4 Ott 2017 / 18:10

I vigneti storici e le città. Venezia

a cura di

Cominciamo oggi a raccontarvi dei vigneti cittadini. Preziose eredità ampelografiche, testimonianze di tempi andati che, negli ultimi anni, sono stati oggetti di studio e operazioni di recupero. Cominciamo da Venezia, con i suoi due vigneti urbani.

I vigneti storici e le città. Venezia

Cominciamo oggi a raccontarvi dei vigneti cittadini. Preziose eredità ampelografiche, testimonianze di tempi andati che, negli ultimi anni, sono stati oggetti di studio e operazioni di recupero. Cominciamo da Venezia, con i suoi due vigneti urbani.

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Venezia e il vino, una storia millenaria

Venezia ha avuto per secoli un ruolo di primo piano nella storia del vino e ancora oggi la città ne conserva la memoria. La sua natura lagunare, sospesa tra l’acqua e la terra, ne ha sempre caratterizzato un duplice sviluppo, sia verso l’orizzonte del mare aperto, che verso l’entroterra. Città senza terra e senza vigneti, Venezia è diventata nel corso dei secoli crocevia dei più importanti commerci legati al vino. La sua flotta riforniva le più importanti città dell’epoca con i più pregiati vini del Mediterraneo. Allo stesso modo, i possedimenti sulla terraferma, producevano vini di minor valore, ma utili per il consumo interno e le attività commerciali.

Dal XIII secolo, dopo la conquista di Costantinopoli con la IV Crociata (1202-1204), Venezia cominciò una decisa espansione verso Oriente, con il controllo delle isole Greche, dalle vicine Ionie fino alla lontana Creta e al Dodecaneso. Complice la “piccola glaciazione”, che a partire dal 1300 rese per alcuni secoli il clima dell’Europa continentale molto freddo, la coltivazione della vite arretrò progressivamente verso latitudini più basse e il controllo del commercio dei vini provenienti dalla Grecia si rivelò fondamentale. Il porto di Monemvasia, sulle coste del Peloponneso, divenne così importante da donare il proprio nome al vino Malvasia. Grazie al dominio marittimo, la Malvasia greca arrivò a Venezia per diventare in breve tempo il vino più richiesto e costoso. Gli esercizi commerciali che vendevano i pregiati vini greci erano denominati Malvasie e ancora oggi passeggiando per Venezia s’incontrano ricordi di un’antica toponomastica legata al vino: Calle de la Malvasia, Calle de la Malvasia Vecia, Ponte de la Malvasia, Calle Malvasia. In città è rimasta viva anche la tradizione dei bàcari e dei magazen, osterie e rivendite in cui si servivano vini al calice con piccoli spuntini, la famosa ombra con un cicheto. Una consuetudine che si è conservata senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri, con le più moderne osterie o enoteche.

Consorzio_Vini_Venezia

 

I vigneti storici cittadini

Nasce dal desiderio di ridare vita all’antico patrimonio ampelografico della Serenissima, l’idea di recuperare le varietà di vitis vinifera presenti negli orti, nei broli, nei giardini, nei conventi e nelle isole della laguna, per cercare di ricostruire una vera e propria “banca genetica” dei vitigni storici di Venezia. Dal 2010, il Consorzio Vini Venezia ha intrapreso un lavoro di ricerca, in collaborazione con il professor Attilio Scienza, con le Università di Milano e Padova e con il CRA-VIT di Conegliano, per portare alla luce l’identità genetica delle viti presenti in terra veneziana. Sono stati analizzati circa cento esemplari, individuando una trentina di varietà, di cui tre risultano ancora sconosciute.

Il risultato finale del lavoro è oggi visibile in due vigneti: il primo si trova a due passi dalla Stazione Santa Lucia, all’interno del brolo del Convento dei Carmelitani Scalzi e l’altro sull’isola di Torcello, nella tenuta Baslini. Il materiale genetico utilizzato per i due vigneti proviene dai campi catalogo dell’Università di Milano e dal CRA-VIT di Conegliano e le piante sono state prodotte dai Vivai Cooperativi di Rauscedo e dal Vivaio Poletto di Orsago TV.

Convento_Carmelitani_Scalzi_-_Venezia_3Vigneto del Convento dei Carmelitani Scalzi a Venezia

Il Vigneto del Convento dei Carmelitani Scalzi

Nel brolo del Convento dei Carmelitani Scalzi, sono stati piantati nel 2015 17 filari con sesto d’impianto 100x120 a guyot. I vitigni presenti sono: malvasia di Candia, malvasia di Candia aromatica, recantina Forner, malvasia del Chianti, malvasia di Asolo, malvasia nera di Lecce, malvasia di Sitges, incrocio Manzoni 2.15, incrocio Manzoni 13.0.25, bianchetta, grapariol, raboso del Piave, verduzzo trevigiano, fiano, vermentino, dorona, terra promessa, voskeat e arenì (due varietà armene), glera e moscato. Inoltre, nel vecchio pergolato che ricopre i viali del brolo, sono presenti malvasie, merlot, cabernet, glera, marzemino e terra promessa, varietà ancora sconosciute e varietà resistenti di uva da mensa. Con la vendemmia 2017 comincerà la produzione di due vini: un blend di uve bianche (600/700 bottiglie) e un blend di uve rosse (200/300) bottiglie. Un centinaio di queste bottiglie dovrebbero essere destinate a Vino da Messa per il Convento.

 

Il Vigneto di Torcello

Sull’isola di Torcello sono stati piantati nel 2014 16 filari, intervallati con alberi da frutto, con sesto d’impianto 100x120 e forma d’allevamento a cordone speronato. Le varietà presenti a Torcello sono: malvasia nera di Lecce, malvasia di Sitges, malvasia di Candia, malvasia di Candia aromatica, recantina, dorona, raboso, grapariol, marzemino, verduzzo, bianchetta, turchetta, in più ci sono dei filari con alcune viti di friulano, glera, luviana, moscato giallo e altri cloni trovati nei giardini e vigneti di Venezia, che hanno dimostrato un habitus particolare o anomalo rispetto alle solite caratteristiche varietali.

Dal 2017 la vigna di Torcello dovrebbe produrre circa 300 bottiglie di vino bianco e 200 di rosso.

 

I vini di Venezia tra passato e futuro

Oggi nel territorio dell’entroterra veneziano sono presenti numerose denominazioni che fanno capo al Consorzio Vini Venezia, Malanotte Docg e Lison Docg, dedicate esclusivamente alla valorizzazione dei vitigni autoctoni del territorio raboso e friulano; Lison-Pramaggiore Doc, Piave Doc e Venezia Doc, che producono vini bianchi e rossi sia con vitigni autoctoni che internazionali. Tutta l’area è stata investita dalla moda del Prosecco e del Pinot Grigio, che stanno portando a vere monoculture estensive. Certamente una scelta spinta da valide ragioni commerciali, ma che rischia di far perdere identità al territorio. Le regioni vinicole storicamente più famose hanno creato le loro fortune grazie al connubio tra terroir e vitigni autoctoni. Non è un caso che i vini qualitativamente più interessanti continuino a essere quelli prodotti con il raboso nelle denominazioni Piave Doc, Malanotte Docg o Friularo Docg e tra i bianchi quelli prodotti con il friulano e soprattutto con il vitigno incrocio Manzoni 6.0.13, creato negli anni ’30 presso la Scuola Enologica di Conegliano dal professor Luigi Manzoni, incrociando due nobili varietà come il riesling renano e il pinot bianco. Speriamo che i guadagni del Prosecco e del Pinot Grigio consentano alle aziende di continuare e tener viva la tradizione di questi vini, con l’intento di elevarne sempre di più il livello qualitativo e la notorietà a livello italiano ed estero.

 

a cura di Alessio Turazza

foto: Edoardo Legnaro

 
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