18 Lug 2017 / 17:07

Appunti di degustazione. Celebrare le 40 vendemmie di Maculan con 8 annate (+1) di Fratta

Grazie all'azienda Maculan, Breganze è diventata un'aree viticola d'eccellenza. È una storia che spiega bene i cambiamenti avvenuti nel mondo del vino e che ora continua con un obiettivo ambizioso, produrre il miglior rosso da viti resistenti.

bottiglie di maculan

Grazie all'azienda Maculan, Breganze è diventata un'aree viticola d'eccellenza. È una storia che spiega bene i cambiamenti avvenuti nel mondo del vino e che ora continua con un obiettivo ambizioso, produrre il miglior rosso da viti resistenti.

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Fausto Maculan fa parte di quella generazione di produttori che negli anni '70-'80 ha profondamente contribuito a cambiare non solo il volto del vino veneto ma anche di quello nazionale. Figlio d'arte - al pari di Roberto Anselmi, Leonildo Pieropan o Primo Franco e di tanti altri nomi del vino italiano-ha fatto la gavetta nell'azienda di famiglia a Breganze dove si produceva vino sfuso e damigiane per bar e osterie. Già dal 1969 l'area vinicola di Breganze, ai piedi delle colline che conducono all'Altipiano d'Asiago, era diventata la prima Doc della provincia di Vicenza, un'area famosa per i vini rossi – qui cabernet e merlot sono di casa – e per il Torcolato, un vino bianco dolce ottenuto dalle uve vespaiola, tipiche della zona.

Fausto MaculanFausto Maculan

La formazione

La svoltaper la crescita professionale di Fausto Maculan, è stato il corso di studi alla Scuola enologica di Conegliano – si diplomerà nel 1970 – che gli permetterà di immaginare nuovi scenari e nuovi obiettivi per l'azienda di famiglia. La prima considerazione è che era necessario cambiare passo perché il futuro del vino non era più nelle damigiane ma "nelle bottiglie da 0,75 con tappo sughero" racconterà anni dopo. Infatti per il vino anonimo, senza connotazione di origine, il conto alla rovescia era già iniziato: ora era arrivato il momento di esaltare le caratteristiche di ogni singolo territorio. Renato Ratti – enologo, produttore langarolo ma anche intellettuale di grande levatura – nel suo libro Manuale del bevitore saggio (1974 – Scialpi Editore) osservava il cambiamento in atto nel mondo del vino italiano con queste parole. “Siamo, ripeto, in un periodo di transizione; stiamo passando dal vino bianco o rosso al vino di 'quel' vigneto. Siamo alla vigilia di dare finalmente un’impronta di grande rilevo alla produzione vinicola italiana, attesa ormai da tutto il mondo”.

Fausto guarda con attenzione e curiosità a ciò che stava succedendo nei ristoranti e nelle enoteche delle grandi città "Da Solci a Milano i vini francesi venivano venduti ad almeno 20.000 lire mentre il mio vino non lo riscivo a piazzare nemmeno a 500". E così iniziano i viaggi di approfondimento in Borgogna e a Bordeaux, non solo per le visite agli chateau ma anche per frequentare i corsi della facoltà di enologia ed entrare in contatto con il grande Émile Peynaud. Viaggi che furono preziose occasioni di conoscenza e anche di approfondimenti su tanti aspetti: dalle scelte vendemmiali alle tecniche enologiche, dalla scelta delle attrezzature (per esempio table de triage o barriques) alle pratiche innovative. Con queste premesse, il passaggio generazionale in azienda con papà Giovanni, non fu privo di qualche asperità, ma ormai la strada era imboccata.

 

Gli anni '70

Nel 1973 entra definitivamente in azienda e nel 1974 Fausto realizza in completa autonomia la sua prima vendemmia: Vespaiolo, Pinot Bianco, Pinot Nero, Cabernet, Merlot e Sauvignon, tutti targati Breganze. Nel frattempo amplia le sue conoscenze e frequenta Gianni Brera, Luigi Veronelli, Gualtiero Marchesi. Nel 1976/1977, insieme ad Angelo Gaja, Maurizio Zanella e Piero Antinori fa parte del gruppo di aziende che lancia il Vino Novello italiano, sulla falsariga del Beaujolais Nouveau che nel mondo viveva un incredibile successo. Nel 1983 il suo primo viaggio in USA per conoscere vini e produttori di quel paese tra cui Robert Mondavi e l'enologo californiano André Tchelistcheff.

La ditta Maculan cambia pellee con la collaborazione per la parte commerciale della sorella Franca – tra le fondatrici delle Donne del Vino, prematuramente scomparsa - contribuirà alla rinascita del vino italiano e farà conoscere e apprezzare i vini di Breganze, sino ad alloro quasi sconosciuti.

 

Angela MaculanAngela Maculan

Maculan oggi. La vendemmia numero 40

Oggi è la nuova generazione Maculan – le sorelle Angelae MariaVittoria– ha affiancato il genitore nella gestione aziendale e nella conduzione dei 40 ettari vitati. L'azienda produce circa 650.000 bottiglie vendute in oltre 40 paesi ed è presente già dalla prima edizione della guida Vini d'Italia del Gambero Rosso, la1988.

Per festeggiare la quarantesima vendemmia del padre, Angela e Maria Vittoria Maculan hanno voluto realizzare il vino XL Vendemmia, un Breganze Cabernet Sauvignon 2013, prodotto solo in 300 magnum.

 

Fratta: verticale di vecchie annatee la sfida per il futuro

L'anniversario è stato festeggiatom con una degustazione di vecchie annate di Fratta, il vino più rappresentativo dell'azienda. Tutti i vini, anche le annate più vecchie, hanno dimostrato di avere una eccellente tenuta rivelando un sensazioni gustative molto ricche ed eleganti: il Fratta è un vino ancora in ottima forma.

Ora la sfida per il futuro è di far nascere a Breganze “il vino rosso da varietà resistenti, più buono d'Italia”. “Il primo impianto sarà complessivamente di sole 4000 viti”spiega Maria Vittoria Maculan, responsabile della produzione “ma la nostra intenzione è di rinnovare via via i vigneti più vecchi con varietà resistenti alla malattie. Le viti resistenti non sono Ogm, perché ottenute da incroci con altre viti con il cambiamento del solo 5% del patrimonio genetico ovvero di quelli responsabili degli effetti delle malattie sull’uva. Con queste varietà possiamo applicare solo uno o due trattamenti all'anno rispetto ai 10-11 che si praticano generalmente nel nostro territorio”. La prima vinificazione dei nuovi vigneti è attesa per il 2020.

 

Bottiglie di Fratta in dgustazioneLe bottiglie in degustazione

Le degustazione delle vecchie annate di Fratta

Il Fratta nasce sulle colline vulcaniche e tufacee da uve cabernet sauvignon (da un vigneto della zona Ferrata) e dal 1997 anche merlot (Villa Elettra) vendemmiate a mano. Dopo una selezione dei grappoli, fermenta in tini di acciaio con frequenti follature durante la macerazione (8 giorni). Passaggio in barriques di rovere francese per 1 anno. Tutti i vini, anche le annate più vecchie, hanno una tenuta del colore eccellente così come le sensazioni gustative. Sono vivi, e in qualche caso nervosi, magari con qualche capello grigio, ma tutti in ottima forma. Le bottiglie di Fratta, qualche giorno prima dell'assaggio, sono state stappate, degustate e controllate una per una. Quindi nuovamente richiuse con un tappo tecnico. La degustazione si è svolta a Roma, Mercoledì 14 Giugno, presso l'Enoteca Achilli.

 

1979

Ottima tenuta del colore rubino, appena scarico; naso in cui si avvertono i fiori secchi, molto delicati, insieme a sentori di corteccia di china e inchiostro; in bocca struttura integra, morbido, vellutato, di gran carattere, con finale di liquirizia. Lunga persistenza. Un vino così, dopo 38 anni in bottiglia, non è affatto scontato.

 

1982

Colore rubino e naso mediamente intenso con lievi sentori balsamici e speziati, ma anche un ricordo di confettura di mirtillo; in bocca buona intensità e morbidezza, struttura piena, sensazione di sapidità, assai piacevole e finale persistente con un tocco di fruttato al retrogusto. Bel vino anche questo.

 

1985

Colore rubino netto e naso un po' chiuso, senza note particolari; in bocca bella ampiezza, tannicità ancora avvertibile ma equilibrata. Piacevole con una leggera sensazione fruttata sul finale. Persistente. Equilibrato. Pieno. Decisamente più interessante in bocca ma con le vecchie bottiglie può capitare.

 

1993

Rubino con naso leggermente speziato/fruttato; in bocca grande piacevolezza, la struttura è elegante, piacevole, intensa. Persistenza lunga con un finale ancora fruttato/speziato. Complessivamente dimostra una inaspettata freschezza per un vino della sua età. Una sorpresa.

 

1998

Rubino classico e naso con una leggera speziatura e lievi note erbacee (piraziniche); in bocca struttura equilibrata, piacevole, morbido, tannicità ancora avvertibile ma ben amalgamata con la struttura. Finale con ancora un leggero erbaceo molto gradevole.

 

2003

Colore rubino netto e limpido; naso ricco di frutti rossi sotto spirito, speziato con punte di smalto; bocca piacevole con una struttura che nonostante l'età presenta un tannino ancora avvertibile.

È un vino in evoluzione, abbastanza pronto, frutto di un'annata molto calda e per questo anche difficile. Il consiglio è di berlo.

 

2005

Bel rubino brillante e naso in evoluzione che sta perdendo le note più fruttate a favore delle spezie (note di pepe) ma anche di liquirizia e sensazioni di cuoio; bella struttura, ricca, ben equilibrata, con lunga persistenza e r­itorno di frutta rossa. Bel vino pieno ed elegante.

 

2015 (uscirà a novembre 2017)

Colore rubino intenso e al naso forti sensazioni di piccoli frutti rossi seguiti da note speziate e quasi di caffè; in bocca tanini dolci, ancora con qualche asperità e bella struttura, di grande eleganza e complessità. Si sta facendo e si farà. Insomma è un giovanotto che promette molto bene.

 

XL Vendemmia 2013

Rubino classico e profumo di frutti rossi, lamponi e mirtilli, di leggero erbaceo (peperone) ma anche cacao sullo sfondo. In bocca bel frutto, pieno, maturo, con una struttura elegante, in via di armonizzazione. Bella persistenza con retrogusto di frutta rossa. È un vino in cammino.

 

 

Maculan |Breganze (VI)| via Castelletto, 3 | tel. 0445 873733 | http://www.maculan.net/

 

a cura di Andrea Gabbrielli

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