30 Nov 2011 / 17:11

Certificazione, ultima chiamata

Tempo quattro giorni e la filiera del vino (dalla produzione alla commercializzazione) dovrà dire al Mipaaf se ha trovato un'intesa (o meglio: un compromesso) sulle regole che debbono stare alla base del nuovo decreto che stabilirà tempi, metodi e procedure dei cosiddetti "piani di controllo" dei vini a denominazione nel cui perime

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Tempo quattro giorni e la filiera del vino (dalla produzione alla commercializzazione) dovrà dire al Mipaaf se ha trovato un'intesa (o meglio: un compromesso) sulle regole che debbono stare alla base del nuovo decreto che stabilirà tempi, metodi e procedure dei cosiddetti "piani di controllo" dei vini a denominazione nel cui perime

tro, come si sa (e soprattutto come stabilisce il Decreto Legislativo 8 aprile 2010, n.61- Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell'art. 15 della legge 7 luglio 2009, n.88) sono entrate anche le Igt, le indicazioni geografiche.

 

Ed è proprio sul punto - come ha documentato nei mesi scorsi Tre Bicchieri - che la filiera non ha ancora trovato un accordo, anzi si è lacerata ancor più profondamente. Ora mancano solo quattro giorni all'ultima chiamata - lunedì prossimo 5 dicembre - da parte dell'Icqrf, l'Ispettorato Controllo Qualità guidato da un dirigente prudentissimo e attendista come Giuseppe Serino che ha esaurito, anche lui, tutte le possibilità diplomatiche e tutte le tecniche del rinvio.

 

Per questo la filiera ha deciso di vedersi e confrontarsi, quasi "in limine vitae", stasera a Roma nella sede di Confagricoltura. Tutte le organizzazioni agricole, la cooperazione,i rappresentanti della wine industry come l'Uiv e Federvini, quelli della certificazione. Obiettivo: provare a stendere un documento comune con cui presentarsi all'appuntamento ministeriale. In caso contrario "ognuno per sè e Dio per tutti" dice, con saggezza meridionale (ma anche con amarezza) il presidente dell'Uiv Lucio Mastroberardino che si è speso molto per far passare il principio che le Igt, che rappresentano più di un terzo della produzione vinicola nazionale, debbono essere controllate e certificate con le stesse regole (seppure in forma attenuata) delle Doc.

 

Vale a dire con il criterio-base della tracciabilità, l'unico che consente di incrociare i dati della produzione (le uve rivendicate dal produttore in quel certo vigneto) con quelli della
commercializzazione (le partite di vino in entrata-uscita dalle cantine, il numero di bottiglie consegnate al trade).

 

"Non è accettabile" protestano a Federdoc, "che oggi nessuno sappia esattamente quante bottiglie di vino Igt ci siano in circolazione. E se il rapporto bottiglie/produzione è corretto". "Il settore delle Igt è un magma" aveva confidato a Tre Bicchieri il 9 giugno scorso lo stesso presidente dell'Uiv. Un magma che, a quanto pare, fa comodo ad alcuni segmenti della filiera. Altrimenti come spiegare l'opposizione del mondo cooperativo al principio della tracciabilità (dal vigneto alla bottiglia) a favore del principio della "rintracciabilità" (dalla bottiglia al vino al vigneto)? Posizione, quest'ultima, su cui c'è stata da ultimo anche la convergenza di Coldiretti (che, intanto, sta mettendo a punto una sua proposta "rivoluzionaria" secondo la definizione del suo responsabile vino, Domenico Bosco).

 

Gli enti di certificazione, ValorItalia in testa, ovviamente non ci stanno. Anzi, si chiedono: in quale Paese al mondo i controllati si fanno i piani
di controllo? Ma questo è il Paese dei conflitti d'interesse.

 

di Giuseppe Corsentino

30/11/2011

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