21 Ott 2018 / 10:10

Tre Bicchieri. Parla Eva Baratta della Tenuta Monteti

a cura di

Solo tre etichette per raccontare la Maremma più solare e arcaica, a un passo dalla mondanità di Capalbio. Solo tre i vini della Tenuta Monteti, che conquista il primo Tre Bicchieri con il suo Caburnio.

Tre Bicchieri. Parla Eva Baratta della Tenuta Monteti

Solo tre etichette per raccontare la Maremma più solare e arcaica, a un passo dalla mondanità di Capalbio. Solo tre i vini della Tenuta Monteti, che conquista il primo Tre Bicchieri con il suo Caburnio.

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Capalbio è tante cose insieme. Capalbio è mare, è l’ultima spiaggia, è il ritrovo della sinistra romana vestita di bianco, è ispirazione di molteplici luoghi comuni. Ma Capalbio è prima di tutto un territorio bellissimo, ancorché incontaminato. Capalbio è la possibilità di godersi un tratto di costa tutto per sé anche alle 12 di Ferragosto, basta camminare 15 minuti; Capalbio è perdersi nel suo interno rurale. Ci immettiamo sulla Sgrilla, la SS 74, dove è più facile incontrare cinghiali, lepri e istrici che essere umani. Qui, nel 1998, Paolo Baratta e la moglie Gemma hanno dato vita al progetto Tenuta Monteti, oggi diretta con passione dalla figlia Eva Baratta e il marito Javier Pedrazzini. A vent’anni dal via, scatta il primo Tre Bicchieri: lo porta a casa il Caburnio 2014.

Eva Baratta

 

Eva, ci racconti le peculiarità di questa zona: clima, terreni?

Noi siamo giù in questa punta meridionale della Maremma, con la meravigliosa presenza del mare a 15 chilometri. Sono zone molto calde, ma fortunatamente siamo nell’entroterra, incantevole, protetto dal colle Monteti da cui prendiamo il nome, che ci regala questa costante brezza, un toccasana per le piante. I nostri terreni sono sassosi, con strati di argilla, abbiamo studiato tanto prima d’impiantare. È una zona incantata, piena di possibilità.

 

Come nasce il Caburnio?

Fina dall’inizio abbiamo deciso di concentrarci su poche etichette. Abbiamo solo tre vini, il Monteti, il TM rosé e il Caburnio: la maremma solare, fragrante, con la sua struttura e carattere ma dotato di bevibilità inusuale per quest’angolo meridionale. I vitigni sono da sempre il cabernet sauvignon, il merlot, e l’alicante bouschet che è quello che dona freschezza e tiene a bada il tenore alcolico del vino. Per noi è un vino molto territoriale, di ricerca, pur essendo un secondo vino.

 

Avete puntato da subito sulle varietà internazionali. In zona il ciliegiolo sta dando risultati interessanti, avete fatto un pensiero?

La nostra scelta sulle varietà è stata dettata dai caratteri del terreno, altre varietà come il sangiovese non avrebbero dato risultati importanti. È stata una scelta di qualità. Ora abbiamo una conoscenza profonda delle nostre vigne, palmo a palmo, e siamo convinti di poter tirare fuori ancora molto. Dunque, non vogliamo moltiplicare i vini, ma andare sempre più a fondo e fare meglio con ciò che abbiamo.

 

Quella quercia che spunta in mezzo al vostro vigneto cosa rappresenta?

Beh, è una quercia famosa. Quella quercia fece la storia del PDS, è entrata nel simbolo del partito fondato da Occhetto. In vendemmia ci giriamo intorno con grande, grande attenzione.

 

Come sta cambiando Capalbio? A livello turistico, di eventi, avete fatto gruppo con le altre aziende del territorio?

Storicamente, la nostra è una delle zone più povere della toscana, qui l’agricoltura specializzata ha una storia recente, iniziata circa 20 anni fa. Negli ultimi anni sono nate tante realtà interessanti: è un’area che ha tanto da dare sotto tanti aspetti.

Abbiamo creato un gruppo di produttori, Capalbio Vino, con cui organizziamo eventi per far conoscere la ricchezza di queste terre che possono vivere tutto l’anno, penso a percorsi per i ciclisti, le camminate tra i boschi, il mare e le colline impervie. Ora molti stranieri si stanno spingendo qui per visitare e conoscere delle chicche. Un turismo di qualità che spero possa spingere anche ristoranti, piccoli artigiani e produttori per alzare l’offerta e salire di qualità. Nei prossimi 10 anni conto molto sulle nuove generazioni.

 

Due posti del cuore da consigliare in zona?

Mi piace moltissimo salire sul Monteti fino a dove arriva il nostro campo perché da lì si vede questa Toscana ancora medievale, arcaica, la natura incontaminata, ci sono punti ancora magici. C’è un fascino misterioso, il rinascimento non è arrivato da queste parti. Altro percorso che consiglio, e che identifico con il Caburnio, sono le strade che da Monteti puntano verso Manciano e Pitigliano: quelle colline dolci, quei boschi e campi che si alternano li trovo semplicemente deliziosi.

 

Uno dei punti deboli della zona è proprio la ristorazione. I menu sono fermi da tanti anni, si fa poca ricerca sul prodotto, sul vino. E sul personale. Spesso l’offerta, più che semplice, è sciatta, seduta su un certo tipo di turismo nostalgico. Ci consigli qualcosa?

Poteva essere vero forse in passato. Oggi c'è ovunque ambizione e nuova energia oltre alla gran cura per la tradizione, nel centro e dintorni. Una delle mie ultime scoperte è la Locanda di Ansedonia dove c’è un ragazzo fantastico, Nicola Terni. Con il fratello Luca si sono inventati una formula divertente basata su grandi carni alla griglia e prodotti locali. Il personale è squisito, professionale, e c’è tanta passione sul vino. Da provare.

 

Tenuta Monteti - Capalbio GR - Strada Provinciale Sgrilla, 6 - 0564 896160 - https://www.tenutamonteti.it/

 

a cura di Lorenzo Ruggeri

 
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