21 Lug 2017 / 12:07

Il vino biologico made in Italy? Il più autentico

Cresce l'export vitivinicolo del vino biologico, anche se è ancora una nicchia. Quali i maggiori Paesi di destinazione? La fotografia di Ice, Winemonitor e Federbio per il Vino Bio Day. Ottimismo delle cantine sul futuro, ma attenzione al greenwashing

export vino biologico italiano

Cresce l'export vitivinicolo del vino biologico, anche se è ancora una nicchia. Quali i maggiori Paesi di destinazione? La fotografia di Ice, Winemonitor e Federbio per il Vino Bio Day. Ottimismo delle cantine sul futuro, ma attenzione al greenwashing

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Vino biologico: il mercato interno e l'export

Il consumo di vino biologico sta gradualmente crescendo sia in Italia sia all'estero. Se nel nostro Paese le vendite nel 2016 sono state pari a 275 milioni di euro (+34% rispetto al 2015), il nostro export ha raggiunto i 192 milioni di euro (+ 40% rispetto al 2015), confermando un trend ormai in atto da diversi anni. È questo lo scenario presentato durante Vino Bio Day, organizzato da Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Wine Monitor Nomisma e da Federbio.

Il vino biologico, pur essendo percentualmente una piccola parte dell'export complessivo italiano (3,4%), continua nella sua corsa (si è passati dall’1,9% del 2014 al 2,6% nel 2015), anche grazie a una forte propensione all'export delle aziende produttrici. Secondo Wine Monitor, nel 2016, il 79% delle aziende che producono vini biologici ha esportato principalmente nei Paesi Ue (66% sul fatturato export di vino biologico) con in testa la Germania (33% del fatturato estero realizzato nel 2016) a cui seguono gli Stati Uniti (12%). Gli atouts delle aziende, secondo la ricerca, sono principalmente la qualità (30%) dei propri vini bio, un marchio aziendale apprezzato insieme all’affidabilità (17%) e, infine, la tracciabilità del prodotto (14%).

 

Perché c'è chi non exporta?

Interessante anche la risposta delle aziende italiane che attualmente non esportano. Ben l'85% dichiara di non avere a disposizione gli strumenti per commercializzare all'estero, di non avere adeguate risorse finanziarie (27%) e di non avere i volumi necessari (23%). E ci sono anche aziende che, oltre alle ridotte dimensioni, non hanno interesse ad andare all'estero (8%) o sulle quali l'estero non nutre interesse (8%).Tra gli ostacoli di sistema che frenano l'export, troviamo i vincoli doganali e tariffari (27%), la necessità di un maggiore coordinamento tra le diverse istituzioni a livello nazionale e locale sulla promozione dei vini a marchio bio italiani all’estero (23%) e la mancanza di un’adeguata capacità di promozione dell’azienda dei propri vini (19%).

 

Il futuro dell'export: verso quali paesi si punta?

Quanto al futuro, i produttori di vini biologici italiani individuano come area più interessante per l’export il Nord America, con gli Stati Uniti indicati dal 28% delle imprese e il Canada dal 14%. Rimangono alte le aspettative sui 28 Paesi dell’Ue (il 19% delle imprese li individua come mercati promettenti), mentre i mercati asiatici vengono visti come meritevoli di attenzioni, ma in misura minore rispetto ad altri contesti: Giappone e Cina, secondo l'indagine di Wine Monitor, vengono segnalati come mercati promettenti rispettivamente dal 9% e dal 6% delle imprese, così come altri Paesi asiatici, indicati dal 6% degli intervistati.

 

Regno Unito e Germania: cosa succede in questi mercati di riferimento

Nel Regno Unito e in Germania, fondamentali per il nostro export vinicolo - rispettivamente il 22% del vino importato nel primo è italiano, il 36% nel secondo - l’interesse per il vino bio è confermato anche dall’opinione e dalle preferenze del consumatore: la quota di consumatori che negli ultimi 12 mesi ha bevuto almeno una volta un vino biologico è del 12% in Germania e del 9% in Uk (dove è molto più alta la quota di chi lo consuma fuori casa: il 34% dei wine user bio rispetto al 18% in Germania). Le tre caratteristiche principali del vino biologico percepite dai consumatori sono le stesse in Germania e nel Regno Unito, anche se l’ordine di importanza con cui vengono indicate è diverso per i due Paesi: naturalità (21% Uk, 18% Germania), alta qualità(20% Uk, 25% Germania) e rispetto dell’ambiente(19% Uk, 18% Germania).

 

Cosa orienta l'acquisto

Nel Regno Unito, secondo i dati Global Snapshot Nielsen le vendite di vino bio nella gdo nel 2016 si attestano a 21 milioni di euro, con uno share del biologico dello 0,4% sul totale dei vini venduti. La crescita sul totale dei vini venduti nell’ultimo anno è significativa e si attesta intorno al +24% a fronte di un lieve decremento del vino in generale, - 0,1%. Dall’analisi delle vendite della gdo deriva un altro elemento positivo per il vino bio: in Uk un quarto delle bottiglie bio vendute è italiano. Il Survey di Wine Monitor inoltre mette in luce che come per l’Italia, la preferenza sul vino bio ricade soprattutto su rossi e bianchi fermi in entrambi i mercati, segue in Uk il rosso frizzante e in Germania il bianco frizzante. In entrambi i mercati i vini bio vengono acquistati principalmente in iper e supermercati (38% in Uk, 33% in Germania) e, mentre in Germania il Paese d'origineè il principale driver di scelta (per il 36% degli intervistati), mentre in Uk è il marchio aziendale il fattore propulsivo per l’acquisto di vino biologico (21% dei consumatori).

Per quanto riguarda la spesa in vino biologico, in Uk il consumatore spende in media per una bottiglia da 0,750 l intorno a 14,7 euro, in Germania 8 euro. Oltre l’80% dei consumatori di vino bio d’Oltremanica ha dichiarato di pagare in media tra le 6 e le 15 sterline per una bottiglia di vino biologico, mentre i consumatori di vino biologico tedesco dichiarano in maggioranza (54%) di pagare tra i 5 e i 10 euro per una bottiglia. A frenare l'acquisto di vini biologici sono la mancata conoscenza del prodotto/l’assenza di informazioni (28% Uk, 26% Germania), seguita dal prezzo (25% Uk, 18% Germania), dalle caratteristiche organolettiche (il 16% dei consumatori inglesi e il 17% dei tedeschi non percepisce differenze rispetto ai vini convenzionali). Il quarto motivo dichiarato è la mancanza della versione bio del vino preferito (8% Uk e Germania).

 

Il valore percepito dei vini bio e il potenziale ancora inespresso

Secondo i consumatori (42% in Uk e 40% in Germania), i vini bio made in Italy hanno qualità mediamente superiore rispetto ai vini bio di altri Paesi e in entrambi i mercati, nel pensare al vino biologico italiano, il 19% indica alta qualità, mentre un ulteriore 15% premia l'autenticità. Infine, l’84% dei consumatori di vino è interessato ad acquistare un vino biologico made in Italy se lo trovasse presso i ristoranti o i negozi abituali. Una disponibilità che dovrebbe essere sfruttata anche attraverso l'uso dei social, visto che il 20% di chi beve vino bio in Uk si informa su Fb e sui network aziendali, il 20% frequenta siti internet e-commerce di vino, un ulteriore 19% direttamente presso il punto vendita. Diverso il comportamento dei consumatori tedeschi che si affidano di più al consiglio del negoziante (39%).

 

Il futuro secondo le aziende

L'indagine di Wine Monitor, infine, registra l'ottimismo delle aziende per il futuro: un quarto prevede un forte aumento di fatturato nei prossimi tre anni (maggiore del +10%), mentre quasi 6 imprese su 10 prevedono di registrare aumenti più ridotti, compresi tra il +2% e il +10%. La restante parte delle imprese non prevede significative variazioni di fatturato. Nel complesso, l’81% delle imprese esportatrici di vino biologico stima fatturati in crescita nel prossimo triennio. Un'ottima prospettiva, ma il settore, per mantenere alta la credibilità, dovrà vigilare con attenzione sul greenwashing, un fenomeno sempre più diffuso. Darsi una credibilità ambientale, va di moda.

 

a cura di Andrea Gabbrielli

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 20 luglio

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