2 Ott 2018 / 15:10

Tre Bicchieri. Parla Francesco Moser dell'azienda Moser

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Abbiamo intervistato Francesco Moser, ex campione di ciclismo che dopo aver appeso la bicicletta al chiodo si è dedicato al vino con passione e costanza.

Francesco Moser

Abbiamo intervistato Francesco Moser, ex campione di ciclismo che dopo aver appeso la bicicletta al chiodo si è dedicato al vino con passione e costanza.

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Francesco Moser. Dalla bicicletta al vino

51,151 sono i chilometri che Francesco Moser percorse in un'ora a Città del Messico, nel 1984, stabilendo un record poi rimasto imbattuto per i successivi nove anni. Ma 51,151 è anche il nome di un vino che il ciclista produce in Val di Cembra, nel suo Trentino, nell'azienda che porta il suo nome. Sì, perché, per chi non lo sapesse, dopo aver appeso la bicicletta al chiodo, Francesco ha iniziato a dedicarsi alla viticoltura. Non una novità per il recordman, piuttosto un ritorno al passato, a quando insieme al padre Ignazio si recava tra i filari per accudire i vigneti di famiglia. Lo "Sceriffo" (così veniva soprannominato durante la carriera) acquista il suo maso non distante da Trento nel 1987 e piano piano inizia a dedicare sempre più energie alla sua nuova attività. Viene ampliata la superficie vitata, viene acquistato un nuovo maso, Villa Warth, e viene costruita anche una cantina più moderna e più grande. Al suo fianco oggi ci sono i figli, Carlo, Francesca e Ignazio e insieme si prendono cura di circa 16 ettari, suddivisi in tre diversi appezzamenti. Sulle terrazze di Giovo, in Val di Cembra sono stati impiantati müller thurgau e chardonnay. A Sorni, vicino a Lavis dimora il teroldego, mentre intorno a Villa Warth, il corpo più ampio, ci sono moscato giallo, riesling, lagrein e gewürztraminer. Esposizioni perfette, altitudine ideale morfologia dei terreni di origine vulcanica, uniti ad attenzione e bravura sono gli ingredienti che danno vita a vini sempre molto saporiti, gustosi, serbevoli e capaci di sfidare il tempo. Ovviamente. Quest'anno ci è piaciuto particolarmente il Trento Brut Nature, vivo e intenso, dalle sfumature che vanno da richiami di erbe d'alpeggio a cenni di tabacco; al palato è potente, fresco e preciso. Non meno interessanti gli altri vini con uno scorrevole 51, 151, Brut dedicato al record dell'ora, a tirare la volata di una gamma più che convincente.

Le vigne dell'azienda Moser

Come si passa dai pedali di una bicicletta ai filari di una vigna?

Sono nato a Palù di Giovo in Val di Cembra in una famiglia di viticoltori, a 14 anni ho terminato le scuole medie e ho cominciato a lavorare in campagna. Purtroppo mio padre è morto in quegli anni e mi sono ritrovato da solo a coltivare i nostri vigneti.

 

E la passione per la bici?

Ho iniziato a gareggiare in bici soltanto a 18 anni, ma non ho mai perso la passione per la vigna. Durante la carriera ciclistica ho continuato a investire in nuovi vigneti e nel 1979 abbiamo cominciato a vinificare e produrre le nostre bottiglie grazie al prezioso supporto di mio fratello Diego.

 

Conosciamo l'azienda: quanti sono gli ettari vitati e dove sono situati i vigneti? Quali sono i vitigni coltivati?

Abbiamo circa 17 ettari, divisi tra le colline di Trento e i ripidi pendii della Valle di Cembra. Coltiviamo soprattutto varietà a bacca bianca quali moscato giallo, müller-thurgau, riesling, gewürztraminer e chardonnay. Quest’ultima varietà assieme al pinot nero viene utilizzata per i Trentodoc. Abbiamo anche qualche filare di teroldego e lagrein.

 

Voi siete produttori di Trentodoc, e con il Brut Nature avete conseguito i Tre Bicchieri.

In questi anni abbiamo visto un crescente interesse per questa tipologia. Mio figlio Carlo e mio nipote Matteo, il nostro enologo, hanno deciso nel 2006 di rifocalizzare la nostra produzione su questa denominazione e ora, dopo anni di lavoro, possiamo raccogliere i primi frutti, come questo riconoscimento molto importante sul nostro millesimato Brut Nature.

 

Come vanno le cose sul mercato? Chi sono i vostri principali concorrenti?

Il mercato è principalmente italiano così come i nostri competitor, ma oggi il Trentodoc viene sempre più riconosciuto dagli operatori come la denominazione di riferimento nel Metodo Classico italiano.

 

Sul Chicago Tribune del 29 agosto scorso è uscito un articolo dal titolo: "Trentodoc is the budget answer to Champagne you need to know". Qual è il suo parere a riguardo?

La nostra strategia non è quella di paragonarci alle bollicine d'Oltralpe, ma preferiamo promuovere la nostra denominazione come un’eccellenza della spumantistica italiana che oggi più che mai sta riscuotendo successo in tutto il mondo.

 

Moser - Trento - via Castel di Gardolo, 5 - 0461 990786 - mosertrento.com

 

a cura di William Pregentelli e Annalisa Zordan

 

 

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