15 Nov 2011 / 12:11

Se il futuro va in Bianco

Profumi, eleganza, versatilità, leggerezza. Sono alcune delle caratteristiche che danno ai bianchi chance di crescita nel mercato globale, grazie anche alle nuove mode e tendenze che modificano la platea dei consumatori di vino. A registrare le nuove opportunità del vino bianco – italiano in

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Profumi, eleganza, versatilità, leggerezza. Sono alcune delle caratteristiche che danno ai bianchi chance di crescita nel mercato globale, grazie anche alle nuove mode e tendenze che modificano la platea dei consumatori di vino. A registrare le nuove opportunità del vino bianco – italiano in

particolare – nello scenario globale è stato Antonio Galloni, critico del The Wine Advocate di Robert Parker, durante il convegno organizzato dal Consorzio di Tutela Collio e Carso, area vocata alla produzione di bianchi di alto livello.

 

 

Il guru del vino nel mondo anglosassone spiegato la crescente apertura per i vini bianchi: il consumatore, che rappresenta il 20% della popolazione, ha cambiato profilo e oggi ne fanno parte le donne o i giovani tra i 20 e 30 anni, che già lavorano e hanno buona capacità di spesa. Il 95% del vino acquistato è destinato ad essere consumato la sera stessa e non conservato per lungo tempo in cantina. Nella scelta elemento centrale è oggi la capacità di abbinarsi al cibo e si cercano, quindi, vini più eleganti e meno alcolici e barricati. Se si aggiunge che negli Stati Uniti la ristorazione italiana è sempre più forte, per la nostra enologia vi sono ottime opportunità.

 

 

Buone notizie anche dal Regno Unito, come spiegato da Filip Cayman di Wine Intelligence, società specializzata in indagini di mercato del vino. I 28,3 milioni di consumatori per l’82% considerano il vino bianco parte delle sue scelte. Anche qui i giovani si rivelano un mercato obiettivo perché curiosi, sperimentatori, dotati di buon potere di acquisto e affascinati dall’Italia.
Un ritratto con più chiaroscuri è venuto invece dall’Asia, dove per altro il Gambero Rosso ha appena organizzato una serie di appuntamenti con i migliori vini italiani che hanno registrato un enorme successo di pubblico e di critica e che ha costituito l’occasione anche per presentare la nuova edizione della guida Vini d’Italia in Cinese.

 

 

Dice Michèle Shah – critica e consulente marketing per le aziende di vino italiano che investono sui mercati esteri – che l’Italia è di moda, ma che i suoi vini sono ancora poco conosciuti, specialmente i bianchi, perché il nostro paese è visto come terra di rossi. Inoltre i produttori stessi devono superare i luoghi comuni: i consumatori locali, e non solo i businessmen, si stanno aprendo al vino ed è importante conoscere anche le capacità di abbinamento con la cucina dei singoli paesi, che può essere speziata o internazionale, elegante e raffinata. I produttori devono, dunque, iniziare a girare il mondo per capire cosa ci si aspetta da loro e, allo stesso tempo, promuovere la propria identità. Una necessità sottolineata anche dall’americano Paul Wagner di Balzac Consulting: il consumatore apre una bottiglia di vino per viaggiare con l’immaginazione, conoscere una storia. Non interessa sapere le analisi chimiche o quanto è stato affinato in legno ma chi ha pensato quel vino e da che territorio proviene. 
“L’incontro è stato anzitutto una straordinaria opportunità per fare sistema tra gli attori del territorio. – afferma la presidente del Consorzio Patrizia Felluga – Dagli interventi è emerso che il futuro è bianco. Lo stile a tavola, che privilegia una cucina sempre più leggera, l’alta percentuale di donne che comprano il vino, la ricerca di prodotti che si abbinino al cibo, la riscoperta degli autoctoni sono solo alcune delle motivazioni. Per noi il futuro è Collio Bianco, la nostra bandiera”. Tanto che il Consorzio di Tutela Collio e Carso ha predisposto un piano di promozione triennale all’estero che porterà a un investimento di 3,4 milioni di euro.

 

 

Ugo De Luca

novembre 2011

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