9 Mag 2012 / 15:05

Assaggi Volanti/De Martino

Il Carmenere Alto de Piedras di De Martino è un vino che lascia il segno. L'avevamo già assaggiato in Cile circa un anno fa e ci colpì per il suo profondo carattere terroso, minerale. Lo associammo subito a una netta sensazione di radice, di sottobosco. Era un vino abilissimo a coordinare intensità e struttura - ricordiamoci che siamo in una zona piuttosto calda - a una freschezza supportata da una grande spalla acida. Lo ricordavamo così, ma volevamo andare in fondo alla questione. Così, in occasione del ProWein a Dusseldorf, siamo andati a intervistare Sebastiano de Martino, proprietario dell'azienda.

de martino

Il Carmenere Alto de Piedras di De Martino è un vino che lascia il segno. L'avevamo già assaggiato in Cile circa un anno fa e ci colpì per il suo profondo carattere terroso, minerale. Lo associammo subito a una netta sensazione di radice, di sottobosco. Era un vino abilissimo a coordinare intensità e struttura - ricordiamoci che siamo in una zona piuttosto calda - a una freschezza supportata da una grande spalla acida. Lo ricordavamo così, ma volevamo andare in fondo alla questione. Così, in occasione del ProWein a Dusseldorf, siamo andati a intervistare Sebastiano de Martino, proprietario dell'azienda.


La cantina De Martino opera nel comune Isla dei Maipo, cinquanta chilometri a sud di Santiago. Dal 1998 le vigne sono state convertite al biologico e a oggi la De Martino è un'azienda Carbon Neutral, ovvero con un'operatività che riesce a compensare tutta l'anidride carbonica prodotta. E' stata la prima in Sud America. L'enologo è Marcelo Retamal, senza dubbio uno dei più grandi conoscitori dei terroir cileni.


"Siamo stati i primi a produrre Carmenere in Cile. E' un'uva delicata, che ha bisogno di tanto tempo e di lunghe maturazioni per esprimersi. Per maneggiare quel suo forte carattere erbaceo", ci racconta Sebastiano. "L'Alto de Piedras è un single vineyard: una vigna di cinque ettari terrazzati, con suoli prettamente rocciosi. L'età media è venticinque anni (siamo ben sopra la media nazionale). Lieviti? Indigeni".


Il Carmenere Alto de Piedras 2010 conserva quel timbro speziato, con le sue intense note di radice e un frutto nero ben fragrante. "Le piante hanno radici eccezionalmente profonde in questa parcella", aggiunge Sebastiano". "La grande acidità è una garanzia sulla sua vita; ora inizia a essere buono il 1998". Al palato il 2010 è compatto, profondo, succoso, allo stesso tempo vibrante. Di ottima trama tannica, infiltrante e austera, propone un finale avvolgente, ricco di contrasti e sfumature. Qui ritornano le note terrose che si alternano ad assoli balsamici.


E' uno dei vini sudamericani più affascinanti mai assaggiati. In Italia - misteriosamente - non è distribuito, per averlo abbiamo dovuto far partire un ordine da un'enoteca tedesca (Vinexus). Cile-Germania, poi direttamente nelle nostre cantine. Lo attenderemo. Se avremo pazienza...



testo e intervista di Lorenzo Ruggeri
video di Francesca Ciancio
10/05/2012

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