23 Lug 2018 / 17:07

Vendemmia 2018. Dalla Valle d'Aosta alle Marche, le previsioni per il Centro-Nord

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Seconda parte del nostro sondaggio sul periodo pre-vendemmiale. Le previsioni sul raccolto confermano la risalita anche se il maltempo insiste in Pianura Padana e sta creando danni e disagi. Barolo e Brunello appaiono in buona salute, Lambrusco in ripresa e ci sono le condizioni ideali per il Prosecco Docg e per il Collio.

Vendemmia 2018. Dalla Valle d'Aosta alle Marche, le previsioni per il Centro-Nord

Seconda parte del nostro sondaggio sul periodo pre-vendemmiale. Le previsioni sul raccolto confermano la risalita anche se il maltempo insiste in Pianura Padana e sta creando danni e disagi. Barolo e Brunello appaiono in buona salute, Lambrusco in ripresa e ci sono le condizioni ideali per il Prosecco Docg e per il Collio.

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L'analisi dei principali territori vitati del Centro-Nord Italia certifica le impressioni ricavate dal sondaggio di Tre Bicchieri di una settimana fa al Centro-Sud. Ovvero, il netto recupero produttivo per l'Italia nel 2018. Dalla Toscana alla Valle d'Aosta, dalle Marche al Friuli, ci si aspetta un raccolto di segno positivo nelle quantità. Per la qualità è ancora prematuro pronunciarsi. Mentre, l'alternarsi frequente anche a luglio di piogge, accompagnate da grandine, soprattutto in Pianura Padana, non fa dormire sonni tranquilli ai viticoltori.

 

Valle d'Aosta

Il clima estremo del 2017, tra gelate di primavera e siccità estiva, ha lasciato i segni sui 500 ettari vitati di quest'area del Nord Ovest, che ha perso metà della produzione. Nel solo paese di Morgex, culla dell'apprezzatissimo "vin blanc", si è raccolto appena il 5% dei grappoli. Il 2018, invece, sarà un anno di risalita. "Dovremmo rientrare nelle medie storiche della Valle d'Aosta", riferisce Stefano Celi, presidente dell'associazione viticoltori Vival (che rappresenta l'85% del totale regionale) "e anche a Morgex si dovrebbe arrivare al 50% della capacità produttiva". Buon segno. "Le vigne si sono riprese, sono belle" spiega Celi "anche se le piogge di maggio e giugno hanno favorito la peronospora, fitopatia molto rara dalle nostre parti". Vendemmia al via intorno al 10 settembre, con muller thurgau e chardonnay; autoctoni da ottobre, con il cornalin.

 

Piemonte

Piogge frequenti e grandinate stanno interessando i vigneti del Piemonte a luglio. La grandine è la vera preoccupazione per i viticoltori. Il clima generale, comunque, è di ottimismo considerato l'andamento delle fasi fenologiche del vigneto. Il grande comprensorio dell'Asti Docg (9.700 ettari, 4 mila aziende e 85 milioni di bottiglie) stima una produzione 2018 "in linea con un'annata normale, con rese intorno ai 100 quintali/ettaro, che saranno 85-90 quintali/ettaro per esigenze di mercato", come spiega il direttore del consorzio Giorgio Bosticco. Certamente di più delle scarse rese del 2017 con 77 quintali/ettaro. La vendemmia potrebbe partire a fine agosto nell'Acquese, ma occorrerà fare attenzione alla grandine, dal momento che da inizio luglio sono diversi i violenti episodi registrati nel Cuneese e nell'Alessandrino, in particolare a Neive, Mango, Castel Boglione.

L'area della Langhe, dove opera il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, ha archiviato un 2017 col -7% di raccolto, limitando i danni rispetto al resto d'Italia. Andrea Ferrero, direttore consortile, riferisce che le uve Nebbiolo "appaiono in buona salute, anche se non in quantità straordinaria, il che ci fa stimare un'annata che tornerà nella norma. Abbondante la produzione di Dolcetto grazie a un maggio piovoso. Nessun problema con la peronospora". Mentre si contano i danni da grandine a Barbaresco. Nei 10 mila ettari vitati (con 500 soci che producono circa 60 milioni di bottiglie, di cui 14 milioni a Barolo), la vendemmia dovrebbe partire nella seconda metà di agosto. Non molto distante, tra i vigneti delle Doc gestite dal Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato (distretto da 11 mila ettari, con 12 Dop e 500 mila ettolitri imbottigliati nel 2017), l'auspicio è recuperare quel 20% perso un anno fa: "La 2018 è un'annata precoce, in ritardo sul 2017 ma in anticipo sulle medie storiche, che finora non ci ha dato problemi legati alle malattie", sottolinea Filippo Mobrici al suo secondo mandato da presidente. Siamo stati messi a dura prova dalle piogge di maggio e giugno, ma ne siamo usciti bene. È normale attendersi un recupero", aggiunge ricordando che gli sbalzi di temperatura estivi sono rischiosissimi perché spesso ai temporali segue la grandine.

 

Liguria

L'annata 2017 ha significato una produzione poco sotto i 40 mila ettolitri, per questa regione in cui la viticoltura è quasi interamente di tipo eroico. Lo sanno bene nel comprensorio della Doc Cinque Terre dove l'omonima cantina cooperativa riunisce 200 soci per 80 ettari vitati: "Annata in anticipo vegetativo, con uva di eccellente qualità e raccolto che si profila abbondante", riferisce il presidente Matteo Bonanini che sottolinea come la stagione sia "eccezionale", con piogge regolari che non hanno provocato danni e, soprattutto, senza la grandine. Il raccolto 2018 è previsto superiore a 1.500 quintali, in aumento sullo scorso anno e soprattutto su uno sfortunato 2016 (1.200/1.300 quintali soprattutto per la grandine ai danni dello sciacchetrà).

 

Lombardia

Il nostro sondaggio prosegue verso est, passando per la Franciacorta, una delle zone più colpite un anno fa da una gelata così intensa come non si vedeva da 50 anni. Il vice presidente del Consorzio, Silvano Brescianini, ricorda l'eccezionalità climatica del 2017, capace di determinare un -49% di produzione. "Quest'anno la situazione è totalmente diversa: le piogge abbondanti ci hanno fatto tribolare ma l'annata è generosa, l'uva c'è e la siccità non è un problema. Il rischio si chiama grandine, che ha già danneggiato alcune aree, seppure piccole". Difficile recuperare quella metà del prodotto perso, ma si stima che nei 3 mila ettari vitati le rese potranno superare i 90 quintali/ettaro. "A metà agosto, con lo chardonnay, saremo in vendemmia" conclude Brescianini "come regolarmente accaduto negli ultimi dieci anni".

 

Trentino

La media produttiva provinciale del 2017 è stata inferiore al 15% ma il 2018 dovrebbe consentire ai viticoltori rappresentati dal Consorzio vini del Trentino, presieduto da Bruno Lutterotti, di raggiungere quota 1,1 milioni di quintali di uve (certificate col protocollo di produzione integrata "Sqnpi"). "La situazione sanitaria è ottimale, le uve sono perfette. Ovviamente, nei nostri 11 mila ettari vitati, fino a Ferragosto c'è bisogno di più ore di sole e caldo, per favorire la maturazione e sviluppare gli aromi, soprattutto nei vigneti di medio-alta collina. Preoccupa un po'" rimarca Lutterotti "questo decorso piovoso e umido, così come qualche grandinata in Val d'Adige, dove stimiamo che la raccolta prenda il via tra un mese, con lo chardonnay base spumante, seguito dal pinot nero".

 

Alto Adige

Per i 5mila viticoltori altoatesini, scendere ai 70 quintali di resa media nel 2017 rispetto ai consueti 90 non è stato facile. Il gelo primaverile che ha colpito soprattutto Valle Isarco e Val Venosta ha determinato una diminuzione del raccolto del 20-25 per cento. "Quest'anno" dice Max Niedermayr, alla guida del Consorzio Vini Alto Adige "è un'annata con buone quantità, le piante hanno reagito, sono cariche di uva; abbiamo registrato un maggio instabile ma le riserve idriche ci sono e riteniamo di poter tornare a livelli vicini al 2016".Sui 5.400 ettari vitati provinciali, la raccolta dovrebbe iniziare ai primi di settembre con chardonnay e pinot grigio. Qualche grandinata, anche con danni sensibili, si è registrata in zona Lago di Caldaro, Terlano e Val Venosta "ma si tratta di aree limitate", precisa il consorzio.

 

Friuli Venezia Giulia

Situazione ideale per la vendemmia nell'area del Collio. Annata regolare per precipitazioni e temperature: "Il verde delle viti denota un ottimo stato di salute. Inizialmente sembrava un'annata abbondante ma ora possiamo definirla regolare", riferisce il presidente del Consorzio tutela vini Collio, Robert Princic: "Nei nostri 1.400 ettari a denominazione d'origine, lo scorso anno abbiamo raccolto il dieci per cento in meno. Quest'anno abbiamo un'ottima situazione, anche grazie all'assenza di fitopatie. L'inizio della raccolta di sauvignon e pinot grigio è previsto tra il 20 e il 25 agosto, lievemente in anticipo".

 

Veneto

È la prima regione produttrice d'Italia, che per il 2017 conta 9,67 milioni di ettolitri di vino (dati Agea). I segnali che arrivano dalle varie zone produttive sono ottimistici. Partendo dalla Doc Soave, dove le temperature sopra la media e le piogge abbondanti hanno accelerato le fasi fenologiche determinando un anticipo vegetativo soprattutto per l'uva garganega. Stagione impegnativa sul fronte fitosanitario, con frequenti interventi in vigna per preservare le uve, prevenendo situazioni critiche; previsti anche diradamenti per rispettare i limiti produttivi del disciplinare, considerando che la "vegetazione è lussureggiante, con una carica di grappoli superiore alla media". Secondo il consorzio, non si andrà oltre il carico atteso di 600 mila quintali di uva "per una produzione di 420 mila ettolitri tra Soave e Soave classico, in linea con le richieste del mercato". Sandro Gini, alla sua prima vendemmia da presidente, sottolinea: "Ogni stagione porta esperienze e sorprese, ma date le premesse siamo convinti che ne uscirà un'ottima annata".

Grandi attese anche per la macro Doc delle Venezie Pinot grigio (25 mila ettari nel Nord Est) e per il neonato consorzio, condotto da Albino Armani: "L'inizio della vendemmia è previsto nella terza settimana di agosto, nelle pianure tra Venezia, Treviso e Padova. Ci aspettiamo una produzione maggiore dell'anno scorso, tra 10 e 15 per cento. Non parlerei di annata abbondante, considerando che la peronospora ha fatto un po' di danni.Il mercato sta andando bene", fa sapere Armani, ricordando che per la vendemmia 2018 è prevista la messa a stoccaggio del prodotto ottenuto da vigneti con rese/ettaro tra 150 e 180 quintali. Novità dal 31 luglio: tutto il pinot grigio sarà rivendicato a Doc, non più anche a Igt (tranne nel caso Igt Delle Dolomiti, in Alto Adige, perché fuori dalla Doc interregionale).

Veniamo al Prosecco. Per il Conegliano Valdobbiadene, la fase fenologica è in anticipo di almeno una settimana sulle medie: "Un'annata di assoluta qualità per quanto riguarda l'apparato vegetativo e fogliare, con uve ben sviluppate e piante in equilibrio", riferisce il presidente del consorzio, Innocente Nardi. Nel 2017, il calo produttivo del distretto è stato limitato a 35 mila quintali sugli 800 mila complessivi, anche grazie all'ingresso in produzione di oltre 50 nuovi ettari. "Stimiamo" afferma Nardi "un incremento produttivo tra 3 e 5 per cento sul 2017". In vigna, le uve glera si staccheranno a partire dal 10 settembre, se il clima non farà le bizze. Per il Prosecco Doc, l'annata 2018 si prospetta buona: "Il carico produttivo" fa sapere il consorzio guidato da Stefano Zanette "risulta coerente con le rese del disciplinare ed è ben nutrito da un apparato fogliare vigoroso con limitata diffusione delle fitopatie. La fase di invaiatura sta iniziando e la vendemmia è stimata per la prima settimana di settembre". Sul fronte quantitativo, la stima (in condizioni climatiche favorevoli) è di 3,6 milioni di ettolitri, a cui si aggiungono 450 mila ettolitri di riserva: "Sono 23,5 mila gli ettari produttivi e i 3,6 milioni di ettolitri rientrano nel nostro piano per garantire l'equilibrio domanda-offerta. Inoltre, l'annata è favorevole a prevedere una riserva vendemmiale", sottolinea Zanette che aggiunge: "Raccoglieremo tra fine agosto e primi di settembre. Naturalmente, prima di cantare vittoria occorre aspettare".

 

Emilia Romagna

Clima favorevole, fresco e senza afa, per il Lambrusco Dop, se si escludono temporali e grandine che di recente hanno interessato le zone di Scandiano, la Bassa Reggiana e il Modenese. Per il gruppo di denominazioni emiliane, le escursioni termiche giorno/notte stanno garantendo condizioni favorevoli allo sviluppo della fragranza e degli aromi: "Sul fronte quantitativo dovremmo rientrare negli standard, dopo che nel 2017 abbiamo perso il 23%, toccando i 2,5 milioni di quintali", come rileva Ermi Bagni, direttore del Consorzio marchio storico dei lambruschi modenesi. Le previsioni per l'areale di Modena stimano "un raccolto di 1,6 milioni di quintali, mentre per Reggio Emilia si va a 1,7 milioni di quintali".

Crisi di siccità superata anche per i vini di Romagna. Il consorzio di tutela, che conta 16 mila ettari (di cui 7.200 a Sangiovese) e che vede ai vertici Giordano Zinzani, dopo il -25% del 2017, guarda con fiducia alla seconda decade di agosto: "Torneremo ai livelli produttivi di un anno medio. I vigneti danneggiati dal gelo si sono ripresi in maniera evidente. Le precipitazioni sono state abbondanti in primavera, i viticoltori sono stati impegnati contro la peronospora, qualche caso di mal dell'esca".L'invaiatura delle uve rosse è iniziata in questi giorni. Si prevede il via alla raccolta con lo chardonnay dopo Ferragosto.

 

Toscana

Partiamo da Montalcino. Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Brunello, non poteva essere più chiaro: "Gli acini, nel 2017, avevano un peso medio di 1-1,2 grammi mentre quest'anno dovrebbe andare sui 1,5-1,8 grammi". Basterebbe questo dettaglio per capire le differenze tra la 2018 e la 2017 che, se ha segnato un -25% in quantità, da un punto di vista qualitativo ha ricevuto quattro stelle su cinque. La buona ventilazione delle colline ilcinesi garantisce ridotti attacchi di oidio e peronospora, provocati da piogge consistenti. I viticoltori, nei 3.500 ettari (di cui 2mila a Brunello), stanno lavorando sulla chioma. Potrebbe essere un'annata nella media, anche se il problema più grave non arriva dal cielo. "A causa dell'eccessivo numero di ungulati" ricorda Cencioni "il territorio si sta trasformando in un lager. Le recinzioni sono sempre più frequenti e necessarie per difendere le uve da cinghiali, daini e caprioli".

Sembra essere la grandine, invece, la preoccupazione maggiore nei 15 mila ettari a Chianti Docg, dove il consorzio di tutela, con Giovanni Busi, dopo il -40% di un anno fa, stima un calo produttivo del 10% sulle medie storiche per due motivi: il primo, le conseguenze della siccità del 2017 che hanno costretto a potature invernali dei tralci più corte del solito per non mandare in stress la pianta; il secondo, l'eccesso di umidità in primavera che ha costretto i produttori a combattere a lungo la peronospora. "Detto questo, ora il vigneto è a posto" dice Busi "siamo in anticipo fenologico. Ci aspettiamo un'ottima qualità delle uve e speriamo non arrivi la grandine, perché da ora al 20 agosto si entra nelle fasi decisive".

Super lavoro per la cura di un vigneto vigoroso per il consorzio del Gallo nero. Sergio Zingarelli, descrive così la situazione nel Chianti Classico: "Un inverno con pioggia e neve, e le piogge abbondanti in primavera, hanno riequilibrato la situazione generale. Oggi il vigneto è ricco e con una abbondante vegetazione. Sui quantitativi, è difficile ripetere il -25/-30 per cento di un anno fa, che ha significato per noi la vendemmia più scarsa di sempre. Mentre, nel 2018, dovremmo attestarci un po' sotto la media dei 280 mila quintali di uve, per gli effetti della siccità 2017. Siamo in recupero e c'è ottimismo".

Nel grossetano, dove si collocano i 150 ettari della Doc Bolgheri, il presidente del consorzio Federico Zileri dal Verme, parla di "vigneto in salute, nel quale è stato necessario intervenire molto spesso coi trattamenti antifungini dopo i 150 millimetri d'acqua caduti tra 1 e 15 maggio". Un anno fa, la raccolta fu in calo del 25% con rese uva/vino al 62% invece che al 70%: "Quest'anno riassorbiremo il gap" afferma Zileri "e anche se non siamo di fronte a un'annata ricca siamo tranquilli perché le piante stanno molto bene e il caldo sta facendo maturare l'uva". Si raccoglie a cavallo tra agosto e settembre.

 

Umbria

Spostandoci verso est, in Umbria, il sondaggio Tre Bicchieri tocca i territori della Doc Montefalco. Il neo presidente Filippo Antonelli fa il punto: "Lo scorso anno abbiamo perso tra il 30 e il 40 per cento, mentre quest'anno la produzione di uve in pianta è generosa e contiamo di tornare ai livelli del 2016". L'umidità ha favorito la diffusione della peronospora su parte dei 1.200 ettari a Dop, colpendo in particolare le uve sagrantino, più suscettibili rispetto a grechetto e sangiovese, e facendo fare gli straordinari soprattutto alle aziende con metodi di coltivazione biologici.

 

Marche

Ultima regione sondata, custode del Verdicchio attraverso l'Imt diretto da Alberto Mazzoni, che conta 8mila ettari. Qui, nel 2017, la produzione è scesa di un terzo, con 900mila ettolitri. "Quest'anno dovremmo tornare a livelli normali, un po' più del 2015 ma meno del 2016 che è stato un anno abbondante. Ci riavvicineremo al milione di ettolitri". Buone le riserve idriche (ben 800 millimetri d'acqua da novembre), peronospora sotto controllo, mentre si lotta contro l'oidio: "La nostra macchina di tecnici è al lavoro, e gran parte delle aziende è preparata. In questo contesto, chi è biologico riesce a difendersi meglio. Ed è la strada che vogliamo percorrere" conclude Mazzoni "per tutto il nostro territorio".

 

a cura di Gianluca Atzeni

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 19 luglio

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