22 Nov 2012 / 18:11

Market wines: Basilicata

Dopo la Puglia del bere bene a costo modico è la volta della qualità enologica della Basilicata, una terra conosciuta soprattutto per l'area dell'Aglianico del Vulture, sempre più denominazione regina e vera e propria realtà su cui tendono le produzioni regionali. D'altro canto sembra ampliarsi il des

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Dopo la Puglia del bere bene a costo modico è la volta della qualità enologica della Basilicata, una terra conosciuta soprattutto per l'area dell'Aglianico del Vulture, sempre più denominazione regina e vera e propria realtà su cui tendono le produzioni regionali. D'altro canto sembra ampliarsi il des

iderio di elaborare una nuova chiave stilistica ed espressiva del mondo vinicolo: nascono nuove cantine, vengono avviate iniziative di grandi gruppi privati e cooperativi e piccoli artigiani del settore continuano ad operare in sottozone. Un panorama variegato che trova comunque delle difficoltà di riuscita. I motivi sono molteplici: dalla crisi economica che ha colpito la zona del Vulture ad una svolta del mercato che ricerca vini più freschi e bevibili, meno segnati dal legno o dai tannini duri, come invece si sono presentati gli Aglianico negli ultimi tempi. Nonostante tutto molti produttori e vini continuano a distinguersi nelle vendite grazie all'attenzione che si riversa nelle vigne e all'attento lavoro di allevamento, produzione e maturazione dei prodotti. Accanto alla zona vinicola del Vulture, uno sguardo di interesse va rivolto alla zona del materano, dove la ricerca di un'identità vitivinicola porta i cantinieri del luogo a ricercare con passione le loro tradizioni e uvaggi. I vini che questa settimana ci hanno colpito per la loro struttura, corpo e bevibilità sono stati Balconara 2009 di D'Angelo di Filomena Ruppi, Aglianico del Vulture La Bottaia 2008 di Casa Maschito e, infine, Aglianico del Vulture Teodosio 2010 di Basilisco.

 



Donato D'Angelo e la moglie Filomena Ruppi lavorano da qualche anno i vigneti attorno a Barile e Rionero in Vulture, nella zona della classica denominazione. Qui con cura e amore per la propria terra producono non solo Aglianico, ma anche nuovi assemblaggi come il Balconara 2009, un blend di aglianico e cabernet sauvignon. Un vino fruttato e speziato al naso, ricco di sfumature floreali e terrose, che nonostante il suo carattere si presenta fresco, elegante, nitido e piacevole. Stapparlo con una succulenta tagliata di manzo è quasi automatico. Costo €16

 

Nel Cuore delle colline del Vulture, in un territorio scavato dal magma vulcanico, si sviluppano vigneti dell'azienda Casa Maschito. Un terreno ricco di ciottoli e sabbie silicee, una piovosità ridotta, oltre ad una prolungata esposizine solare durante tutto l'anno, conferiscono ai vini locali un carattere spiccato e molto legato al terroir. Il vino scelto è prodotto da uve aglianico, simbolo vitivinicolo della regione, ed è la Bottaia 2008. Frutto nero e intenso, con una leggera speziatura al naso, si aprono in un palato fruttato, sapido e minerale. A colpire è il corpo di questo vino, davvero polposo, ma allo stesso tempo teso e vivace. Un ottimo modo per avvicinarsi al carattere di uno dei vitigni storici del nostro Paese, l'aglianico appunto, probabilmente introdotto dai greci con il nome di Hellanica. Costo €12

 

Da qualche anno l'azienda Basilisco è confluita nella Feudi di San Gregorio: unione che prosegue nella ricerca dell'eleganza e della profondità dei vini. La gestione continua ad essere nelle mani di Michele Cutolo che, con l'aiuto dell'enologo Lorenzo Landi, alleva i vigneti in contrada Macarico e Gelosia, zone situate su suoli vulcanici a 450 metri di altitudine nei territori del Vulture. L'Aglianico del Vulture Teodosio 2010 è davvero un ottimo vino, presenta note terrose e sentori di frutti rossi, profumazioni forse ancora giovani e poco espresse. Al palato è semplice e scorrevole. Ideale con carni alla griglia, formaggi stagionati, caciocavallo, primi piatti al ragù. Prezzo € 12.50


Stefania Annese e Alessio Noè

23/11/2012

 

 

 

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