3 Lug 2017 / 14:07

Viaggio tra i vitigni autoctoni: il mantonico bianco

a cura di

Rappresenta un piccolo patrimonio storico del territorio della costa ionica, che solo recentemente è tornato a suscitare l'interesse di agricoltori e consumatori. È il mantonico: l'autoctono a bacca bianca della Locride.

Viaggio tra i vitigni autoctoni: il mantonico bianco

Rappresenta un piccolo patrimonio storico del territorio della costa ionica, che solo recentemente è tornato a suscitare l'interesse di agricoltori e consumatori. È il mantonico: l'autoctono a bacca bianca della Locride.

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Storia e territorio

Il mantonico è un antico vitigno autoctono calabrese a bacca bianca. Le sue origini restano ancora piuttosto misteriose. Potrebbe trattarsi di una varietà introdotta in Italia all’epoca della prima colonizzazione ellenica della Locride o forse domesticata in epoca remota nell’area dell’antica Enotria. Le origini greche sembrerebbero confermate dal nome del vitigno, la cui radice potrebbe derivare dal termine grecoΜαντισιος (divinatorio-profetico), legato a un antico uso del vino a scopo cerimoniale e propiziatorio. Oggi è coltivato soprattutto lungo il litorale ionico della Calabria, nel tratto di costa che dalla Valle del Neto, Locri e Palizzi scende verso Bianco. Si tratta di una regione collinare, caratterizzata da terreni calcareo-argillosi, particolarmente vocati per le uve bianche. Il clima è mediterraneo, con estati molto calde e secche, mitigate dalle brezze del mare.Il mantonico è un vitigno che rappresenta un piccolo patrimonio storico del territorio calabrese, per lungo tempo dimenticato e che solo negli ultimi anni si comincia finalmente a valorizzare, anche grazie a un rinnovato interesse verso gli autoctoni.

 

Caratteristiche

Secondo l’antica consuetudine greca, il mantonico è ancora oggi allevato prevalentemente ad alberello, anche se nelle nuove vigne non mancano impianti a spalliera. La pianta produce grappoli di medie dimensioni, con acini dalla buccia piuttosto spessa, che arrivano a maturazione con un colore giallo dorato. È una varietà a maturazione tardiva e il clima secco della Locride, unito alla presenza di una buccia resistente, hanno favorito la consuetudine di far appassire le uve su graticci prima di procedere alla fermentazione, in modo da ottenere vini dolci e concentrati. Sono vini da dessert dal colore dorato, con riflessi ambra, molto apprezzati per gli aromi floreali e agrumati, uniti a note di miele e frutta secca.

Al palato esprimono una suadente morbidezza gustativa, unita a gradevole freschezza e grande persistenza finale. Le versioni vinificate in secco, mettono in luce struttura e un buon corredo aromatico, con note d’agrumi, frutta matura, pesca, albicocca, che con il tempo tende ad arricchirsi d’eleganti sentori di pietra focaia e cera d’api. Gli aromi fruttati sono sempre sostenuti da una viva vena acida, che conferisce al vino scorrevolezza e bevibilità. Nel caso di una breve macerazione sulle bucce, il vino acquisisce una leggera ruvidità tannica, molto caratteristica e piacevole al palato.

 

Produttori

Tra le versioni vinificate in purezza sono molto interessanti il Val di Neto Efeso di Librandi e il Calabria Mantonico Statti, due vini di grande personalità, che stanno evidenziando anche il buon potenziale d’invecchiamento del mantonico. Più spesso è vinificato in blend con una piccola percentuale di altre uve del territorio. È il caso del Calabria Chora de L’Acino, prodotto con mantonico, guarnaccia bianca e greco e del Marasà Bianco di Santino Lucàrealizzato con mantonico e guardavalle. Per quanto riguarda la versione Passito, segnaliamo il Val di Neto Mantonico Passito Le Passule di Librandi, il Locride Mantonico Passito di Santino Lucàe Locride Mantonico Passito di Maria Baccellieri.

 

a cura di Alessio Turazza

foto: Librandi

 

 

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