6 Set 2018 / 15:09

Tre Bicchieri. Parla Giuseppe Russo dell'azienda Girolamo Russo

I gradi vini dell'Etna nell'interpretazione di Giovanni Russo, della cantina Girolamo Russo, che ha conquistato il premio Tre Bicchieri ella guida Vini d'Italia 2019 del Gambero Rosso.

Tre Bicchieri. Parla Giuseppe Russo dell'azienda Girolamo Russo

I gradi vini dell'Etna nell'interpretazione di Giovanni Russo, della cantina Girolamo Russo, che ha conquistato il premio Tre Bicchieri ella guida Vini d'Italia 2019 del Gambero Rosso.

 

Giuseppe Russo ha fatto studi classici – musica e letteratura – prima di prendere in mano le redini dell'azienda di famiglia, a metà degli anni 2000, ribattezzandola con il nome del padre. All'epoca non aveva pratica, solo una passione crescente e la convinzione di avere in mano un'importante eredità familiare: quelle vigne antiche ad alberello che disegnano il magnifico panorama locale, su terreni vulcanici ricchi di minerali. Da conservare e tutelare puntando su lavorazioni manuali, vendemmia con accurate selezioni delle uve, vinificazioni separate.

 

L'azienda

Neanche 20 ettari, 3 poderi, e un'altitudine compresa tra i 650 e i 780 metri sul versante settentrionale dell'Etna. Questa, in cifre, l'azienda Girolamo Russo. Il cuore di tutto sono le uve: vecchi vigneti (in alcuni casi anche centenari) di nerello mascalese, nerello cappuccio e altri uve a bacca bianca. Regime biologico, rispetto per il territorio, microvinificazioni: questi i “segreti” che hanno portato la cantina all'attenzione di appassionati e addetti ai lavori.

 

I poderi

Terreni minerali, buone escursioni termiche, esposizioni ottimali. Per i poderi Girolamo Russo ogni angolo è una storia a sé: Feudo con il suo microclima influenzato dai venti che soffiano dal Valdemone, nasce su un terreno dove la viticoltura risale ai tempi degli antichi greci. Poi c'è Feudo di Mezzo, appena un ettaro vicino Passopisciaro, posto su un ripiano tra due colate laviche, un terreno aspro, scuro, irregolare, e con una buona porosità. Alle porte di Randazzo c'è poi San Lorenzo, il più esteso dei tre. I vigneti crescono sulle pendici del vulcano tra i 700 e gli 800 metri, su colate laviche non troppo antiche, che hanno dato vita a suoli giovani, porosi, dove le pietre vulcaniche garantiscono un ottimo drenaggio, e dove affiora la roccia madre da una colata del V secolo a.C. Questo è il patrimonio di Giovanni Russo. A lui abbiamo chiesto quale è la situazione della vitivinicoltura dell'Etna.

 

L’Etna ha già espresso tutto quello ha da dire o ci sono dei margini di crescita?

Assolutamente no. Siamo ancora in pochi, e soprattutto è poco che si lavora, anche se abbiamo una grande tradizione di vino sfuso, un'eredità importante di viticultura antica e vigne storiche, come per il nerello mascalese. Un grande patrimonio arrivato nelle nostre mani di cui solo da poco abbiamo cominciato a esplorare le potenzialità: sono appena 20 anni, e altrettante vendemmie. Per fare l'esperienza di una zona, invece, servono tante, tante vendemmie. Serve tempo, quindi, e serve mettere in comune le esperienze. Abbiamo appena cominciato, soprattutto sui bianchi e su certe zone.

 

Per esempio quali?

Il nord dell'Etna, dove si lavora e stanno piantando vigne da poco tempo. C'è molto da fare.

 

Secondo lei la Doc può crescere includendo le zone più alte escluse al momento dalla denominazione?

In questo momento non credo che la strada da percorrere sia spostare i confini della Doc, non ne vedo la necessità. Ma questo non significa che non si debbano esplorare questi territori, anzi.

 

Come è nata la cantina Girolamo Russo?

La mia è una azienda familiare, i miei sono di Passopisciaro, che è al centro dell'area di produzione dei rossi del nord dell'Etna. Hanno sempre fatto vino, soprattutto la famiglia di mia madre. Negli anni '90 vendevano le uve, mio padre ci credeva molto. Poi negli anni 2000 le cose sono iniziate a cambiare. Ma lui non ha avuto la fortuna di assistere a questa trasformazione e vedere il suo nome su un vino.

 

Poi cosa è accaduto?

Ho preso in mano quel che i miei mi avevano lasciato. E ho creato l'azienda, nel 2005. Avevo la consapevolezza di avere vigne importanti. Ho dovuto cominciare tutto dall'inizio, perché avevo fatto studi in altri settori, però avevo una certezza: coltivare come si faceva una volta, perché se le vigne erano arrivate fino a me significava che funzionava bene. Per il resto ho cercato di capire le cose in modo empirico.

 

Cosa intendi per modo empirico?

Selezionando pezzo per pezzo le vigne in vendemmia, raccogliendo separatamente, e facendo microvinificaioni in momenti diversi per capire quel che avevo in mano. I miei vini nascono in vigna: e anche se so che è un modo di dire un po' abusato, per me è assolutamente così. Cerco di cavare da ogni vigna il meglio che può esprimere. Sono vini di contrada, che vogliono essere la migliore espressione che quella vigna può dare.

 

Quanto è conosciuta la doc Etna nel mondo?

Sicuramente è conosciuta dal mondo del vino di qualità, nei mercati più attenti. Onestamente non credo che ci saranno così tante bottiglie di Etna da dover cercare un bacino di consumatori più ampio cui farlo conoscere. E poi abbiamo un grande vantaggio: è l'Etna in se che è conosciuta.

 

Che valore hanno i premi?

Mi hanno dato uno stimolo enorme per andare avanti. Soprattutto i primi anni che non sono stati facili per uno come me, che faceva questo come unico mestiere: anni di grandi investimenti senza un ritorno immediato. I premi mi hanno supportato e sostenuto. Ero felicissimo, anche perché quando ho cominciato non ero nel mondo del vino e non conoscevo niente, neanche di guide, premi e punteggi, era tutto nuovo, e mi sembrato tutto molto bello... non avrei mai creduto che sin dall'inizio avrei avuto i riconoscimenti che ho avuto. Poi c'è stata una delle gratificazioni più belle: il premio come viticoltore dell'anno, nel 2009.

 

Poi le cose sono andate avanti fino a quest'anno

Quest'anno è stato del tutto inaspettato inaspettato, in finale c'era un vino che io pensavo fosse quello più debole (il Feudo di Mezzo 2016) non credevo proprio avesse la forza di convincere per vincere i Tre Bicchieri. Invece in questo caso è stata una sensazione sbagliata.

 

Girolamo Russo – Castiglione di Sicilia (CT) – Passopisciaro – via Regina Margherita, 78 - http://www.girolamorusso.it/

 

a cura di Antonella De Santis e William Pregentelli


 

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