20 Set 2017 / 17:09

Tre Bicchieri 2018. Parla Marco Bertelegni, enologo dell'Azienda Agricola Monsupello

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Sulle morbide colline in provincia di Pavia si producono ormai da anni etichette di Metodo Classico che puntano tutto sulla qualità. Tra i migliori produttori troviamo anche Monsupello, che unisce il talento enologico di questi terreni alla passione dei fratelli Boatti.  

Paesaggio dell'Oltrepò Pavese

Sulle morbide colline in provincia di Pavia si producono ormai da anni etichette di Metodo Classico che puntano tutto sulla qualità. Tra i migliori produttori troviamo anche Monsupello, che unisce il talento enologico di questi terreni alla passione dei fratelli Boatti.  

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I numeri di Monsupello la dicono lunga: l’azienda della famiglia Boatti possiede 50 ettari di vigneti sparsi nelle migliori posizioni dell’Oltrepò, e produce 280mila bottiglie l’anno. Numeri consistenti per un parco vigne, una gamma dei prodotti e una reputazione praticamente da “maison”: possiamo senza tema di smentita affermare che ormai Monsupello si colloca nell’Olimpo delle aziende spumantistiche italiane, vista la costanza nel tempo, il livello dei vini e lo stile ben definito. Il merito va a Carlo Boatti, che negli anni Cinquanta ha dato una svolta epocale alla piccola azienda agricola di famiglia con il coraggio di pensare in grande, e ai figli Carlo, Pierangelo Laura Boatti, che portano avanti egregiamente questa realtà con il contributo dell'enologo Marco Bertelegni.

Ormai entrato a far parte di questa grande famiglia, Marco ne porta avanti il lavoro non solo nel campo delle bollicine. La gamma aziendale prevede infatti anche bianchi di pregio, rossi giovani e invecchiati, oltre ai classici frizzanti d’Oltrepò. Il tutto con una media qualitativa che ha pochi eguali in Italia. Quest’anno a Monsupello spicca il Rosé, bollicina ottenuta esclusivamente da pinot nero che si distingue per un naso fine, complesso e variegato: le note di melograno e ribes si alternano con nuance di erbette aromatiche che anticipano un sorso gradevole, fresco, sapido. Tutte caratteristiche che gli sono valse i Tre Bicchieri 2018.

 

I Tre Bicchieri dell'Oltrepò continuano a crescere, ma a livello nazionale la qualità percepita del territorio rimane ancora bassa. Come spiega questo scarto?

Concordo con voi nel dire che, purtroppo, il nostro rimane un territorio dove si vende ancora molta uva e dove ci sono ancora troppi interessi da parte di chi produce grandi quantità. È come se la grande vocazione vada a discapito della reputazione. Però in questi ultimi anni le piccole e medie aziende si stanno impegnando molto sul fronte della qualità: hanno, o meglio abbiamo capito che la strada giusta è proprio questa. Ora si tratta di comunicare questa virata all'esterno.

Quali sono le azioni per rilanciare il territorio?

Sicuramente bisogna lavorare sulle cantine sociali (che rappresentano più del 50% della produzione totale), dovremmo convincerle a portar avanti produzioni di nicchia, svincolandosi dal mercato del vino sfuso.

E le piccole aziende cosa potrebbero fare in merito?

Sicuramente essere più professionali sul fronte commerciale e a livello di marketing per far girare il prodotto anche all'estero.

Non sono maturi i tempi per andare oltre la divisione tra Consorzio e Distretto del vino di qualità?

Il Consorzio è l'ente statale che deve vigilare, mentre il Distretto è stato un utile sistema per far emergere le criticità e, se vogliamo, per dare una scossa al primo. Oggi dovremmo stare tutti sotto un unico riflettore, rappresentato dal Consorzio. Che dal canto suo dovrebbe essere indipendente e dovrebbe valorizzare davvero chi punta sulla qualità, cosa che in parte sta già facendo. Fortunatamente le cose stanno cambiando...

Cambiando in che termini?

Stiamo mettendo in atto la riforma del Disciplinare con delle modifiche radicali sui metodi di produzione.

Qualche esempio concreto?

Per quel che riguarda gli spumanti, vorremmo imporre la raccolta in piccoli contenitori e un maggior affinamento sui lieviti. Per quel che riguarda gli altri vini, proporremo un calo di produzione per ettaro. Poi vogliamo puntare su un Bonarda Superiore.

Quando discuterete il nuovo Disciplinare?

A fine autunno.

La batteria di bollicine di Monsupello si segnala ogni anno per un carattere fragrante e un'acidità molto più alta dalle media. Cosa c'è dietro?

Oltre alle caratteristiche del vigneto, fondamentali, c'è tanto lavoro a livello di tecnologie di cantina. Poi non facciamo le fermentazioni malolattiche (ndr. Le fermentazioni che diminuiscono l’acidità totale).

Perché tutte le bollicine proposte continuano a non fregiarsi delle denominazioni del territorio? Non sarebbe un'occasione per far crescere tutta la zona?

Partirei dal punto di vista opposto: è la zona che non ha fatto crescere le aziende! Così Monsupello, fino a che non si sarà raggiunta una maggiore serietà (anche in termini di regolamenti), continuerà a puntare sul proprio marchio.

Vendemmia 2017. Cosa avete portato a casa?

Il 2017, tra la gelata primaverile e la siccità estiva, è stata sicuramente una delle annate più difficili degli ultimi tempi. Oltre a un calo del 15-20%, abbiamo dovuto fare i conti con un ciclo fisiologico della vite breve, quindi non si può dire che l'uva abbia caratteristiche eccellenti. Però il livello rimane comunque buono: in cantina abbiamo delle basi ormai completate molto profumate.

State lavorando a qualche cuvée nuova?

Per il momento no, stiamo ancora lavorando sulle uve. Abbiamo però prodotto lo scorso anno un Blanc de Blancs Metodo Classico che uscirà nei prossimi anni.

 

Monsupello | Torricella Verzate (PV) | via San Lazzaro, 5 | tel. 0383896043 | www.monsupello.it

 

a cura di Annalisa Zordan

 

Tre Bicchieri 2018. Parla Diego Bosoni di Cantine Lunae Bosoni

 

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