2 Feb 2018 / 11:02

L'Amarone della Valpolicella, una storia di 50 anni

Dalle piccole alle grandi griffe, la Docg veronese presenta il suo mezzo secolo di vita e la difficile annata 2014. Un anniversario a metà, visto che le Famiglie Storiche – che di recente hanno rinunciato al nome Famiglie dell'Amarone d'Arte - non parteciperanno. I numeri, gli obiettivi e la svolta green

L'Amarone della Valpolicella, una storia di 50 anni

Dalle piccole alle grandi griffe, la Docg veronese presenta il suo mezzo secolo di vita e la difficile annata 2014. Un anniversario a metà, visto che le Famiglie Storiche – che di recente hanno rinunciato al nome Famiglie dell'Amarone d'Arte - non parteciperanno. I numeri, gli obiettivi e la svolta green

a cura di

 

I numeri della Valpolicella

Valpolicella oggi vuol dire circa 565 milioni di euro, di cui 330 solo di Amarone, un giro d'affari interamente gestito da una filiera produttiva complessa e articolata, composta da piccole, medie aziende e da griffe storiche. Particolarmente degna di nota è la performance dell'Amarone e del Recioto, i due vini più importanti della Valpolicella: in soli vent’anni la produzione di uva destinata a questi due vini è passata da 40 mila a oltre 300 mila quintali, arrivando nel 2016 a una produzione complessiva di 327.218 quintali, cioè a poco meno di 15 milioni di bottiglie. Nel complesso, le bottiglie della denominazione Valpolicella prodotte nel 2016, quindi comprensive anche di Valpolicella, Valpolicella Superiore e Vapolicella Ripasso, sono state più di 60 milioni. Infatti, la raccolta dell’uva destinata alla produzione dei quattro rossi è passata da quasi 600 mila quintali (598.601 q.li) a un totale di più di 900 mila (924.420 q.li) solo nell’ultimo decennio. Una Valpolicella che con una rendita vicina ai 25 mila euro/ettaro, è diventata per buona parte delle aree vinicole del Paese, un punto di arrivo assai agognato. Il prezzo di mercato di un ettaro di vigneto qui può raggiungere anche 600/800.000,00 euro, una valutazione che contribuisce non poco a sostenere l'intera filiera del valore, a partire dallo sfuso, dai 315 euro/ettolitro per il Valpolicella agli 850 euro/ettolitro per l'Amarone (fonte dei dati: Consorzio Vini Valpolicella). D'altra parte, il "Sistema Verona" (Valpolicella, Soave, Bardolino e Bianco di Custoza) con 2 milioni di quintali d'uva è uno dei due macrosistemi cardine della Regione, insieme al "Mondo Prosecco".

 

Il successo del Sistema Verona

Bruno Trentini, direttore generale della Cantina di Soave, il più importante player della Valpolicella, spiega così questo successo: "Gestire una denominazione significa stabilire la quantità di prodotto da immettere sul mercato, senza creare esuberi e definendo il posizionamento più corretto. Èciò che è stato fatto all’inizio degli anni 2000 per le tipologia Soave (Cantina di Soave gestisce oggi il 48% dell’intera Doc Soave e il 43% della Doc Soave Classico) e Valpolicella (Cantina di Soave gestisce oggi il 49% dell’intera Doc Valpolicella) e, successivamente, per il Lessini Durello (Cantina di Soave gestisce oggi il 70% dell’intera Doc Lessini Durello), con il risultato che allo stato attuale, queste denominazioni sono tra le più remunerative per il viticoltore nel panorama nazionale". Daniele Accordini, direttore della Cantina di Negrar, la prima a imbottigliare l'Amarone nel 1936, parla di "un successo della Valpolicella iniziato una ventina di anni fa, a metà degli anni Novanta, da un insieme di fattori che lo hanno favorito: dal riscaldamento globale, a una migliore maturazione delle uve, dai nuovi vigneti nati dalla selezione clonale dei vitigni (corvina, corvinone, ecc.) e al recupero dei vecchi (oseleta, dindarella, ecc.) alle nuove conoscenze scientifiche sul processo di appassimento a basse temperature, alla maturazione in legno".

Nel periodo iniziale della denominazione (1969 –1978), ricostruisce Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, "Il Valpolicella rappresentava, di gran lunga, la parte preponderante della produzione ed era un vino storico, simbolo dell'Italia, insieme a pochi altri: Chianti, Soave, Verdicchio, Frascati, ecc. Proprio questo successo è stato alla base dell'idea di allargare l'area di produzione a est, inserendo oltre alla Valpolicella Classica, la Valpantena, la Valle di Squaranto la Valle di Mezzane, la Valle d'Illasi fino ai confini del Soave". Oggi proprio quest'ultima area orientalerappresenta la parte preponderante della produzione (circa il 55%). Si tratta di un'allargamento e di uno "spostamento" di baricentro che, nei fatti, è uno dei motivi a monte della disputa sulla qualità tra il Consorzio e le 13 cantine dell'associazione Famiglie Storiche (vedi sotto), tuttora in corso. Trentini dice che, in una prospettiva di migliorare la qualità, "si potrebbe trovare una ridefinizione delle aree magari con l'esclusione delle zone di pianura così come modificare il disciplinare del Valpolicella Ripasso. Per scelta sono anni che non appassiamo tutte le uve che potremmo mettere in fruttaio".

 

L'annata 2014 si presenta

Il 50esimo dell'Amarone – la denominazione è stata promulgata nel 1968 - sarà all'insegna della sostenibilità. "L’adozione del protocollo di sostenibilità RRR, acronimo per Riduci, Risparmia, Rispetta vuole evidenziare la scelta innovativa e sostenibile dei servizi e delle attività del Consorzio in collegamento all'International Sustainable Winegrowing Network (ISW) di Verona del 2 febbraio, in cui si discute di viticoltura sostenibiile", spiega la direttrice Olga Bussinello. L'appuntamento con il ISW è alle ore 10 Centro Congressi di Verona (Corso Porta Nuova, 96), interverranno Olga Bussinello (Consorzio Vini Valpolicella), Willi Klinger (Austrian Wine Marketing Board), Steve Lohr (California Sustainable Winegrowing Alliance), Beth Vukmanic Lopez (SIP Certified), James Hook (McLaren Vale Grape Wine & Tourism Association), Stephanie L. Bolton (Lodi Sustainable Winegrowing Commission), Andrea Sartori (Presidente Consorzio Vini Valpolicella).

Le prime sperimentazioni del protocollo RRR risalgono a sei, sette anni fa, ma la vera partenza è più recente. “Adesso" aggiunge il presidente del Consorzio, Andrea Sartori "stiamo entrando ufficialmente nel terzo anno dalla nascita del protocollo: a oggi sono state coinvolte 114 aziende e 915 ettari (secondo gli ultimi dati le aziende produttrici di uva sono 2.286 e 7.844 ettari l'estensione dei vigneti; ndr). Lo scopo resta quello di ottenere la certificazione del 60% della superficie vitata”.

L'Amarone 2014, l'annata in uscita quest'anno, sarà in degustazione dalla mattina di sabato 3 febbraio (ore 9.30 Palazzo della Gran Guardia). Una vendemmia molto difficile per l'intensa piovosità, tanto che alcune aziende hanno deciso di saltare l'annata. Bertani Domains, storico marchio della Valpolicella, per esempio, non ha prodotto l'Amarone Classico. "Èstata una decisione importante, costosa ma coerente con il nostro stile, la nostra identità, e soprattutto di grande rispetto nei confronti dei nostri consumatori e clienti", aveva spiegato in un comunicato l'azienda. Insomma, è un'annata tutta da degustare. La mattinata proseguirà con Vittorio Sgarbi intervistato dal giornalista Andrea Andreoli sull’importanza del territorio. Nel pomeriggio (ore 15) si svolgerà (su prenotazione) una degustazione sui cambiamenti dello stile, avvenuti in questi 50 anni, dell'Amarone,

 

Consorzio e Famiglie Storiche. Un anniversario che lascia intatte le divisioni

"Èdavvero un peccato che al 50esimo partecipino solo 78 aziende e non tutte"dice Sabrina Tedeschi, presidente dell'associazione delle Famiglie Storiche (ex Famiglie dell'Amarone d'Arte) "perché dovrebbe essere una festa condivisa. Noi siamo usciti dal Consorzio ma (per effetto dell'erga omnes; ndr) paghiamo, comunque, il 98% della quota di un consorziato. Tuttavia, non siamo stati invitati. La via d'uscita da questa stallo" prosegue Tedeschi "è un dialogo costruttivo: tutti dobbiamo sostenere la crescita dell'Amarone, però è necessario che ci sia realismo, sensibilità e magari pure un qualche passo indietro". Il direttore Olga Bussinello, mette subito in chiaro "La manifestazione è riservata alle aziende associate. Il nostro Consorzio di tutela è il referente del Mipaaf e della Regione. Abbiamo l'incarico di esercitare l'erga omnes sugli utilizzatori della denominazione e chiediamo a tutti di rispettare le regole, dal nostro statuto al nostro disciplinare di produzione. Qualsiasi accordo, quindi, deve essere all'interno di questo quadro". Emilio Pedron, ad di Bertani Domains, azienda associata al Consorzio, si pone un interrogativo: "Festeggiare un anniversario così divisi è un peccato. Quando si gode di un'ottima salute e il mercato va bene, c'è meno voglia di discutere, ma è sbagliato. In campo ci sono idee diverse di sviluppo che si confrontano e il Consorzio dovrebbe essere proprio il luogo dove si sintetizzano le posizioni. Oppure per discutere i nostri problemi bisogna aspettare che le cose vadano meno bene di oggi"?

Ma facciamo un passo indietro, per capire come è andata la vicenda e a che punto siamo. Dopo la sentenza del Tribunale di Venezia avversa alle Famiglie dell'Amarone, quest'ultima in via provvisoria ha spontaneamente dato esecuzione alla sentenza e ha deciso di modificare il suo nome in Famiglie Storiche. "Contestualmente però" spiega la presedente Tedeschi "abbiamo notificato al Consorzio una citazione in appello con una richiesta di totale modifica della decisione di primo grado e un'istanza per la sospensione in via cautelare dell'efficacia provvisoriamente esecutiva del provvedimento". Sulle medesime questioni si è pronunciata anche l'Autorità Europea per i marchi (Euipo), respingendo le richieste del Consorzio di tutela. Dopo il luglio del 2017, è arrivata proprio in questi giorni il secondo pronunciamento dell'Euipo, con il medisimo responso:Èuna riconferma" spiega Tedeschi"che il marchio europeo e il bollino con la dicitura Le Famiglie dell’Amarone d’Arte sono perfettamente validi e quest’ultima decisione Euipo rafforza la nostra posizione, non solo a livello europeo, ma anche di fronte alla Corte di Appello di Venezia"

"E in materia di Denominazioni" fa notare l'associazione delle Famiglie"la legislazione comunitaria è prevalente su quella di un Paese membro".

 

Quale futuro per la Valpolicella

Le sfide per i prossimi 50 anni sono essenzialmente tre, dicono al Consorzio: consolidare la popolarità e le quote di mercato raggiunte, comunicare il nostro modo di essere sostenibili, incrementare la remuneratività del nostro vino. Ed è sopratutto su quest'ultimo aspetto che si sofferma l'attenzione del presidente Sartori. "Bisogna arrivare a una crescita del valore medio dei vini della Valpolicella: ciò significa produrre più Amarone, meno Valpolicella (Classico e Superiore) e mantenere i livelli di Valpolicella Ripasso". A questo punto, diventa necessario l'impegno nei mercati a partire dagli "Usa dove le nostre potenzialità sono state sfruttate solo parzialmente", e ancor di più nei mercati asiatici che "richiederebbero uno sforzo corale e convinto di tutto il sistema perché sinora abbiamo appena toccato solo la superficie".

Ma c'è ancora molto da fare anche in Valpolicella. Basti pensare che il lago di Garda, con i suoi 24 milioni di presenze annue è tra le principali mete turistiche italiane (fonte Federalberghi Veneto, Confturismo Veneto, Sole 24 Ore). "Noi siamo a due passi"conclude Sartori"e per questo bisogna lavorare sull'enoturismo: intercettare flussi turistici è un'opportunità per tutta la nostra area" .

 

a cura di Andrea Gabbrielli

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale TreBicchieri del 1 febbraio. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. È gratis, basta cliccare qui.

Abbiamo parlato di:
Precedente
Successivo

Partecipa alla discussione

Copyright 2015
Gambero Rosso Spa
P.Iva06051141007, Italy
All Rights Reserved

EN edition