21 Giu 2017 / 18:06

Brexit un anno dopo. Come cambia lo scenario per il vino italiano

Prezzi allo scaffale più alti e calo delle importazioni. Per il Prosecco, fase di assestamento, ma nessuna flessione. Ecco cosa è successo in Uk in questi 12 mesi e cosa succederà dopo le ultime elezioni. De Castro: “Troveremo un accordo. Adesso, Europa più forte di prima”.

Brexit un anno dopo. Come cambia lo scenario per il vino italiano

Prezzi allo scaffale più alti e calo delle importazioni. Per il Prosecco, fase di assestamento, ma nessuna flessione. Ecco cosa è successo in Uk in questi 12 mesi e cosa succederà dopo le ultime elezioni. De Castro: “Troveremo un accordo. Adesso, Europa più forte di prima”.

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Il quadro politico-economico inglese

Giugno è sempre stato un mese contraddittorio per il Regno Unito.Lo scorso anno – era il 23 giugno 2016 – il Paese di Sua Maestà decideva a sorpresa per l'uscita dall'Unione Europea, gettando su tutta l'Europa l'incognita Brexit. Un anno dopo - l'8 giugno 2017 - le stesse elezioni politiche anticipate che avrebbero dovuto dare pieno mandato al governo Tory in vista dei negoziati con l'Europa, hanno, invece, alimentato l'incertezza, portando a quello che gli inglesi chiamano hung parliament(parlamento in bilico). Un'incertezza che, dal punto di vista europeo, ha in qualche modo sostituito lo spettro dell'hard Brexit con la possibilità di unasoft Brexit. Sebbene i più attenti ricorderannoquando,solo pochi mesi fa, le minacce politiche si facevano anche a colpi di Prosecco.“You’ll sell less Prosecco”, diceva lo scorso novembre il ministro degli Esteri inglese Boris Johnson, nel botta e risposta con il nostro ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, in un più ampio discorso che spaziava dagli accordi commerciali alla libera circolazione degli immigrati.

 

Tasse sugli alcolici, aumenti dei prezzi e import vini

Nel frattempo, ci sono stati, da una parte l'aumento della tassa sugli alcolici del 3,9%, all'interno del bilancio di marzo, decisa dal cancelliere Phillip Hammond (2,16 sterline di wine duty per i vini fermi e 2,77 per le bollicine); dall'altra - ma anche di conseguenza - la denuncia da parte della Wine and Spirit Trade Association, relativa ai prezzi del vino mai stati così alti: l'incremento sarebbe del 3% in 12 settimane - quando quello nel biennio 2015-2017 era stato di appena l'1% - raggiungendo una media di 5,56 sterline. Non si era mai andati oltre le 5,5 sterline. E a maggio Ross Carter, organizzatore della London Wine Fair, parlava di un'edizione dell'evento mai così difficile da organizzare per via delle tante incertezze.

Per quanto riguarda gli scambi mondiali di vino, la fotografia del primo trimestre 2017, scattata Ihs/Gta, mostra un mercato inglese che importa meno: -6% a volume e -3% a valore. Con la domanda scesa in tutti i segmenti e per tutti i principali fornitori ad eccezione delle Nuova Zelanda. Nello specifico, i vini italiani verso il Regno Unito, nello stesso periodo, evidenziano una situazione di stasi, dove a valore si cresce di poco e a volume si va addirittura sotto: 157,6 milioni di euro del 2017 contro i 152,2 milioni hl del 2016 per 643 mila ettolitri del 2017 contro i 685,5 mila hl del 2016.

 

Quale rotta per i negoziati? La posizione di Paolo De Castro

Questa la situazione a oggi. Ma quali potrebbero essere le conseguenze, tenendo conto anche dell'esito delle ultime elezioni politiche inglesi? Nell'immediato c'è sicuramente uno slittamento della data di inizio dei negoziati con l'Europa. Un'Europa che adesso mostra il pugno duro, ribadendo il 2019 come data ultima per l'uscita del Regno Unito dall'Unione (sebbene il presidente francese Emmanuel Macron, nell'ultimo incontro con Theresa May, abbia sottolineato che “fin quando i negoziati non saranno chiusi, le porte dell'Europa rimarranno aperte”).

Guardando oltre, una volta sancita la decisione e in mancanza di altri tipi accordi, i vini importati dal Regno Unito rientrerebbero in automatico nel regime tariffario Omc (Wto-World Trade Organization), mentre attualmente gli scambi Ue-Uk fanno riferimento alle tariffe comunitarie. Situazione che,temono in molti,potrebbe portare il Regno Unito a stringere accordi con altri Paesi, come Australia, Nuova Zelanda e Usa, o con quei Paesi con economie in via di sviluppo, come Cile, Argentina e Sudafrica. Ma su questo punto, si dimostra ottimista Paolo De Castro primo vice-presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale al Parlamento Europeo:“Troverei strano e curioso non riuscire a chiudere con l'Inghilterra un accordo simile a quelli fatti con altri Paesi, come ad esempio la Norvegia, evitando di cadere nel Wto. Sono fiducioso nel pensare che troveremo un modo per continuare i rapporti di amicizia di questi ultimi 40 anni: ci sono troppi interscambi per far partire una guerra di dazi commerciali”.

Ma poi aggiunge:“Altro discorso se parliamo delle conseguenze per il Regno Unito che, senza ombra di dubbio, saranno molto più drastiche: se fino a ora il centro finanziario dell'Europa è stata la City, adesso per forza di cose sarà destinato a spostarsi a Parigi, Berlino e Milano. Ma questa è un'altra storia. Per quel che ci riguarda, il punto fermo deve essere partire subito con i negoziati”. In questo momento, quindi, l'Europa sembra aver assunto una posizione molto più forte rispetto al governo inglese: “LaBrexit, l'elezione di Donald Trump e perfino il terrorismo internazionale” conclude De Castro“credo siano tutti fatti che ci spingono a guardare con più fiducia alla nostra vecchia Europa, che da sempre ci fornisce una certa stabilità e ci fa da scudo protettivo per affrontare le nuove sfide globali”.

 

“Ecco cosa sta succedendo nel Regno Unito”, il punto di vista inglese

Insiste sul rafforzamento europeo anche chi vive e opera nel mercato inglese, come Pierpaolo Petrassi, head of buying del settore alcolici di Waitrose. il gruppo di supermercati di fascia medio-alta del Regno Unito: “Sicuramentel'Europa è uscita rafforzata da questo momento storico, ma più che per effetto della Brexit, credo si tratti di un ciclo economico. La sensazione è che al tavolo delle trattative stia mantenendo le sue posizioni, senza cedere alla richieste del Regno Unito”. Per quanto riguarda la situazione interna, invece? “Se fino a una settimana fa qua si parlava molto di hard Brexit, adesso il fronte si è rovesciato. I conservatori hanno già ridimensionato i piani futuri in tal senso e appare sempre più probabile l'ipotesi di nuove elezioni entro fine anno. Senza contare che c'è anche – ma è solo una voce tra le altre – chi prospetta un secondo referendum”. Concludendo“Da un punto di vista commerciale, il Regno Unito si trova da una parte con l'incognita Trump, dall'altra con una Cina che non è ancora un interlocutore forte: lasciarsi alle spalle un mercato sicuro come l'Ue sarebbe davvero un salto nel vuoto".

Secondo Petrassi, in questi mesi, i commerci hanno più che altro subito gli effetti del cambio sterlina-euro, ma senza avere ripercussioni importanti né sui consumi, né sulle importazioni: "I prezzi sono indubbiamente aumentatiinsieme alla tassazione sugli alcolici. In ogni caso, non si sono avuti effetti particolari sugli acquisti: fin quando il consumatore si sentirà in una situazione sicura, continuerà a comprare. Non hanno, quindi, subito ripercussioni tutte quelle denominazioni già affermate, com'è anche il caso del vostro Prosecco”.

 

Prosecco Doc: “La priorità? Mantenere costanti i prezzi”

E proprio al consorzio del Prosecco Doc abbiamo chiesto come siano andati questi ultimi 12 mesi e se sia davvero arrivato il momento di stringere i denti. I numeri di fine anno della denominazione evidenziano che, nel 2016, sono stati inviati nel mercato inglese 908 mila ettolitri di vino (spumante e frizzante), +24%. Il totale delle esportazioni-mondo è stato di 2,48 milioni di ettolitri. Anche i primi due mesi del 2017 hanno continuato a registrare in Uk il segno più rispetto ai primi due mesi del 2016, ma l'incremento è stato sicuramente meno significativo rispetto a un anno fa. Parliamo, infatti, di una crescita del 3,2%, passando da 106 mila ettolitri a 109,6 per la sola categoria spumanti.

"Non abbiamo registrato alcuna flessione" dice il presidente Stefano Zanette."È chiaro che dopo il boom degli anni precedenti, siamo in momento di consolidamento. L'importante è non andare in perdita. Una caratteristica importante del mercato inglese è che le eventuali contrazioni di una catena commerciale, sono subito bilanciate dall'entrata di nuovi player".

Non solo Gdo, ma ormai anche e sempre di più ristoranti, pub, winebar e negozi specializzati. “Va da sé che non bisogna ignorare questa fase di cambiamento, legata al minor poter d'acquisto degli inglesi. È una fase che deve essere bene interpretata e saremmo degli incoscienti a non avere preoccupazioni: ci sono e devono esserci. Il vero pericolo è quello legato ai prezzi, per questo la priorità che ci siamo dati in questo momento delicato è cercare di mantenerli stabili sullo scaffale. Dopo di che, si va avanti, magari monitorando il mercato con una attenzione maggiore rispetto al passato”.

Anche con nuovi strumenti. Per esempio, il mese scorso, in occasione della partecipazione alla London Wine Fair, il Consorzio ha inaugurato a Londra la Casa del Prosecco: un ufficio di rappresentanza, ma anche una sorta di avamposto, come a dire: ci siamo e non andiamo via. "Da una parte farà da radar dei nuovi trend" continua il presidente "dall'altra avrà l'obiettivo di diffondere la conoscenza del prodotto. Se quattro anni fa eravamo nel pieno della curiosità verso le bollicine, adesso ci rendiamo conto che il consumatore inglese ha più consapevolezza del prodotto e del territorio da cui proviene”. Zanette prova, poi, a delineare gli scenari futuri con il solito ottimismo che contraddistingue questa denominazione da record: “Se arrivassero dei dazi, ne prenderemmo atto, ma riguarderebbero tutte le altre denominazioni e gli altri Paesi e quindi continueremmo a confrontarci ad armi pari. È vero che, probabilmente, i vini meno toccati dagli effetti della Brexit sarebbero quelli di fascia premium, mentre a risentirne di più potrebbero essere i prodotti della fascia media, come il nostro, tuttavia, sarebbe sbagliato creare situazioni allarmistiche”. Conclude così Zaette: “Dopotutto la Brexit è solo una incognita, ma non la sola. Nel frattempo, comunque, ci stiamo muovendo per aprire e consolidare anche altri mercati. Oggi il Regno Unito per noi equivale quasi al nostro mercato interno, ma un degno sostituto potrebbe essere rappresentato dagli Usa, nostro secondo Paese di destinazione. Diciamoci la verità: il mondo è grande e la voglia di Prosecco ovunque è ancora tantissima".

 

Zonin "Fino ad ora, evitato l'aumento dei prezzi"

Lo conosce molto bene il mercato inglese, anche Domenico Zonin, presidente di Zonin 1821: "Per noi rappresenta il secondo mercato di riferimento dopo gli Stati Uniti" ci dice "lo scorso anno il bilancio in UK è stato superiore ai 40 milioni di sterline, quest'anno prevediamo una ulteriore crescita. Nonostante la Brexit". Al momento, quindi, gli effetti della futura uscita del Regno Unito dalla Ue non sembrano aver creato grossi problemi a produttori ed esportatori italiani, considerato anche che il gruppo veneto può contare su una propria società controllata di importazione e distribuzione,la Zonin UK.

Tuttavia, come nota anche lo stesso presidente, ci sono dei segnali non trascurabili: "In questi mesi la sterlina è passata da 1,35 a 1,15 euro, in perdita del 15%. Al momento si è riusciti a stemperare gli aumenti finali sia perché i distributori hanno abbassato i loro margini, sia grazie alla copertura della valuta messa in atto dalle catene commerciali inglesi. Ma è chiaro che sono strategie che possono reggere per poco e per i prossimi mesi ci attendiamo un ulteriore aumento dei prezzi sugli scaffali. A questa incertezza si aggiunge quella della Brexit vera e propria: tra due, tre anni non è esclusa l'entrata in vigore di eventuali dazi”.

Per quanto riguarda le esportazioni, la parte del leone spetta ovviamente al Prosecco, ma rivela Zonin: "Vanno molto bene anche altre denominazioni. Per quanto ci riguarda: il Primitivo di Manduria, il Chianti Classico, il Nero d'Avola. Direi che negli ultimi tempi si è assistito a una esplosione di consumi dei vini italiani di alta qualità. Fenomeno che non riguarda più soltanto Londra - sempre più all'avanguardia in fatto di ristoranti e chef di alto livello - ma che sta dilagando anche verso altre aree del Regno Unito". La Brexit rappresenterà, quindi, un arresto forzato di questa tendenza? "Sicuramente al momento il Regno Unito da un punto di vista politico appare in stato confusionale. A livello commerciale, se le conseguenze della Brexit determineranno una diminuzione delle vendite" conclude Zonin"al momento non possiamo dirlo, ma sicuramente sarà una situazione che accomunerà tutti, non solo Zonin e non solo l'Italia".

 

 

a cura di Loredana Sottile

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 15 giugno

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