, Soeul e Pechino, dove bisogna costruire un rapporto di continuità con il mercato interno. E, intanto, città dopo città, ecco la selezione dei migliori ristoranti italiani nel mondo.

Come cambia il mercato del vino italiano in Cina e in Corea? Note dal World Tour del Gambero Rosso

Partenza dall'Asia per Roadshow che porta le nostre eccellenze vitivinicole nel mondo. Prime tappe, Soeul e Pechino, dove bisogna costruire un rapporto di continuità con il mercato interno. E, intanto, città dopo città, ecco la selezione dei migliori ristoranti italiani nel mondo.

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Vino e cibo: l'agroalimentare italiano spicca il volo e conquista posizioni all'estero. Fondamentale, per l'export, il ruolo dei chef e ristoratori italiani che sono i migliori ambasciatori del nostro made in Italy enogastronomico. Sono loro che fanno conoscere i prodotti tipici e, soprattutto, il nostro vino. Ma quale è la situazione in Oriente? Nel nostro tour in Cina e in Corea abbiamo scoperto un mercato ancora da conquistare pienamente, nel caso della Cina, e un panorama sorprendentemente preparato e attento ai prodotti di fascia più alta per la Corea.

 

Vino e cibo: l'agroalimentare italiano vola

Le prime tappe del World Tour 2016/2017 segnano una novità importante nel lavoro di promozione delle nostre eccellenze nel mondo. Per la prima volta alle degustazioni di vino, e ai seminari guidati, si associa la valorizzazione dei nostri migliori ambasciatori del mondo: i ristoranti italiani. Durante gli eventi in Asia è stata presentata in anteprima Top Italian Restaurants, la prima guida digitale che racconta il salto di qualità che la ristorazione italiana ha compiuto negli ultimi anni a livello globale: in termini di ricerca, formazione e innovazione.

Se l’export del vino italiano continua a segnare un trend di crescita straordinario, buona parte di questo merito va ascritto ai nostri ambasciatori del gusto: chef, sommelier, distributori di prodotti certificati e di prima qualità. Ci muoviamo per tappe, e questa è in Oriente.

 

Seoul. Dove si beve vino di fascia alta

La Corea del Sud, con i suoi 50 milioni di abitanti e una posizione di leadership nel mondo della tecnologia e del duty free, è la quarta potenza economica asiatica e senza ombra di dubbio quella più interessata al segmento del lusso. Non per niente, parlando di vino, il dato interessante è il valore di prodotto importato rispetto al volume. A fronte di oltre 180 milioni dollari di valore annuo ci sono 330 mila ettolitri, il che significa che in Corea del Sud il vino importato, e consumato, è di fascia medio alta. L’Italia è il terzo Paese, dopo Francia e Cile, e mostra un costante miglioramento negli anni, a dimostrare che spazio e interesse non mancano. Attualmente il valore di vino italiano importato supera quota 30 milioni, la metà dei quali è coperta dai rossi, 9 milioni dai bianchi e 6 dalle bollicine (di cui siamo secondi esportatori, dopo la Francia).

Che ci sia possibilità di sviluppo per il Made in Italy enologico è evidente, al di là dei dati numerici, nel momento in cui si incontrano stampa e buyer. Alla masterclass sui premi speciali della Guida, che si è svolta lo scorso 2 novembre al Grand Hyatt, guidata da Eleonora Guerini, curatrice della Guida Vini d’Italia, si è contata la presenza di 50 tra giornalisti e importatori, con un livello di preparazione difficile da riscontrare in Oriente. “Sono ormai diversi anni” dice la giornalista enogastronomica Sangmi Kimche il vino italiano è considerato di alto livello, alla stregua di quello francese. I numeri vedono ancora la Francia in largo vantaggio, ma sono certa che le distanze si accorceranno sempre più. È importante che i produttori italiani siano presenti il più possibile, che partecipino a eventi come quelli del Gambero Rosso, perché solo attraverso una maggiore conoscenza del prodotto si avrà un incremento dell’import”.

 

Pechino. Un mercato da presidiare

Discorso diverso per la Cina, dove l’Italia deve lavorare ancora molto e molto duramente per recuperare la posizione che le spetta, in termini sia di volumi d’affari sia di quantitativo esportato. Sono, infatti, quattro i Paesi – Francia, Australia, Cile e Spagna – che ci superano. A fronte di oltre 1,8 miliardi euro in valore di vino importato, solo 90 milioni toccano all’Italia. Va detto che il 2015 ha visto un incremento del 16% rispetto al 2014 (un segnale davvero ottimo), ma non c’è dubbio che ci sia davvero molto da fare perché il Belpaese occupi il posto che merita.

La Cina è certamente un Paese complicato da comprendere e con cui stabilire un rapporto di continuità, ma rimane la vera sfida e il vino italiano la deve vincere. In nessun altro posto al mondo la necessità di fare sistema si sente come qui, un po’ per la necessità di educare il palato un po’ perché i quantitativi, in un Paese che conta un miliardo e 400 mila abitanti, sono una discrimine non indifferente quando si affronta la questione importazione. “La Cina si è aperta moltissimo al mondo del vino occidentale” dice Clemence Jiang, del China Daily “ma è innegabile che il vino sia ancora percepito un bene d’élite. I vini italiani iniziano a conquistare visibilità e interesse, ma i francesi e gli australiani sono quelli più presenti sul nostro mercato. L’Italia ha ancora molti spazi da conquistare e considerata la qualità dei vini degustati oggi non credo sia difficile che accada in tempi brevi. Bisogna non mollare e non farsi scoraggiare da un mercato a volte caotico e volubile, ma importante nei numeri e nel desiderio di farsi sedurre”.

Tre le masterclass presentate dai due curatori della Guida Vini d’Italia Eleonora Guerini e Marco Sabellico, cui hanno partecipato ben 150 persone, tra giornalisti e trade.

a cura di Eleonora Guerini e Lorenzo Ruggeri

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