22 Mag 2017 / 12:05

Soave Preview report. I migliori assaggi dell'annata 2016

a cura di

Da Soave Preview assaggi e riflessioni su alcuni nodi cardine dell'enologia: dal concetto di mineralità al risultato della zonazione con il riconoscimento delle vigne storiche, all'allevamento a pergola che segna il profilo delle colline.

Soave Preview report. I migliori assaggi dell'annata 2016

Da Soave Preview assaggi e riflessioni su alcuni nodi cardine dell'enologia: dal concetto di mineralità al risultato della zonazione con il riconoscimento delle vigne storiche, all'allevamento a pergola che segna il profilo delle colline.

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Si è appena conclusa l’anteprima della nuova annata del Soave, con un programma di degustazioni e seminari particolarmente interessante. L’evento, organizzato dal Consorzio di Tutela del Soave, nelle giornate del 18 e 19 maggio, ha visto la partecipazione di 62 aziende e la presenza di ben 134 etichette ai banchi d’assaggio. Quest’anno Soave Preview è stata l’occasione non solo per degustare i vini del millesimo 2016, ma anche per affrontare alcuni temi legati al territorio della denominazione, come la storia e il futuro del sistema di coltivazione a pergola, la recente creazione di una mappa dei Grandi Cru e la discussione sull’ambiguo e sfuggente concetto di “mineralità” dei vini.

 

I numeri del Soave

L’area della denominazione Soave si estende su una superficie vitata di circa 7000 ettari, suddivisi tra circa 3000 aziende di varie dimensioni, che spaziano da piccole realtà familiari a grandi gruppi e cantine sociali. La produzione annua di bottiglie si attesta sui 50 milioni, per un valore complessivo dell’intera filiera di 250 milioni di euro. Il vino Soave è consumato per un 20% in Italia, mentre 80% viene esportato all’estero. I mercati europei ne assorbono circa il 60%, con in testa Germania, Inghilterra e paesi del Nord Europa. Il restante 40% dell’export è destinato ai paesi extra europei, con una quota del 20% degli Stati Uniti.

i cru di soaveMappatura dei cru di Soave

 

I cru di Soave

Seguendo la tendenza di altre denominazioni italiane, con la recente modifica del disciplinare, anche Soave ha introdotto una classificazione dei migliori cru del territorio.È il frutto finale di un lungo lavoro di zonazione, che ha impegnato il Consorzio per quasi 20 anni. Un passo importante per riconoscere e dare valore alle parcelle storicamente più vocate della denominazione e per mettere in luce le differenze tra i vini provenienti da diverse zone. I cru di Soave corrispondono ad aree coltivate con vigne storiche, che presentano caratteristiche assolutamente peculiari per microclima, esposizione, altitudine, composizione e origine geologica dei terreni. L’introduzione nel disciplinare delle menzioni geografiche aggiuntive, così sono chiamati i cru nel nostro linguaggio burocratico, è stata anche l’occasione per degustare 12 vini provenienti da alcuni dei Grandi Cru più famosi e per assaporare nel bicchiere le differenze tra le varie zone del territorio del Soave.

 

La pergola tra passato e futuro

Basta uno sguardo alle splendide colline di Soave per notare che ci si trova di fronte a un paesaggio vitato dalle caratteristiche particolari, segnato in modo evidente dalla presenza di vigne coltivate con il metodo tradizionale della pergola. Proprio di quest’antico modo di coltivare la vite si è parlato a Soave Preview. In Italia l’allevamento della vite a pergola rappresenta solo il 10%, ma a Soave quasi l’85% dei vigneti continua a essere condotto con questo sistema. Una peculiarità che ha sicuramente ragioni storiche, ma non solo. L’origine della pergola affonda le sue radici nell’antichità, quando la vite era allevata in simbiosi con alberi o tutori, che ne consentivano un ampio sviluppo, non solo verticale, ma anche parallelo al terreno. L’intervento del professor Attilio Scienza, dell’Università di Milano, ha sottolineato gli aspetti legati alla genesi storica della pergola, come sviluppo della vite maritata alle piante.

Tuttavia, la sopravvivenza della pergola all’avanzata della moderna viticoltura a spalliera, non è dovuta solo alla tradizione. La dottoressa Federica Gaiotti ha evidenziato alcuni vantaggi della pergola rispetto al guyot, soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici degli ultimi decenni. L’aumento delle temperature medie e soprattutto la presenza di frequenti picchi termici duranti i mesi estivi, sembrano giocare a favore della vecchia pergola. Le situazioni climatiche estreme sono causa di stress intensi per la pianta e portano a maturazioni sempre più rapide, accelerando il ciclo fenolico della garganega di un paio di settimane rispetto a 30 anni fa. Un cambiamento che può avere come conseguenza una degradazione rapida degli acidi e una presenza elevata di zuccheri, con produzione di uve poco bilanciate. I vigneti a guyot sembrano accentuare queste tendenze, anche con frequenti bruciature delle foglie, della buccia degli acini e con il rischio di una surmaturazione dei grappoli. La forma d’allevamento a pergola, invece, può contribuire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, garantendo una buona copertura dall’irraggiamento solare, con temperature delle uve più basse di 3-4 °C rispetto al guyot. A parità di grado d’acidità, le uve provenienti da vigneti a pergola contengono meno zuccheri, hanno profili aromatici più complessi e regalano vini freschi ed eleganti. Tutte buone ragioni per continuare a preservare la tradizione della pergola, che oltre a fornire vini di alta qualità, contribuisce a conservare intatta l’identità storica e paesaggistica del territorio di Soave.

 

mineraità

La mineralità, questa scononosciuta

Il termine mineralità è tra più usati e abusati nel mondo della comunicazione del vino. Il seminario, provocatoriamente intitolato Does minerality exist?, condotto da Alessandro Brizi con l’enologo Salvo Foti e John Szabo, autore del libro Volcanic Wine, ha cercato di fare chiarezza su un concetto spesso sfuggente. L’utilizzo della parola mineralità è recente. È stata introdotta nell’area anglosassone negli anni ’80 e ’90. Il suo successo è stato però immediato, perché poteva essere usata per descrivere una serie di sensazioni che non rientravano nei marcatori dei profumi e degli aromi classici.

È difficile però dare una definizione univoca di un termine così generico. Con l’aiuto di una degustazione di 12 etichette provenienti da territori vulcanici di tutto il mondo, si è tentato di identificare una serie di elementi caratteristici che si possono riassumere in una sensazione al palato di viva freschezza, unita a un gusto decisamente sapido, a volte accompagnato da sentori di pietra focaia o idrocarburo. Si tratta sostanzialmente di caratteristiche che si ritrovano generalmente in vini prodotti da vigne coltivate su suoli vulcanici o comunque molto ricchi di sostanze minerali, con vitigni ricchi di norisoprenoidi e caratterizzati da ph tali da trasmettere sensazioni di vibrante acidità. Altro elemento che potrebbe avere una certa influenza sulla presunta mineralità è l’età avanzata delle vigne, che grazie a un apparato radicale particolarmente sviluppato e profondo, sono in grado di raccogliere i sali minerali dal terreno e di trasferirli poi al frutto. Resta comunque difficile dare una definizione precisa a una sensazione, ma se la mineralità esiste, certamente i vini provenienti da territori vulcanici sono tra i più adatti a trasmettere al palato questa particolare percezione gustativa.

soave

L’annata 2016, migliori assaggi

L’annata 2016 arrivava dopo due millesimi opposti ed estremi. A un 2014 caratterizzato da vini sottili, di grande finezza ed eleganza, freschi e verticali, ha fatto seguito un millesimo come il 2015, contrassegnato da una ricchezza quasi opulenta, con vini maturi, fin troppo densi di frutto e non sempre ben bilanciati sulle acidità. L’annata 2016 è cominciata con un inverno non particolarmente freddo e un buon inizio di primavera, che ha favorito un avvio ottimale della fase vegetativa e del germogliamento. A un giugno piovoso e problematico da un punto di vista fitosanitario, ha fatto seguito un’estate dal clima regolare, con buone escursioni termiche fino a tutto settembre, che hanno contribuito a una maturazione graduale e ottimale della garganega.

L’andamento climatico classico ed equilibrato dell’annata ha trovato perfetta corrispondenza nei vini, la degustazione di una settantina di etichette del 2016 ha confermato la bontà del millesimo. In generale i vini sono caratterizzati da profili olfattivi eleganti e intensi, bella struttura, con frutto sempre ben bilanciato da una vivace acidità, che rende il sorso piacevolmente dinamico. Vini di grande equilibrio, che seppur giovani, denotano già un bel potenziale d’evoluzione. Tra gli assaggi che ci hanno particolarmente convinto, segnaliamo le seguenti etichette:

 

Soave Classico Doc “Ca’ Visco” - Coffele

Soave Classico Doc Monte di Fice - I Stefanini

Soave Doc - Tamellini

Soave Classico Doc - Gini

Soave Doc - Suavia

Soave Classico Doc Monte de Toni - I Stefanini

Soave Classico Doc “Castelcerino” - Coffele

Soave Classico Doc - Balestri Valda

Soave Classico Doc “La Capelina” - Franchetto

Soave Doc Classico San Michele – Ca’ Rugate

 

 

 

a cura di Alessio Turazza

 
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