23 Ott 2018 / 12:10

La Cina è la nuova superpotenza del vino? Il caso del Ningxia

La produzione di vino cinese continua a crescere, incassando premi e interesse commerciale. Ma la strada da fare è ancora lunga.

La Cina è la nuova superpotenza del vino? Il caso del Ningxia

La produzione di vino cinese continua a crescere, incassando premi e interesse commerciale. Ma la strada da fare è ancora lunga.

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Al vertice del campionato di crescita dell'economia mondiale negli ultimi 25 anni, l'Asia è anche il continente in cui l'industria del vino e degli alcolici ha subito la maggiore evoluzione. Attualmente rappresenta quasi il 30% della produzione globale ed è il principale consumatore mondiale di alcolici. La Belt and Road Iniziative (è questo il nome del progetto del Governo nato nel 2013) punta alla connettività infrastrutturale e commerciale dei Paesi euroasiatici alla stregua dell'antica Via della Seta, la rotta commerciale tra Oriente e Occidente. L'ambizione è di rispecchiare le dinamiche che si diffondono dalla Cina al resto dell'Asia, proprio come la Via della Seta ha promosso il commercio e la comunicazione tra loro nei secoli passati. L'Asian Wine Producers Association (AWPA), presieduta dall'indiano Sumedh Singh Mandla, è nata nel 2013 in occasione Honk Kong International Wine & Spirit Fair. I produttori associati sono oltre un migliaio da Cambogia, Cina, India, Indonesia, Giappone, Corea, Birmania, Taiwan, Tailandia e Vietnam. Attualmente sono due i criteri per l'adesione delle aziende: devono produrre il 100% di vino d'uva e l'uva deve essere coltivata localmente almeno all'80%. Nonostante le sfide poste dai climi tropicali, la produzione di vino “New Latitude” è destinata a diventare un marchio per l'esportazione.

 

La vite in Cina

Le regioni vinicole cinesi sono distribuite in tutto il paese, sebbene siano localizzate principalmente in Shandong, Hebei, Jilin, Tianjin, Xingiang, Ningxia, Pechino e Gansu; l'area della penisola di Jiaodong nello Shandong rappresenta circa la metà di produzione vinicola nazionale e già nel 2015 erano attive 221 aziende vinicole. Inoltre alcune province meridionali come Guangxi, Yunnan, Sichuan, Guizhou e Jiangxi stanno progettando di sviluppare l'industria vinicola.

 

Il vino cinese può rompere gli equilibri mondiali ?

Secondo il professore Li Domei, la Cina "pur essendo la seconda estensione di vigneto nel mondo impiega per il vino solo il 15% delle viti. Inoltre, rispetto alla popolazione, la produzione vinicola cinese è estremamente piccola e poco competitiva" economicamente, infatti, alcune pratiche risultano molto onerose: "interrare e riportare alla luce le viti ha un costo pari a un intero anno di coltivazione in Europa", dice Li Domei. Senza contare che l'alcolico di riferimento per la popolazione cinese è il baijiu, acquavite ottenuta dalla distillazione dei cereali, per lo più del sorgo. Il vino è stato promosso dalle elites proprio in funzione salutistica cioè come un prodotto da stile di vita sano. E questo ha generato un aumento della domanda cinese di vino, che ha molto agevolato le importazioni, anche se la conoscenza continua a essere minima e i consumi pro-capite di vino sono ancora bassi (1,24 lt). L'occidentalizzazione dei consumi ha favorito sia l'importazione di vino dall'estero – costoso vuol dire status - sia il fenomeno della contraffazione e della falsificazione dei marchi stranieri più famosi e pregiati.

 

La viticoltura cinese è un fenomeno recente?

Tutt'altro. Le varietà di uva da vino dell'Europa e dell'America sono state introdotte nel 18° secolo dai missionari stranieri. Lo racconta il professor YulinFang,presidente del Collegio di Enologia della Nortwest A&F University:“Nel 1892, la Shandong Yantai Changyu Company impiegò per la prima volta le varietà europee nei vini pregiati”. Nel tempo, la presenza de vitigni si è modificata:“Negli anni '50, arrivò parte del gruppo di varietà del Mar Nero (Proles Pontica Negr.) dall'Europa dell'Est e dall'ex Unione Sovietica. Dopo gli anni '70, fu la volta di un gran numero di moderne varietà, formando un nuovo modello di uva da vino cinese. Dopo gli anni '90, il Progetto per la Cooperazione cino-francese del Ministero dell'Agricoltura e la zona di produzione Ningxia hanno introdotto uve da vino europee e asiatiche". Oggi l'industria vinicola si trova in un periodo di ristrutturazione, dei prodotti e del mercato, e di rapidi cambiamenti. “Secondo i dati di oltre 60 grandi aziende vinicole della China Wine Association, la produzione nel 2015 è stata inferiore del 37,8% rispetto al 2010” dice ShaohuaLi,ricercatore dell'Institute of Botanic-Chinese Accademy of Sciences “Mentre sul fronte dei vini importati lo sviluppo continua rapidamente: 58mila tonnellate nel 1997, 554mila tonnellate nel 2015, 638mila tonnellate nel 2016 e 746mila tonnellate nel 2017 (181mila tonnellate di vino sfuso per 2,79 miliardi di dollari)”. Se alcune aree vinicole cinesi hanno l'ambizione di definirsi Bordeaux della Cina, molte non hanno una chiara comprensione delle possibilità e dei vantaggi dei loro vini, tanto che alcune delle grandi imprese vinicole cinesi si sono trasformate da produttori di vino a commercianti di vino (vini imbottigliati importati e vini sfusi vengono commercializzati come vini cinesi), ponendo delle sfide al futuro sviluppo dell'industria vinicola cinese.

 

Ningxia e lo sviluppo della viticoltura cinese

Nata come regione autonoma 60 anni fa, in passato ha avuto una storia di benessere perché la capitale Yinchuan è stata una tappa della Via della Seta. Con il suo declino come via commerciale, il Ningxia divenne un'area povera: miniere di carbone, un'agricoltura di sussistenza, a rischio di desertificazione, abitata dalla minoranza etnica degli Hui – poco più di un terzo della popolazione - di religione musulmana. Solo negli anni Novanta dello scorso secolo, lo stato cinese investì in infrastrutture e in particolare in una rete di canali per l'irrigazione, derivata dal Fiume Giallo, recuperando alla coltivazione ampie aree sotto i monti Helan. La catena montuosa svolge un ruolo perché funge da barriera naturale alle tempeste di sabbia provenienti dal deserto del Gobi in Mongolia. Situata tra il 30esimo e il 50esimo di latitudine dell'emisfero settentrionale, i suoli sabbiosi e rocciosi, il clima continentale secco con estati calde e inverni rigidi, la forte escursione termica, la piovosità contenuta (200 mm/anno) ma integrata dalla possibilità di irrigare, hanno creato le condizioni per la coltivazione della vite. Il professor Demei Li, figura di spicco del mondo del vino, ha spiegato le specificità del Ningxia: "Circa 3000 ore di luce solare nelle colline orientali del Monte Helan, 1100 metri sul livello del mare, forte radiazione ultravioletta, grande differenza di temperatura tra giorno e notte e buon sistema di irrigazione, favoriscono produzione di vino rosso secco di alta qualità. L'umidità dell'aria è piuttosto elevata durante la maturazione pertanto sono necessari i controlli precoci per evitare le malattie". Junxiang Zhang, ricercatore e vice presidente della Wine School della Ningxia University, ha evidenziato che "il basso contenuto di nutrienti contenuto nel suolo e gli strati di terreno sottili sono un ostacolo allo sviluppo del sistema radicale della vite mentre il clima freddo e secco che richiede di interrare la vite durante l'inverno (anche -40°C), rende elevati i costi di produzione (+35%) e difficile la realizzazione di impianti molto estesi. Da qui la necessità di sviluppare sistemi di potatura adatti all'interramento, di migliorare e proteggere la biodiversità dei suoli".

 

Quali uve?

Attualmente le uve più diffuse nella regione sono Cabernet Sauvignon (la più coltivata), Merlot, Pinot Noir, Syrah, Marselan, Chardonnay e Riesling italico e percentuali più ridotte di Gamay e Semillon. Esistono poi circa 39 varietà di uva selvatica, alcune delle quali sono state allevate in altri Paesi. Ma non solo. Nella regione del Ningxia si sperimenta anche il sangiovese, che qui solitamente raggiunge la maturazione entro la prima settimana di ottobre, quindi nei tempi canonici, clima permettendo. La descrizione cinese recita così: “Originaria dall'Italia, ci sono piccole piantagioni nel Ningxia. È una varietà a maturazione tardiva, bacche medio-grandi, resa medio-alta. Colore rubino, con aroma di tabacco e spezie. Adatto per la produzione di vini rossi secchi fruttati o vini rosati”.

Nel 2016 le 100 aziende locali hanno prodotto circa 120 milioni di bottiglie. Inoltre i numerosi esperti francesi ingaggiati dallo Stato cinese, hanno aperto la strada anche ad investimenti di cantine europee. La gran parte ha sede lungo la locale "Strada del vino" tra cui Domaine Chandon China, Pernod Ricard Yang Yang International, Chateau ChangYu Moser XV, COFCO Great Wall Tianfu Winery, una delle più grandi con 1500 ettari di vigneto e moltre altre ancora, sia di proprietà statale sia private come le prestigiose Kanaan Winery, Helan Quingxue Winery, Silver Heights Winery, Jade Vineyard, ecc. Grazie a loro il Ningxia è una delle aree emergenti tra le 10 più importanti della Cina e i suoi vini hanno conquistato riconoscimenti nei più importanti concorsi enologici del mondo.

Nonostante i miglioramenti qualitativi, il vino cinese è ancora ostacolato dalla sua scarsa reputazione e dagli elevati costi di produzione che minano anche la sua competitività a livello internazionale. L'obiettivo oggi è di sviluppare la ricerca sulle varietà autoctone in modo di sviluppare caratteristiche regionali e varietali, favorire il turismo legato al vino, agevolare il consumo in funzione salutistica. Si prevede che la Cina diventerà il secondo Paese consumatore al mondo per valore entro il 2021, davanti alla Francia. Il Ningxia con le sue cantine vuole essere un attore di primo piano di questo processo.

 

a cura di Andrea Gabbrielli. Ha collaborato Antonella De Santis

 

 

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