A Seoul si beve sempre più italiano

2 Nov 2011, 09:57 | a cura di

Grande successo per la terza tappa del Top Italian Wines Roadshow. Lunedì 31 ottobre a Seoul oltre 500 persone hanno affollato il salone del Grand Hyatt Hotel, mente sommelier e operatori del trade hanno partecipato con grande interesse alle masterclass del Gambero Rosso.

 

"MsoNormal">Le olimpiadi del 1988 e i mondiali di calcio del 2002, organizzati insieme al Giappone, ci avevano già messo sull'avviso. Come pure la straordinaria diffusione delle utilitarie coreane in Italia come in Europa. La Corea del Sud è un paese ricco, come evidenziano tutti gli indicatori economici. Già dall'arrivo a Incheon, l'aeroporto internazionale di Seul, si rimane colpiti dalla grandezza, dalla modernità e dalla pulizia della struttura.

 

La Corea è un paese in crescita rapida, che ha raggiunto uno dei più alti livelli di vita del sudest asiatico, ma è decisa a crescere ancora. Come Seul, seconda città del mondo dopo Tokio, che conta dai 13 ai 22 milioni di abitanti, a seconda del numero di sobborghi considerati. Una città che è in qualche modo il paese, dato che un quarto dei sudcoreani vive nella sua area urbana, solcata dal maestoso corso del fiume Han. Qui la vita non si ferma mai, pulsa 24 ore al giorno, come le fabbriche e molti negozi. E' il cosiddetto “miracolo del fiume Han”, quello che ha portato questo paese, per anni dilaniato dalla guerra civile (ufficialmente mai finita: si rispetta una tregua e il labile confine del 38° parallelo è ancora custodito dai Marines americani), e ancora diviso in due, com'è accaduto alla Germania, a competere con le più ricche economie del mondo. E con la loro moneta: tecnologia, auto, elettronica.

In tutto ciò il coreano ha scoperto il fascino dei modelli occidentali, e ormai da una quindicina d'anni il vino è una presenza comune nei ristoranti e nei bistrot, come nei consumi delle famiglie dei ceti medio e alto. I coreani adorano la moda e il design, la musica classica, la lirica in particolare, l'arte e la cultura occidentali sono oggetto di studio appassionato. E così anche gli stili di vita raccontano del raggiunto benessere e della curiosità e dell'apertura mentale di questo popolo.

 

Accanto ad una solida, concreta e salutare cucina tradizionale a Seul troverete tutte le cucine del mondo e ben 700 ristoranti italiani, oltre la metà dei quali gestiti da italiani. E così i consumi di vino, che ormai sfiorano il litro pro capite annuo, si pensa che possano addirittura raddoppiare in breve tempo. Nel 2008 è stato raggiunto il  record di 167 milioni di dollari di valore dell'import, che è sceso sensibilmente nei due anni successivi a causa della crisi finanziaria internazionale, ma i primi sei mesi del 2011 danno consumi in crescita vigorosa, così probabilmente il 2011 si chiuderà superando i 400mila ettolitri totali (nel 2008 erano stai importati 385mila ettolitri). A favore di questa grande ripresa il recente accordo tra la Corea del Sud e l'Unione Europea che abbatte la tassa del 15% sui vini importati, il Free Trade Agreement, che sarà una spinta notevole alla crescita del settore. Il mercato vede la Francia al primo posto con un 27,8% in valore, poi il Cile con il 25% e terza l'Italia con il 17,3%, ma mentre le percentuali dell'import francese negli ultimi anni sono in calo, l'Italia è in crescita, come dimostra il +9% del 2010 sul 2009. I Coreani, insomma, stanno pian piano sostituendo le loro bevande tradizionali, come la birra, il soju (un liquore a base di riso), il whisky e il mak-gul-lee, il diffusissimo vino di riso non filtrato, con il vino.

 

In Corea c'è una fortissima web community intorno al vino, con decine di seguitissimi blog, vengono pubblicati moltissimi libri sul vino ogni anno, i club di appassionati non si contano, e in tutte le università ci sono programmi di degustazione e di conoscenza del vino di grande successo, mentre la Korean Sommelier Association svolge un ruolo importantissimo creando centinaia di nuovi professionisti ogni anno. Francia, Cile, Spagna e Stati Uniti sono molto vicini al mondo della formazione, e incoraggiano la conoscenza dei propri vini sostenendo i programmi didattici delle varie istituzioni e finanziando viaggi di studio e stages formativi nei rispettivi paesi. Una scena vivace, insomma, che offre mille opportunità, come ha sottolineato Matteo Romitelli, Ministro Consigliere dell'Ambasciata Italiana a Seul, nel suo discorso all'apertura del nostro evento. Romitelli, che è poi intervenuto nella masterclass per gli operatori, ha sottolineato come i coreani siano appassionati al vino anche perché lo vedono un prodotto salutare, per i benefici effetti che il bere moderato può apportare (questo vale soprattutto per i vini rossi, che infatti rappresentano il 70% ed oltre dei consumi) ma anche per le sue possibilità di abbinamento ai piatti della cucina tradizionale coreana. La crescita esponenziale del numero degli importatori, passati da circa 200 a 375 negli ultimi due anni. anche se spesso si tratta di piccole ditte individuali, testimonia le grandi potenzialità di questo mercato e la fiducia dei coreani nel suo sviluppo, evidente anche nella proliferazione dei wine bar frequentati da un pubblico giovanile, e dai corsi di degustazione che si tengono ad ogni livello, e che vedono sempre le donne in prima fila. Ci sono, insomma, moltissime opportunità per l'Italia, come ha sottolineato l'ambasciatore italiano, Sergio Mercuri, che  è intervenuto in chiusura di manifestazione. L'Italian Style esercita un grande fascino sui coreani,  ma conteranno moltissimo la presenza dei produttori e le iniziative a sostegno della didattica del vino per ottenere posizioni di primo piano in questo paese chiave del  sudest asiatico.

 

Marco Sabellico

2/11/2011                                                                                                                                               

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