21 Nov 2017 / 14:11

La Calabria del vino volta pagina

Dall'immobilismo vitivinicolo alla voglia di rivalsa. Adesso i produttori calabresi ci credono e provano a investire nel settore, come ha fatto la Cantina emergente dell'anno per la guida Vini d'Italia 2018, Spiriti Ebbri. Intervista doppia ai presidenti dei due principali Consorzi: Doc Cirò e Terre di Cosenza

La Calabria del vino volta pagina

Dall'immobilismo vitivinicolo alla voglia di rivalsa. Adesso i produttori calabresi ci credono e provano a investire nel settore, come ha fatto la Cantina emergente dell'anno per la guida Vini d'Italia 2018, Spiriti Ebbri. Intervista doppia ai presidenti dei due principali Consorzi: Doc Cirò e Terre di Cosenza

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La viticoltura calabrese

Con oltre 10.300 ettari, la Calabria è la quindicesima regione italiana per superficie vitata - ha la stessa estensione dei vigneti nella sola Provincia di Trento - che complessivamente rappresenta l'1,62% del vigneto nazionale. Dopo anni di immobilismo, ormai da tempo un fitto reticolo di piccole e medie aziende sta rimettendo in moto il comparto, grazie soprattutto al cambiamento generazionale. Ciò ha significato nuove idee sul modo di fare impresa, sull'impiego del marketing e della comunicazione, sulla scelta della sostenibilità, sulla valorizzazione del ricco patrimonio di vitigni autoctoni e altro ancora. Per capire cosa sta succedendo, abbiamo chiesto ai due presidenti dei consorzi più rappresentativi (Cirò e Terre di Cosenza) e all'azienda emergente 2018, secondo la nostra guida Vini d'Italia 2018, di raccontare la loro esperienza.

 

Un Cirò in ripresa, Un anno sotto la presidenza Librandi

Raffaele Librandi dal maggio 2016 è il presidente del Consorzio di tutela e valorizzazione del vino Doc Cirò (e Melissa), la più importante e conosciuta area vitivinicola calabrese. Il suo insediamento ha segnato una cesura con il passato e l'apertura di una nuova fase che ha coinvolto gran parte delle aziende della zona. Di fatto, è stato anche un implicito riconoscimento del ruolo di aggregazione svolto dalla Librandi in questi anni e degli sforzi per valorizzare, dal punto di vista della conoscenza e dell'immagine, la vitivinicoltura cirotana. A un anno da questa elezione, tracciamo con lui un primo bilancio ampliando lo sguardo anche all'insieme del vino regionale.

 

Quando nel 2016 si è insediato, quale situazione ha trovato nel Consorzio?

I soci erano pochi, circa una decina di aziende rappresentate dagli esponenti della vecchia generazione di produttori. Era tutto fermo, bloccato: prevalendo le vecchie ruggini vigeva il mantenimento dello status quo. Con l'entrata in campo di una nuova generazione di produttori, che hanno fortemente voluto il mio coinvolgimento, è cambiato tutto. Molti dei giovani, che oggi hanno deciso di rinnovare le vecchie aziende, hanno studiato fuori, si sono specializzati e in molti casi hanno deciso di abbandonare le cooperative e di investire in una propria cantina. Frutto di questa nuova cultura anche la scelta del biologico che molti portano avanti. La proposta di diventare presidente – la mia azienda è sempre stata fuori dal Consorzio – nasce in questo contesto di rinnovamento.

 

Attualmente, qual è il ruolo del territorio cirotano nel contesto vinicolo regionale?

Storicamente è sempre stato il più importante del vino calabrese anche perché per molto tempo ha fornito l'uva, che poi veniva vinificata altrove. Basti pensare che in passato nella nostra area ci sono stati anche 1700 ettari di vigneto. Ora il mercato è molto cambiato: le uve non si vendono più, il nostro vigneto si è ridotto a 500 ettari, ma negli ultimi 5 anni, il nostro imbottigliato è passato a 3.8 milioni di bottiglie, da 3 mln. Anche l'Igt sta crescendo e oggi solo per la mia azienda (Librandi) vale 700.000 bottiglie.

 

Come Consorzio quali obiettivi vi siete dati nel medio periodo?

Innanzi tutto ricreare le condizioni per una nuova crescita della superficie vitata ma, allo stesso tempo, svecchiare l'immagine e la comunicazione del nostro territorio. In questo senso, da tempo abbiamo iniziato una discussione per valutare l'opportunità di far diventare il Cirò una Docg. Una delle condizioni per arrivare all'incremento della superficie vitata è la crescita del prezzo delle uve dagli attuali 65/70,00 euro al quintale ad almeno 80,00 euro. Un obiettivo non irrealizzabile se riusciamo a dare una nuova immagine alla nostra terra e al nostro vino, in Italia e all'estero.

 

Dove viene consumato il vino dei vostri associati?

Attualmente stimiamo che il mercato domestico assorba il 70% del nostro vino e in questo ambito la Regione Calabria rappresenti circa l'70-80%, mentre il resto (20/30%) va nelle altre Regioni. Il mercato estero è pari al 30% delle nostre vendite. Siamo convinti che seppur il fenomeno della "regionalizzazione dei consumi di vino" sia in atto un po' dovunque, ci sia un buon potenziale di crescita della nostra presenza in Italia. Per questo vorremmo favorire sia l'incoming nel nostro territorio, sia organizzare dei tour nelle principali città italiane, grazie all'impiego dei bandi promozione del PSR regionale.

 

Oggi come si presenta il vino di Cirò?

Innanzi tutto, siamo una Doc moderna, al passo dei tempi e dei gusti del mercato. Non solo: ormai la nostra produzione, suddivisa tra 1/3 di bianchi, 1/3 di rossi e 1/3 di rosati, ha una qualità media elevata ed è verificabile sia nelle piccole che nelle grandi aziende della zona. Stiamo vivendo un grande momento di cambiamento positivo e si stanno facendo spazio le produzione biologiche che qui trovano delle condizioni meteoclimatiche assai favorevoli.


Consorzio Terre di Cosenza. Un triennio di riorganizzazione

Il comprensorio della Dop Terre di Cosenza, ricade nel territorio amministrativo della Provincia e va dai litorali delle coste Ionica e Tirrenica all'entroterra collinare sino alle prime pendici della Sila. Si tratta di un areale molto esteso - circa 50.000 ettari - con una grande variabilità, dalle zone litoranee alle superfici terrazzate dell'interno, dove la superficie vitata complessiva (Dop, Igp e uva per vini comuni) è di 4500 ettari. Ciò significa che quasi la metà del vigneto calabrese (10.300 ettari) si trova in questa area ed è quasi interamente dedicato alla produzione di vini comuni. La struttura consortile – presieduta da Demetrio Stancati – è stata costituita nel dicembre 2014. Il sistema delle denominazioni territoriali locali che risultava assai dispersivo e poco rivendicato, è stato razionalizzato e si sono poste le basi per valorizzare storiche aree produttive, come le sottozone di Donnici, Verbicaro, Pollino, San Vito di Luzzi, Savuto, ecc. Attualmente le aziende associate sono 30. Complessivamente nel 2017 gli ettari rivendicati dalla Dop Terre di Cosenza sono stati 250 per una produzione di 13.500 qli di uva. Nel 2016 sono state prodotte circa 1.100.000 bottiglie (dei quali 50% rosso, 35%, bianco e 15% rosato).

 

Presidente Stancati, qual è lo stato dell'arte del vostro Consorzio?

Siamo ancora in una fase di riorganizzazione anche se la razionalizzazione della Denominazione ci ha aiutato a fare ordine nel nostro territorio: alcune Doc ormai erano solo sulla carta e funzionavano di più le Igt. Abbiamo assicurato la salvaguardia dei vitigni autoctoni (magliocco, pecorello, e altri.) di cui possiamo vantare una grande ricchezza. In sostanza, abbiamo la coscienza di lavorare per i viticoltori del domani.

 

Quali sono le principali difficoltà quando proponete i vostri vini?

In primo luogo, abbiamo problemi di localizzazione del nostro territorio sulla carta geografica, specialmente all'estero, dove prima dobbiamo spiegare dov'è la nostra regione e poi che siamo nella parte Nord. L'unica area calabrese davvero conosciuta è quella di Cirò, anche se storicamente, sino all'Ottocento, siamo stati noi i grandi esportatori di vino, ma con l'avvento della fillossera, agrumi e ulivi, hanno preso il posto della vite.

 

Ci descrive le novità che stanno accadendo nel territorio?

Appena venti anni fa le cantine erano pochissime, mentre oggi siamo più di 60 aziende. La novità è che molti stanno investendo nel vino. In alcuni casi provenendo da altri settori, soprattutto dal mondo delle professioni, in parte per il cambio generazionale, e ancora rimodernando le vecchie aziende familiari, ora condotte in modo moderno e professionale. È un trend positivo, che sta innescando investimenti in vigna e in cantina, con l'arrivo di grandi enologi da fuori regione. Insomma, si sta creando un movimento positivo, che non potrà che giovare al territorio e alla denominazione. I nostri obiettivi: strutturarci sempre meglio e iniziare la promozione in Italia e all'estero il prima possibile. Per ora siamo in attesa dell'uscita dei Bandi PSR, fondamentali per intraprendere qualsiasi attività.

 

La storia di Spiriti Ebbri, la Cantina Emergente dell'anno

Pierpaolo Greco insieme a Damiano Mele e Michele Scrivano vuol dire Spiriti Ebbri, Tre Bicchieri 2018 con il Neostòs Bianco 2016 e Cantina Emergente dell'anno. Tre amici innamorati della terra e del buon vino che, con grande passione, hanno dato vita a una azienda che sta crescendo gradualmente mantenendo lo spirito "naturale". Certo, la Calabria non è ancora un territorio vitivinicolo conosciuto nel mondo eandare in giro, presentandosi come cantina calabrese non aiuta, come spiegano i tre soci: "I vini calabresi e il nostro territorio, sono scarsamente conosciuti. S'immagina la nostra regione come un territorio simile alla Sicilia, solo un po' più verde. Insomma, pochi pensano alle montagne e ai mille microclimi diversi. Abbiamo pure riscontrato il parere di chi è convinto di una nostra presunta scarsa capacità come vinificatori, poi assaggiano i vini e rimangono stupiti. Librandi comunque, continua a essere una bandiera e un riferimento".

Che le cose stiano cambiando è ormai chiaro, e i segnali ci sono tutti: "Il cambio generazionale è stato importantissimo e c'è un fiorire di nuove aziende con una mentalità aperta alle novità, più rispettosa del territorio e dell'ambiente".

E poi, ci sono i premi delle guide che, soprattutto in questo caso, servono a far emergere realtà sconosciute ai più: "Da quando abbiamo ricevuto il premio del Gambero Rosso come Cantina Emergente dell'anno” spiegano i tre produttori “abbiamo aumentato in modo considerevole i contatti. Non ci saremmo mai aspettati così tante richieste arrivate per mail e per telefono". Tant'è che, adesso, la cantina pensa ad ampliarsi, con l'acquisto di altri 2 ettari e mezzo di vigneto per arrivare a 5 totali e una produzione di 35 mila bottiglie.

 

a cura di Andrea Gabbrielli

 

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 16 novembre

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