8 Nov 2011 / 11:11

Il Gambero Rosso trionfa anche a Shanghai

La prima edizione di una guida dei vini europea tradotta in cinese conquista la Perla d'Oriente.

 

 

L'impatto della pubblicazione di Vini d'Italia in cinese è stato grandissimo sul pubblico degli appassionati e degli operatori del settore enogast

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La prima edizione di una guida dei vini europea tradotta in cinese conquista la Perla d'Oriente.

 

 

L'impatto della pubblicazione di Vini d'Italia in cinese è stato grandissimo sul pubblico degli appassionati e degli operatori del settore enogast

ronomico a Shangai. Lo diciamo dopo il bagno di folla della presentazione dei Tre Bicchieri e di Vini d'Italia che si è svolta ieri nei saloni dello storico Fairmont Hotel, uno dei più belli dell'Asia dai tempi della sua costruzione negli anni Venti ad opera di sir Victor Sassoon.

 

Il luogo ideale per ospitare un evento legato all'arte di vivere e al gusto raffinato dell'enologia made in Italy che affascina tanto i cinesi di oggi quanto quelli degli anni Venti e Trenta che qui entravano a contatto con un pubblico cosmopolita e raffinato che sceglieva il Cathay Hotel per trascorrere un periodo nella Parigi d'Oriente.

 

Oltre novanta produttori italiani con il meglio della loro produzione hanno incontrato il pubblico degli operatori e degli importatori cinesi dalle 14 alle 20, e questo dopo il discorso inaugurale di Vincenzo de Luca, Console Generale per l'Italia a Shanghai. Ma anche gli appassionati non sono mancati, e in totale circa 1200 persone hanno pacificamente invaso il celebre albergo, consacrando Tre Bicchieri come il più importante evento enologico degli ultimi anni
 
Shangai è la città più grande ed economicamente più importante del paese, il suo porto è tra i primi del mondo con Rottedam e Singapore, ed è la città più elegante e modaiola della Repubblica Popolare, dove il vino sta diventando un consumo che fa status. Lo si evince dal numero degli operatori, superiore a quello di molte altre grandi città cinesi, e da un settore della ristorazione particolarmente vitale e performante, dove anche molti ristoranti della tradizione cinese amano presentare una carta dei vini e dove contiamo oltre cinquanta ristoranti italiani di ottimo livello.
 
E' la prima volta che viene tradotta in cinese una guida dei vini straniera, e questo evento ha avuto un impatto mediatico fortissimo, ed ha richiamato i maggiori canali televisivi e le testate giornalistiche più seguite - anche non di settore - interessate a raccontare questo fenomeno di costume. Questo anche grazie al nostro partner cinese, l'Elaco Group, che fa parte del gruppo editoriale più importante del paese, il Guandong Publishing.


Il raffinato pubblico di Shangai, insomma sembrava non aspettasse altro per lanciarsi alla scoperta dell'enologia italiana, che tra l'altro, anche se ancora assai distanziata nelle cifre da quella francese, sta vivendo un momento davvero brillante nell'export nel paese del Celeste Impero.

Anche se è il cioccolato il prodotto alimentare tricolore più importato in Cina, e l'Italia è oggi solo il 28° partner commerciale – per importanza - di questo paese, le cifre sono in rapida ascesa e nel periodo gennaio-settembre 2011 ci collocano al quarto posto, dopo Francia, Stati Uniti e Australia, con un fatturato di 68 milioni di dollari, ma anche con un incremento del 95% circa sullo stesso periodo dell'anno precedente. Cifre che addirittura migliorano in termini percentuali se analizziamo il solo segmento dei vini in bottiglia dove siamo terzi dopo Francia ed Australia e dove siamo cresciuti oltre il 97% sempre nel 2011.

 

Per quanto riguarda le bollicine, invece, siamo secondi, debitamente distanziati dai francesi che detengono quasi l'80% del mercato, ma cresciamo del 20% l'anno circa. Numeri importanti insomma, che se al momento fotografano un'Italia del vino arrivata tardi sulla scena cinese, e che paga lo scotto di questa distrazione, dall'altra ci fa capire come con un minimo sforzo si possa velocemente risalire la china e recuperare posizioni importanti e milioni di euro di fatturato nel medio periodo.

 

Se numericamente infatti le posizioni del vino made in Italy sono ancora poco importanti rispetto ai nostri diretti competitors, è pur vero, ed è questa la morale del nostro lungo viaggio in Oriente, che la percezione di qualità del vino italiano è altissima. In Cina come ad Hong Kong, Singapore, in Corea del Sud ed in India.

La nostra immagine è immediatamente accostata a quella del vino francese come qualità, e quindi un secondo posto a stretto contatto con i cugini d'Oltralpe è un obbiettivo ragionevolissimo. E questo avverrebbe però a  scapito di realtà che finora si sono dimostrate assai dinamiche a livello commerciale e di promozione, come Australia, Nuova Zelanda, Cile e Argentina. Nessuno di questi paesi, però, è in grado di evocare quel mix di lusso, qualità, stile di vita ed eleganza, arte e cultura che la parola Italia riesce tutt'ora a rappresentare, nonostante la nostra complessa  situazione politica ed economica. Insomma Marco Polo settecento anni fa ci aveva visto giusto. La Cina può essere una straordinaria risorsa per l'Italia. A patto di visitarla con continuità e di non stancarsi mai di dialogare.

 

Marco Sabellico

08/11/2011

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