13 Ott 2018 / 16:10

Tre Bicchieri. Parla Fabrizio Gallo dell'Azienda Agricola Masùt da Rive

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In occasione del premio Tre Bicchieri per il loro elegante Pinot Bianco '17, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Fabrizio Gallo dell'Azienda Agricola friulana Masùt da Rive.

La famiglia Gallo di Masut da Rive

In occasione del premio Tre Bicchieri per il loro elegante Pinot Bianco '17, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Fabrizio Gallo dell'Azienda Agricola friulana Masùt da Rive.

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La famiglia Gallo si occupa di vitivinicoltura da generazioni, prima grazie al nonno Ermenegildo, poi con il padre Silvano e oggi con i due fratelli Fabrizio e Marco, da sempre, tutti concentrati sulla riva destra dell'Isonzo. Una tradizione, quella dei Gallo, che ha visto passare generazioni, tecniche di coltivazione sempre più innovative e differenti nomi per indicare l'azienda. Ci siamo fatti raccontare la loro storia da Fabrizio Gallo.

Masùt da Rive: questo nome ha qualche particolare significato?

Inizialmente l'azienda si chiamava Gallo Silvano, ma da quando ci siamo aperti al mercato americano ci siamo resi conto che “Gallo” lì è un nome importante nel settore del vino ed è anche un marchio depositato. Non ci rimaneva altro che cambiar nome, così siamo andati a ripescare il soprannome della nostra famiglia: a Mariano del Friuli ci sono parecchie famiglie che fanno Gallo di cognome e venivano chiamate Masut, pare derivi da un certo Tommaso Gallo.

E da Rive, che significa?

Noi siamo i Galli che abitano sulla salita della riva (del fiume Isonzo).

Qual è la storia dell'azienda?

Comincia nel 1979 quando nostro padre Silvano prende le redini di quella che all'epoca non era nemmeno un'azienda, semplicemente mio nonno Ermenegildo aveva delle vigne e vendeva il vino sfuso.

Con l'entrata di vostro padre che cosa è successo?

È iniziato il percorso di imbottigliamento.

Poi nel 1992 sei entrato in società.

Esatto, quando ho finito gli studi io e mio padre abbiamo fondato la società Masùt da Rive, iniziando una vera rivoluzione. Abbiamo rinnovato i vigneti e reimpiantato quelli malandati, abbiamo investito in macchinari innovativi e attrezzature. Poi nel 2002, anche lui dopo gli studi da perito agrario enotecnico, è entrato in società pure mio fratello Marco.

Dal 1992 a oggi che cos'è cambiato?

La rivoluzione è continuata, abbiamo continuato a rimodernare l'azienda acquistando sempre nuove attrezzature e diminuendo di conseguenza l'utilizzo della chimica.

Puoi farci qualche esempio concreto?

Grazie ad una defogliatrice pneumatica riusciamo a ripulire attraverso un getto d'aria i grappoli a fine fioritura, liberandoli dalle foglie in eccesso e favorendo così areazione e insolazione del grappolo. Con questa accortezza riusciamo a prevenire la botrite: noi dal 2007 (da quando abbiamo acquistato la defogliatrice) non utilizziamo più antibotritici con un notevole risparmio economico e una salvaguardia dell'ambiente. Stesso discorso per il sistema di subirrigazione grazie al quale andiamo ad irrigare solo lì dove è necessario. In questo caso le ali gocciolanti sono sotto terra permettendo, sì, alla pianta di usufruire dell'acqua, ma senza andare a nutrire l'erba, così si evita di dover falciarla con un trattore. E anche in questo caso c'è un risparmio di tempo e di gasolio. In ogni caso l'obiettivo è produrre uva bella, sana e perfettamente matura, che arrivi in cantina nei migliori dei modi.

Siete molto attenti alla sostenibilità in viticoltura. Perché non fare agricoltura biologica?

Io sono il primo consumatore dei miei vini quindi cerco di utilizzare poca chimica e assolutamente ho bandito l'utilizzo del rame (che si accumula sia nel terreno che nel nostro fegato), ma non abbiamo mai sentito l'esigenza di sottostare ad un disciplinare biologico.

Oggi l'azienda è nelle mani tue e di tuo fratello. Come vi dividete i ruoli?

Io seguo la parte amministrativa e commerciale, Marco la parte agronomica e di gestione dei vigneti.

Le vigne di Masut da Rive

Parliamo della zona in cui è situata la vostra azienda: quali sono le principali caratteristiche?

Mariano del Friuli è proprio nella Doc Isonzo del Friuli, nella zona delle rive alte, ovvero nella parte destra del fiume Isonzo. Qui la conformazione del suolo vede una composizione di terreni argillosi, arenali, scesi dalle colline, mescolati a tutti i terreni portati dal fiume. Ne risulta uno substrato argilloso dalla tipica colorazione rossastra.

Tutto questo si riflette anche nella qualità del vino

Questo terreno dà origine a bianchi e rossi strutturati e complessi, ma allo stesso tempo eleganti. Non sono mai troppo pesanti o impegnativi, e sono sempre ben equilibrati tra alcolicità e freschezza.

Nei vostri vigneti sono molte le varietà d'uva coltivate: su quale puntate di più?

Principalmente su tutti i pinot (bianco, grigio e nero), sullo chardonnay e sul sauvignon.

Torna un Tre Bicchieri dopo quello della Guida vini d'Italia 2006: ve lo aspettavate?

Questi premi sono sempre ambiti, poi il Tre Bicchieri è il riconoscimento nazionale più grande. Detto questo, ogni anno lavoriamo per dare il massimo e per raggiungere questo obiettivo, ma ritornando alla domanda: ce lo aspettavamo? Probabilmente sì!

 

Azienda Agricola Masùt da Rive - Mariano del Friuli (GO) - via A. Manzoni, 82 - 0481 69200 - masutdarive.com

 

a cura di Annalisa Zordan

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